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Le “Buone pratiche” di tutti e di ciascuno si annunciano come la grande novità della Settimana sociale. La svolta pronta a lasciare il segno

La novità di Trieste? Più pratica che teoria

Foto Shutterstock
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Possiamo affermarlo già da subito, ancor prima che cominci e senza possibilità di smentita. La Settimana sociale di Trieste segna uno spartiacque con le Settimane sociali che l’hanno preceduta. Per una ragione semplice: l’avere lasciato il ruolo del “protagonista in commedia” alle molteplici esperienze di bene concreto, le cosiddette “Buone pratiche”, presenti in forma di vera e propria “fiera campionaria del bene comune” nei diversi “Villaggi delle Buone pratiche” disseminati nel centro storico della città giuliana.

Questa volta, non solo grandi riflessioni e lunghi dibattiti – che non mancheranno -, ma storie vere – in carne, ossa e volontà – che camminano sulle gambe di chi abita i “territori”, anche periferici, di questo nostro Paese. Persone giunte sulle rive del mare Adriatico per raccontare il loro impegno a tessere quotidianamente la trama e l’ordito del loro servizio alla “Buona causa”, e che formano e tengono in piedi questa Italia e la sua acciaccata democrazia.

Una strada nuova, oltre le piazze e le vie di Trieste: un’esperienza di confronto tra le diverse realtà dell’universo cattolico che popolano e animano l’Italia e che sono caratterizzate da un minimo comun denominatore: la fedeltà al Vangelo e la passione per la democrazia e la libertà, ad un tempo, figlia e sorella l’una dell’altra.

Partendo dall’esperienza di tutti e di ciascuno

Associazioni, movimenti, gruppi, imprese, cooperative, comunità energetiche – e potremmo continuare – tutti a Trieste per costruire relazioni e creare reti di collaborazione, per valorizzare la partecipazione che c’è e farla conoscere, possibilmente anche per rafforzarla.
Partendo dalle esperienze di ciascuno e sapendo che tutti insieme possiamo moltiplicare la capacità di creare coesione sociale. Viene da chiedersi cosa ci sia di più “Politico”.

A Trieste ci siamo anche noi di Ac. C’è l’Azione cattolica tutta, e non potrebbe essere altrimenti. Amiamo questo Paese e ci sono più che care le sue istituzioni democratiche, per le quali le donne e gli uomini di Ac hanno dato uno straordinario contributo di sacrificio e sangue.

Al “Villaggio delle Buone pratiche” in Piazza della Borsa:

C’è la nostra Editrice Ave e la sua volontà di essere laboratorio di cultura e democrazia, incoraggiando e avviando esperienze di discernimento collettivo e di cooperazione attraverso le sue pubblicazioni.
C’è il lavoro intenso di Progettazione sociale portato avanti negli anni dal Movimento Lavoratori di Ac, che attraverso i suoi bandi ha aiutato concretamente a far nascere e crescere decine di esperienze di lavoro e di sviluppo, mettendo in relazione risorse umane (in gran parte giovani) e bisogni di uno stesso territorio.
Ci sono i ragazzi dell’Acr con la loro “Agenda dei ragazzi”: 7 obiettivi attraverso i quali si impegnano a prendersi cura delle proprie comunità per renderle più gentili ed inclusive, a misura dei desideri dei più piccoli. Per essere a tutte le età “comunità di discepoli missionari”, per dirla con le parole dell’Evangelii Gaudium, “che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano”.
C’è l’eccezionale lavoro di Parole di Giustizia e di Speranza: il progetto con il quale l’Ac e l’Istituto Vittorio Bachelet – in collaborazione con il Meic e il Mieac – continuano a promuovere la formazione di una più diffusa cultura politica, e un impegno civico più attivo, a partire dai territori, attraverso il coordinamento di una serie di iniziative, tanto a livello locale quanto nazionale, per riflettere su temi fondamentali per la vita delle persone e del Paese e centrali per una cultura politica radicata nel Vangelo.
Ci sono i giovani di Ac con Prospettiva democrazia: un podcast in nove tappe per riflettere insieme sullo stato di salute della nostra democrazia, che – non lo si dirà mai abbastanza – non va mai data per scontata.

Custodire la democrazia: la nostra prima “Buona pratica”

Sentiamo come Ac la responsabilità di custodire la democrazia e formare persone che sappiano amarla, prendersene cura e viverla, non solo formalmente ma anche in maniera sostanziale accettandone i limiti intrinsechi e le fatiche. Persone allenate alla libertà, alla partecipazione e al confronto franco e rispettoso, aperte al cambiamento e con uno sguardo privilegiato agli ultimi e agli emarginati. È questa la nostra prima “Buona pratica”, quella che per ogni socio di Ac precede tutte le altre e che ci sta più a cuore.

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