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L’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Libertà e diritti si inverano solo attraverso una reale partecipazione democratica

La democrazia esige di essere vissuta quanto difesa

Nella foto, l'arrivo del Presidente Sergio Mattarella per l'apertura dei lavori della 50a edizione della Settimana sociale dei cattolici in Italia
Nella foto, l'arrivo del Presidente Sergio Mattarella per l'apertura dei lavori della 50a edizione della Settimana sociale dei cattolici in Italia

Con l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preceduto dal saluto del card. Matteo Zuppi, si è aperta la cinquantesima Settimana sociale dei cattolici in Italia, in quel di Trieste. Domenica mattina, la chiusura con papa Francesco. Una partenza e un arrivo alla grande. Nel mezzo, un ricco programma di incontri, testimonianze, dibattiti e, soprattutto, tante, tantissime “Buone pratiche”. Esperienze da conoscere, apprezzare e da cui farsi ispirare. Per dare (e ridare) corpo alla nostra democrazia. Rinnovando quel contributo imprescindibile di cura e manutenzione che i cattolici danno alla vita della Repubblica. Alle sue istituzioni e ai suoi cittadini, sin dalla sua nascita, ottanta anni fa.

“Al cuore della democrazia” non è solo un titolo, infatti, ma una dichiarazione di “passione democratica” fatta dai laici cattolici che vivono in Italia e dai loro pastori. Un migliaio i delegati dalle diocesi, i rappresentanti di associazioni e movimenti. A loro si rivolge il Presidente Mattarella quando sottolinea: “Non è democrazia senza tutela dei diritti fondamentali di libertà, che rappresentano quel che dà senso allo Stato di diritto e alla democrazia stessa”. E quando con altrettanta enfasi sottolinea: “Al cuore della democrazia ci sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione”.

Nella foto, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il suo intervento

Una democrazia ‘della maggioranza’ sarebbe una insanabile contraddizione

Sono giornate calde quelle che il Paese sta vivendo. Torride per certi versi. Come torrido è il clima politico che si respira dentro e fuori il Parlamento. Tra Premierato e Autonomia differenziata, c’è solo l’imbarazzo della scelta per chi cerca spunti di discussione e di scontro. Il Presidente della Repubblica vola alto, com’è suo costume, non si lascia tirare per la giacca. Eppure, è chiaro, anzi cristallino, quando ricorda, citando Norberto Bobbio: “Le condizioni minime della democrazia sono esigenti: generalità e uguaglianza del diritto di voto, la sua libertà, proposte alternative, ruolo insopprimibile delle assemblee elettive e, infine e non da ultimo, limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possono violare i diritti delle minoranze e impedire che possano diventare, a loro volta, maggioranze”.
Non è da escludere che siano fischiate le orecchie ai paladini del Premierato. E se non bastasse, ecco ancora: “Una democrazia ‘della maggioranza’ sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà”. Chi ha orecchie per sentire è avvertito.

Rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità

Nel cambiamento d’epoca che viviamo sono palesi le difficoltà che vive la Democrazia, e non solo quella italiana. Parliamo – lo ricordiamo – di quella forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico. Il Presidente della Repubblica non elude la questione e da una sua risposta: “Nel corso del tempo, più volte e stata, malauguratamente, posta la domanda ‘a cosa serve la democrazia?’. La risposta è semplice: a riconoscere – perché preesistono, come indica l’art. 2 della nostra Costituzione – e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità”.
Basterebbe questo a spazzare via ogni dubbio sulla sua valenza e vitale necessità. Eppure, sembra drammatico scoprire ogni giorno di più che in tanti hanno dimenticato. O non hanno mai conosciuto. O non hanno mai compreso, il prezzo pagato solo tre generazioni fa da chi ci ha regalato la libertà e i diritti di cui oggi tutti godiamo: la democrazia.

Facciamo sì che non ci siano più analfabeti di democrazia

“La democrazia non è mai conquistata per sempre”, ammonisce il Presidente Mattarella. Vive nelle diverse condizioni storiche solo se è partecipata, rispettata, compresa e condivisa nelle sue norme formali e in quelle sostanziali. Passando per Karl Popper e Giuseppe Dossetti, Sergio Mattarella ci ricorda che la democrazia sola può “realizzare quella ‘società aperta che può massimizzare le opportunità di costituzione di identità sociali” e “il vero accesso del popolo e di tutto il popolo al potere e a tutto il potere, non solo quello politico, ma anche a quello economico e sociale”. Vogliamo davvero rinunciare a tutto questo? I cattolici di Italia riuniti a Trieste, di certo, No. La democrazia ci sta a cuore.

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