Fraternità universale e amicizia sociale: orizzonti di buon governo

La migliore politica è carità

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di Alberto Ratti* - L’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti, soprattutto al quinto capitolo, ha molto da dire a quanti si interessano di politica e operano nell’ambito della formazione socio-politica. Trattare queste tematiche e impegnarsi in questo lavoro ininterrotto di semina significa senza ombra di dubbio guardare al futuro, alle giovani generazioni, al mondo in cui vorremmo vivere nei prossimi cinquant’anni, alla società e alle persone che, in fondo, vorremmo essere.
In un frangente storico così particolare come quello che stiamo attraversando, dove il Coronavirus ha messo in discussione le certezze che si erano sedimentate nel corso degli anni, credo sia più che mai necessario avere persone capaci di avere uno sguardo con le seguenti caratteristiche: lungo, per scorgere oltre il presente e leggere con gli occhi di Dio, dentro le pieghe degli accadimenti; profondo, per saper discernere con pazienza e amore quanto accade, abbracciando anche le situazioni dolorose e contrastate; rivolto verso l’alto, per non dimenticare la direzione verso la quale si sta procedendo. Il tutto, però, con i piedi ben ancorati a terra, con radici forti e robuste, immischiate con le vicende degli uomini e delle donne del proprio tempo.

La pandemia globale ha segnato in maniera indelebile gli anni a venire e non basteranno le riaperture delle prossime settimane per sperare che tutto possa tornare come prima; un prima, fra l’altro, ricco di disuguaglianze, distorsioni, inefficienze, dove l’individualismo la faceva da padrone e la “cultura dello scarto” era il prodotto di politiche economico-sociali sbagliate: «il mercato da solo non risolve tutto […] si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti. […] La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro […]» (FT n.168).

Ho cominciato a scrivere questi brevi pensieri lo scorso 4 aprile, giorno del cinquantatreesimo anniversario della morte violenta di Martin Luther King, pastore protestante americano, premio Nobel per la pace e leader negli anni Sessanta del movimento per i diritti civili degli afroamericani negli Usa.
King è proprio fra le persone che papa Francesco indica al termine della sua enciclica come esempio e testimone di fraternità universale, tessitore instancabile di relazioni buone, assiduo costruttore di un mondo più solidale e umano. A ben vedere, King riassume in sé alcune delle caratteristiche della “migliore politica” che papa Francesco descrive all’interno dell’enciclica.

Innanzitutto, e non è scontato, King non era cattolico; l’invito esplicito della Fratelli tutti è quello di aprirsi al dialogo tra persone di religioni differenti, di non rinchiudersi in se stessi e nelle proprie convinzioni, ma di lasciarsi interrogare profondamente anche da coloro che seguono cammini lontani dal proprio. Condizione necessaria per una sana formazione socio-politica è, poi, quella dell’ascolto: capire innanzitutto i bisogni degli altri e la realtà in cui si è chiamati a vivere. Per fare questo, bisogna allenarsi a saper leggere la storia, comprenderne la complessità, i processi che hanno determinato gli eventi, senza focalizzarsi troppo sull’immediato. Vi è poi, come nella vita del reverendo King, il passaggio dell’analisi e della riflessione, della ricerca delle cause che determinano alcune condizioni disumane di vita e successivamente il tentativo di prevenirle o rimuoverle con uno sforzo di proposta seria e concreta per la costruzione e la ristrutturazione di strutture sociali e politiche più rispettose della dignità delle persone e più capaci di favorirne l’autentica promozione e l’autentico sviluppo integrale. Sullo sfondo - ideale che non tramonta - il messaggio evangelico della Pasqua, intriso di riscatto e rinascita, di libertà, di felicità e gioia piena, «quell’Internazionale basata sull’uguaglianza, sulla fraternità universale, sulla paternità di Dio”, che lungo i secoli ha suscitato “amori ardenti, eroismi senza nome, sacrifici fino all’immolazione» (dal discorso pronunciato da De Gasperi al Teatro Brancaccio di Roma dopo la liberazione della città il 23 luglio 1944). L’intervento propriamente politico, quindi, ha come sua specificità non quello di essere espressione frammentata e disorganica di “interventi spot” e frammentati, ma di essere, almeno come tendenza fondamentale, uno sforzo unitario che cerchi di ricondurre con fatica i diversi profili della vita sociale, economico e politica a determinate finalità complessivamente unitarie, cioè ad una visione della società ispirata da principi di fraternità universale e di amicizia sociale.

Papa Francesco, sulla scia di molti suoi predecessori, definisce la politica come «una delle forme più preziose della carità» (FT n.180); l’apporto tipico e caratteristico che sgorga dalla carità cristiana è quello di spingere il più possibile la dimensione della giustizia verso la dimensione della solidarietà, che non contrasta con le esigenze fondamentali di giustizia proprie dell’organizzazione sociale degli uomini, ma che a partire da quella prova a evidenziare gli aspetti che accomunano maggiormente gli uomini e le donne fra di loro nella prospettiva di un comune destino, nel sostegno proattivo ad una collaborazione sostanziale fra persone, facendosi carico gli uni delle sorti degli altri e viceversa, dilatando così le dimensioni della giustizia fino alla misura piena e incalcolabile della solidarietà. Tutti i cristiani sono chiamati, ciascuno per la propria sensibilità, ad aiutare in questo dovere così importante di costruzione di una “civiltà dell’amore” e devono essere accompagnati dalle proprie comunità a crescere con questi obiettivi e con questa sensibilità, lungo percorsi e processi che li rendano protagonisti attivi del proprio presente e del proprio futuro. Come ha scritto papa Francesco: «abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi» (FT n.177). Questo il compito urgente che ci sta di fronte e di cui dobbiamo farci carico, affinché il mondo che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti sia migliore di quello che abbiamo trovato.

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana