A proposito del dibattito sulle sorti della legislatura

La lezione da non dimenticare

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di Paolo Rametta - L’attesa decisione della Corte costituzionale sulla parziale incostituzionalità dell’Italicum ha impresso una notevole accelerazione al dibattito politico intorno alle sorti della legislatura. Tutti sembrano dimenticare la lezione che il Referendum dello scorso 4 dicembre ha impartito al sistema dei partiti: l’evidente distacco tra l’azione politica e i cittadini. Più che di elezioni, il nostro Paese, così fortemente provato dalla crisi economica, ha bisogno di intraprendere processi partecipati che portino a risolvere i problemi strutturali che lo accompagnano da anni; se i partiti non daranno prova di una attenzione che sia anche programmatica e sostanziale, e non solo di tattica politica, il distacco con la cittadinanza potrebbe diventare incolmabile.

di Paolo Rametta* - L’attesa decisione della Corte costituzionale sulla parziale incostituzionalità dell’Italicum ha impresso una notevole accelerazione al dibattito politico intorno alle sorti della legislatura. Infatti, pur formalmente di immediata applicabilità, la legge elettorale uscita dalla Consulta sarà oggetto di modifiche secondo un itinerario la cui velocità segnerà (e sarà segnata da) i tempi per le nuove elezioni, eventualmente anticipate rispetto alla naturale scadenza del febbraio 2018.

La decisione della Corte
I giudici della Corte hanno giudicato incostituzionali alcune parti della legge 52 del 2015, il c.d. Italicum, che regola le elezioni per la sola Camera dei Deputati. I giudici in particolare hanno ritenuto illegittima la previsione del ballottaggio, funzionale ad attribuire il premio di maggioranza nel caso nessuna lista avesse raggiunto il 40% al primo turno, e la facoltà in capo all’eletto in più collegi della scelta del collegio d’elezione (sostituita dall’estrazione del collegio). Così modificata la legge elettorale della Camera risulta essere un proporzionale corretto da un premio di maggioranza dato alla lista (e non alla coalizione) che ottiene il 40% al primo (e ormai unico) turno, con una soglia di sbarramento al 3% per tutti i partiti che si presentano.
Diversa la situazione al Senato, la cui elezione è regolata dalla tuttora vigente legge elettorale uscita dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, che similmente a quanto avvenuto per l’Italicum aveva dichiarato incostituzionale alcuni punti della legge 270/2005, meglio nota come Porcellum. Attualmente al Senato abbiamo così un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 3% per i partiti dentro le coalizioni e all’ 8% per i partiti fuori. In gergo giornalistico questa legge elettorale è nota con il nome di Consultellum.

La necessaria omogeneità tra Camera e Senato
Come si può notare, i sistemi sono fortemente diversi tra loro: mentre alla Camera si potrebbe assistere, in caso di ottenimento del 40% (da parte di una lista), alla formazione di una ampia maggioranza, rimanendo fortemente frammentata la rappresentanza nel caso nessun partito arrivasse al 40%, in Senato l’esito sarebbe in ogni caso una frammentazione; oltre alla disomogeneità data dalla diversità delle soglie di accesso e dei meccanismi di elezione dei candidati nei singoli collegi.
Per questo da più parti, e in questa direzione è particolarmente vigoroso il richiamo del Presidente Mattarella, si è chiesto di arrivare ad una omogeneizzazione dei due sistemi elettorali di Camera e Senato. Una tale esigenza può essere soddisfatta in due modi: sia con l’estensione al Senato del sistema della Camera, magari prevedendo l’assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni (e non alle liste) oppure introducendo un nuovo sistema elettorale. Questa seconda opzione potrebbe prendere corpo sia in una direzione proporzionale, appoggiata al momento da Forza Italia, sia nella direzione della reintroduzione del Mattarellum, che è la proposta del PD che riscontra il favore anche della Lega Nord. Il Mattarellum, rimasto in vigore fino al 2005, era un sistema ibrido, e l’eventuale aumento della quota proporzionale (che sarebbe al 25% dei seggi alla Camera) potrebbe rendere possibile un accordo più ampio.

Le elezioni anticipate e la “lezione” del referendum costituzionale
Il nodo politico più difficile da sciogliere resta al momento quello relativo all’eventuale scioglimento anticipato delle Camere. Una tale ipotesi, fortemente criticata dal Presidente emerito Giorgio Napolitano, vede forti spaccature sia all’interno del Partito Democratico che nelle altre forze politiche. A giocare un ruolo determinante sarà la triangolazione Partito Democratico - Matteo Renzi - premier Gentiloni, fermo restando che la decisione definitiva spetterà al Presidente Mattarella, al quale la Costituzione e la prassi costituzionale assegnano il compito di verificare ogni possibile soluzione in grado di scongiurare le elezioni anticipate; questo ruolo di garanzia del Presidente Mattarella renderà niente affatto facile la corsa alle elezioni. La direzione del Partito democratico prevista per il 13 febbraio prossimo renderà la situazione certamente più chiara. Un dato è certo: Matteo Renzi vede il suo destino politico più incerto in caso di scadenza naturale della legislatura nel 2018; in questa evenienza, il necessario momento congressuale del PD potrebbe indebolire fortemente il peso dell’ex premier.
Forse però, facendo un passo indietro al Referendum del 4 dicembre, sarebbe fondamentale che l’intero sistema dei partiti si soffermasse maggiormente sul netto distacco tra l’azione politica e i cittadini, soprattutto i più giovani, evidenziato dalla consultazione referendaria. Iniziare una ennesima competizione elettorale basata su tattiche, alleanze, scissioni, tecnicismi sulla legge elettorale, potrebbe esasperare ulteriormente il clima di sfiducia nel sistema politico nel suo complesso, forse troppo poco incline ad occuparsi di temi più quotidiani per la maggioranza dei cittadini. Il nostro Paese, così fortemente provato dalla crisi economica, ha bisogno di intraprendere processi partecipati che portino a risolvere i problemi strutturali che lo accompagnano da anni; se i partiti non daranno prova di una attenzione che sia anche programmatica e sostanziale, e non solo di tattica politica, il distacco con la cittadinanza potrebbe diventare incolmabile.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiano