Il discorso di Papa Francesco alla Fao. Per uno sviluppo a servizio dei poveri

La fame ha bisogno di risposte concrete

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Importante discorso di Francesco alla sede centrale della Fao (l'Organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura) a Roma, in occasione della cerimonia di apertura della 42a sessione del Consiglio dei Governatori dell’Ifad (il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Insieme al Pam (il Programma alimentare mondiale), queste organizzazioni con sedi in Italia sono impegnate a livello mondiale per sconfiggere la fame e la malnutrizione in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Dopo quelli del 2014 e del 2017, è stato il terzo discorso di Bergoglio alla Fao, a dimostrazione dell’attenzione costante di questo pontefice verso tematiche importanti come la sicurezza alimentare, in relazione allo sviluppo sostenibile e la povertà di chi si trova ai margini della società a causa dell’aumento dalle disuguaglianze. Il tema della conferenza di ieri riguardava in particolare le innovazioni e le iniziative imprenditoriali nelle zone rurali, le quali sono da sempre al centro delle attività dell’Ifad che è oggi presente in 181 Paesi del mondo. Papa Francesco ha ricordato come in realtà già nel dicembre del 1964 Paolo VI avesse auspicato la creazione di un fondo per combattere la miseria (sottraendo investimenti alla fornitura d’armi), fino alla nascita dell’Ifad nel 1977.
Papa Bergoglio si è rivolto ai vari rappresentanti delle organizzazioni internazionali incoraggiando di guardare il volto delle persone che vivono in situazioni di indigenza senza arrossire, perché «il loro grido di bisogno è stato ascoltato». Secondo il Papa la fame e la miseria possono essere sconfitte se le responsabilità vengono realmente assunte e non passate da un attore all’altro. Ha poi aggiunto che la lotta contro la fame non deve essere solo uno slogan, ma un impegno serio e concreto che ha per scopo quello di lasciarsi il problema della malnutrizione alle spalle: «La comunità internazionale, che ha elaborato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, deve compiere ulteriori passi per il conseguimento reale dei 17 obiettivi che la compongono. A tale proposito, l’apporto dell’Ifad risulta imprescindibile per poter conseguire i primi due obiettivi dell’agenda, quelli riferiti allo sradicamento della povertà, alla lotta contro la fame e alla promozione della sovranità alimentare».
Nel suo discorso Papa Francesco ha sottolineato la centralità delle comunità locali nello sviluppo agricolo. «È un paradosso che buona parte degli 820 milioni di persone che soffrono per la malnutrizione siano contadini delle aree rurali che si dedicano alla produzione di alimenti». In più «lo sviluppo locale ha valore in se stesso, non per altri obiettivi». L’innovazione deve avere come fine l’ampliamento delle proprie capacità per ogni persona e ogni comunità «per una vita umana degna di questo nome».
Per quanto riguarda le modalità di assistenza, il pontefice ha dichiarato che gli interventi per chi vive nelle zone rurali non devono essere imposti dall’alto in modo da creare dipendenza dagli aiuti, ma devono mettere al centro la persona umana, devono essere realizzati con e per le comunità rurali: «Occorrerebbe dare protagonismo diretto a quanti sono colpiti dall’indigenza, senza considerarli meri recettori di un aiuto che può finire col generare dipendenze. E quando un popolo si abitua a dipendere, non si sviluppa. Si tratta di affermare sempre la centralità della persona umana, ricordando che «i nuovi processi in gestazione non possono sempre essere integrati entro modelli stabiliti dall’esterno ma provenienti dalla stessa cultura locale» (Lettera enciclica Laudato si’, n. 144), che è sempre originale.
«I nuovi processi di sviluppo non sempre possono essere incorporati in sistemi impartiti da fuori ma partire dalle popolazioni locali». Allo stesso tempo gli interventi non possono essere isolati, occasionali o effimeri. Sfide così complesse possono essere risolte se trattate non come emergenze ma mettendo insieme gli sforzi e ponendo le società rurali come protagoniste dello sviluppo. L’Ifad stesso ha ottenuto i migliori risultati con il decentramento, basandosi sulle evidenti necessità delle persone che vivono in situazioni di indigenza, valorizzando la cooperazione Sud-Sud e diversificando i sistemi di finanziamento.
Papa Bergoglio ha incoraggiato tutti gli attori sia pubblici che privati a continuare su «questo cammino che è umile, ma giusto», e successivamente si è riferito allo sviluppo definendolo “scienza con coscienza”: «Bisogna puntare sull’innovazione, sulla capacità imprenditoriale, sul protagonismo degli attori locali e sull’efficienza dei processi produttivi, per ottenere la trasformazione rurale, al fine di sradicare la denutrizione e sviluppare in modo sostenibile l’ambito agricolo. E in questo contesto è necessario promuovere una “scienza con coscienza” e mettere la tecnologia realmente al servizio dei poveri. Del resto, le nuove tecnologie non devono contrapporsi alle culture locali e alle conoscenze tradizionali, ma integrarle e agire in sinergia con esse».
Francesco ha infine concluso il proprio discorso con parole forti, affermando che le azioni intraprese devono essere a «beneficio degli scartati in questa cultura dello scarto», dove molte persone sono «vittime dell’indifferenza e dell’egoismo»; la sconfitta totale della fame allora sarà «vendemmia di giustizia e prosperità».