La prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

La fragilità preziosa dei nonni

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Domenica 25 luglio si festeggia la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani voluta fortemente da papa Francesco. “Io sono con te tutti i giorni” è il tema scelto e che dà il titolo al Messaggio del Santo Padre. Il versetto di Matteo (28,20) è spunto per dire ad ogni nonno e nonna che «tutta la Chiesa ti è vicina – diciamo meglio, ci è vicina –: si preoccupa di te, ti vuole bene e non vuole lasciarti solo!». Specialmente in «questo tempo difficile di pandemia». Si tratta di «una promessa di vicinanza e speranza che giovani e anziani possono esprimersi a vicenda», in una relazione di reciproco sostegno perché «non solo i nipoti e i giovani sono chiamati a farsi presenti nella vita degli anziani, ma anche anziani e nonni hanno una missione evangelizzatrice, di annuncio, di preghiera e di generazione dei giovani alla fede».

«L’istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, va letta alla luce di altre linee del pontificato di Francesco. Egli muove da una concezione larga del santo Popolo fedele di Dio che affonda le radici nel documento di Aparecida e nella teologia del Pueblo», così Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, commenta in un intervento sul numero di luglio della rivista «Vita Pastorale» la scelta di papa Francesco. «È un popolo - sottolinea Scelzo - disordinato e poliedrico che assomiglia molto alle folle di ciechi, storpi e zoppi che seguivano Gesù e che offre un’immagine molto verosimile della composizione effettiva delle nostre comunità ecclesiali. La scommessa sembra essere quella di costruire un edificio spirituale a partire da ciò che in apparenza è solo materiale di risulta, strutturalmente inadeguato a sostenere un peso considerevole. In termini evangelici ad utilizzare pietre di scarto come testata d’angolo».

Sul tema, vi suggeriamo il libro “Nonni” dell’editrice Ave, che raccoglie frasi di papa Francesco sui nonni e gli anziani (prefazione di Bruno Pizzul).
Di seguito, vi proponiamo il bel testo di Luigi Alici*, “La fragilità preziosa dei nonni
(Editoriale al n.5/2021 di «Orientamenti Pastorali» la rivista promossa dal COP)

«E di Dio che mi dici, nonno, che c’è?»./ Lui si alzò a sua volta, la raggiunse adagio: «Che domanda mi fai!/ Forse c’è ma noi non sappiamo più vederlo intero,/ ne scorgiamo solo frantumi, un filamento, un relitto,/ un bisbiglio, qua e là, in un lume di luna sul davanzale,/ in un soffio di vento fra le foglie scure d’un gelso,/ nel gemito di una ragazza che si vorrebbe ammazzare…».
(G. Bufalino, L’uomo invaso)

Questo testo, amaro e insieme dolcissimo, tratto da un noto libro di racconti di Gesualdo Bufalino, rappresenta, al di là della risposta apparentemente deludente, un dialogo interessante e aperto tra un nonno e sua nipote. All’interesse già «adulto» della domanda corrisponde l’onestà della risposta, da cui traspare il rammarico per un tempo disordinato e in frantumi, in cui dobbiamo accontentarci di poche tracce – esili ma significative – che una saggezza antica stenta a rimettere insieme. Nonni e nipoti rappresentano due universi di vita, di età e di relazioni segnati, da una distanza anagrafica che è la condizione ideale per realizzare una prossimità davvero creativa: dalla parte dei nonni, il mondo degli affetti si libera dai doveri della tutela genitoriale e conosce sfumature nuove, offrendo compensazioni affettive e spirituali inimmaginabili; dalla parte dei nipoti, la curiosità di sapere e il desiderio di apprendere può incontrare un mix rassicurante di esperienza e di maturità, capace di accogliere e stemperare, al quale la rete non riuscirà mai e poi mai a offrire un decente surrogato.

La pandemia che ha messo in ginocchio l’intero pianeta rende oggi questo incontro particolarmente fragile e insieme prezioso. Fragile, perché le due generazioni sembrano essersi ulteriormente allontanate: l’una colpita a morte dal coronavirus e l’altra ferita dalla solitudine e disillusa nei sogni di autonomia assoluta, che ragazzi e ragazze coltivano immancabilmente. Prezioso, perché tutto ciò che impoverisce l’umano, soprattutto nelle sue capacità relazionali più profonde, dev’essere coltivato e protetto come un bene irrinunciabile.

Da sempre particolarmente sensibile alla valorizzazione dei nonni, negli ultimi mesi papa Francesco ha accentuato la sua attenzione, fino alla decisione di istituire una «Giornata mondiale dei nonni e degli anziani», che si celebrerà ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù, per esprimere la vicinanza del Signore e della Chiesa alla vita di ogni persona anziana, specialmente in questo tempo difficile di pandemia. Il tema scelto per la Giornata, che quest’anno cadrà il 25 luglio, è «Io sono con te tutti i giorni» (Mt 28,20): una promessa di vicinanza che giovani e anziani possono esprimersi a vicenda.

«Lo Spirito Santo – ha aggiunto Francesco, dandone notizia dopo l’angelus del 31 gennaio scorso – suscita ancora oggi negli anziani pensieri e parole di saggezza: la loro voce è preziosa perché canta le lodi di Dio e custodisce le radici dei popoli. Essi ci ricordano che la vecchiaia è un dono e che i nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede… È importante che i nonni incontrino i nipoti e che i nipoti si incontrino con i nonni, perché – come dice il profeta Gioele – i nonni davanti ai nipoti sogneranno … e i giovani, prendendo forza dai nonni, andranno avanti, profetizzeranno».

Non si tratta soltanto di un invito, rivolto ai più giovani, a essere attenti ai nonni e agli anziani; è anche il riconoscimento, di una precisa missione evangelizzatrice che questi ultimi debbono assumere, fatta di annuncio, di preghiera, di generazione dei giovani alla fede. Papa Bergoglio non può non aver presenti i versi del poeta argentino Francisco Luis Bernárdez: «Ciò che l’albero ha di fiorito, vive di ciò che ha sepolto». Spesso, infatti, parlando soprattutto ai giovani, il papa evoca la metafora delle radici e dell’albero, di cui prendersi cura con gesti di tenerezza e da sorprendere con la «fantasia dell’amore».  Incontrando i nonni, riuniti in piazza San Pietro con figli e nipoti, il 28 settembre 2014, egli aveva invitato gli anziani a essere un popolo di «alberi vivi, che anche nella vecchiaia non smettono di portare frutto», aggiungendo: «Ai nonni, che hanno ricevuto la benedizione di vedere i figli dei figli (cf. Sal 128,6), è affidato un compito grande: trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l’eredità più preziosa! Beate quelle famiglie cha hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte». Ugualmente Francesco ha ricordato molte volte la nonna Rosa, riconoscendola come la radice profonda dell’albero della sua fede.

L’udienza generale del 4 marzo 2015, interamente dedicata ai nonni, contiene un approfondimento interessante: dopo aver denunciato il paradosso di un allungamento della vita che non è accompagnato da un «allargamento» della società, ci viene ricordatp che la sapienza della Chiesa, radicata nella sacra Scrittura, «ha sempre sostenuto una cultura di vicinanza agli anziani, una disposizione all’accompagnamento affettuoso e solidale in questa parte finale della vita». Abbandonare a se stessa la fragilità significa, per un verso, abbandonare noi stessi: «L’anziano non è un alieno. L’anziano siamo noi». Per altro verso, «una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima». In ultima istanza, conclude il papa, «dove non c’è onore per gli anziani, non c’è futuro per i giovani».

Infine, nella sua prefazione al libro di padre Antonio Spadaro, La saggezza del tempo (2018), in cui sono raccolte circa 250 interviste di anziani in più̀ di 30 Paesi dei cinque continenti, il papa invita gli anziani a essere «memoriosi della storia», mentre per i giovani invoca «uno sguardo verso l’orizzonte e verso l’alto, per scorgere le stelle», ma anche «quel sano spirito di utopia che porta a raccogliere le energie per un mondo migliore… Per camminare verso il futuro serve il passato, servono radici profonde che aiutano a vivere il presente e le sue sfide. Serve memoria, serve coraggio, serve sana utopia. Ecco cosa vorrei: un mondo che viva un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani».

Se la «musica del vangelo», di cui parla papa Francesco alla fine di Fratelli tutti, riuscisse ad armonizzare anche il dialogo intergenerazionale tra nonni e nipoti, la «differenza cristiana» potrebbe manifestarsi in «un nuovo abbraccio», capace di dire parole diverse rispetto a quelle, pur nobili e accorate, del nonno raccontato da Bufalino.

*Docente di Filosofia morale all’Università degli Studi di Macerata e direttore della Scuola di Studi Superiori “Giacomo Leopardi”. È stato presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana e direttore della rivista «Dialoghi».