Editrice Ave - «Vademecum della democrazia», un dizionario per tutti

La democrazia è il potere di un popolo informato

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Accendiamo la televisione, apriamo il giornale, ci colleghiamo in rete e troviamo mille e mille parole che fanno parte ormai dei discorsi sulla democrazia e che, più vengono usate, meno si capiscono; tutti le adoperano come torna loro comodo e così si possono definire democratici anche quando non lo sono o non sanno cosa significa esserlo. Con l’obiettivo di fare chiarezza sul reale significato delle “parole della politica” ecco il Vademecum della democrazia (seconda edizione), curato da Luca Alici, Roberto Gatti e Ilaria Vellani, pubblicato dall’editrice Ave e dedicato a quanti finiscono per essere disorientati e sempre più disaffezionati a dibattiti che non si comprendono e spesso confondono. Ricordando come scriveva Alexis de Tocqueville che «la democrazia è il potere di un popolo informato». Di seguito, vi proponiamo la Prefazione.
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A distanza di qualche anno dall’uscita della prima (2013), quando l’editore ci ha chiesto di pensare una seconda edizione di questo Vademecum la domanda che ci siamo fatti, “guardandoci negli occhi”, è se ci fossero ancora le condizioni che hanno fatto allora da incubazione a questo progetto. Ci siamo chiesti se viviamo in un Paese che, nel frattempo, è cresciuto nella democratizzazione del linguaggio politico, nella sua chiarezza, nella sua coerenza e ha saputo metterlo al servizio della partecipazione dei cittadini e della responsabilità di chi governa. Francamente, purtroppo, ci è sembrato di no. Anzi, ci è parso che fenomeni come la pervasività dilagante della post-verità, abile a proliferare sotto l’abito populista delle fake news, e la radicalizzazione dei discorsi di odio, che hanno trovato un habitat propizio negli interstizi dei social, siano solo due tra le manifestazioni più evidenti del fatto che lo stato di salute di questo malato, costituito dalla democrazia e dal suo linguaggio, non sia migliorato.

Nel momento in cui, poi, questa nostra opera di revisione e aggiornamento stava per arrivare a compimento ci siamo trovati dentro la più grande crisi mondiale che ci sia capitato di vivere dal dopoguerra ad oggi. Un virus ha deciso, come ha fatto in tante altre forme, per secoli, di passare da un animale all’essere umano; ma questa volta, diversamente dal passato, oltre ad aver trovato casa nell’aria, ha incontrato un mondo globalizzato, fatto di metropoli di milioni di abitanti e di aerei che hanno trasformato il pianeta in un unico villaggio. Un villaggio globale, come si usa oramai dire, nel quale, pur faticando molto a stare insieme, a vivere in pace e serenamente tra diversi, siamo chiamati, volenti o nolenti, a fare i conti comunque con una realtà in cui i contatti, i rapporti, i legami si moltiplicano. Così di colpo ognuno di noi è stato costretto a capire cosa significa essere tutti collegati non solo online, cosa significa rinunciare a un pezzo della propria libertà per garantire la salute di tutti (e non solo per massimizzare il profitto), cosa significa stare davvero soli (pur se in un link onnipervasivo tramite la rete), cosa significa che la tecnica non garantisce l’onnipotenza e che il suo potenziamento non anestetizza l’incertezza. A capire cosa significano, infine, le parole della politica, degli specialisti, dei medici, degli scienziati, dei social, dei media, quando, per così dire, sono messe sotto pressione dagli eventi. Le democrazie (e non solo) di tutto il mondo si sono all’improvviso scoperte malate, fragilissime e costrette a trovare i termini efficaci e la forza di far cambiare i costumi, di dare conto della dignità della vita di ognuno, indipendentemente dall’età, di far comprendere che la democrazia può essere chiamata a sciogliere i nodi complicati tra economia e sanità, tra stati di emergenza e diritti, tra il dire e il fare.

Speriamo allora che questo strumento torni di nuovo utile, in un capitolo della nostra storia che sembra già tanto diverso rispetto solo a qualche anno fa, ma che al tempo stesso conserva tanti elementi di continuità. E ci auguriamo che mantenga il suo valore quando lo leggeranno uomini, donne, ragazzi in un prossimo futuro, nel momento in cui l’incubo del virus sarà passato. Per fare in modo che questo avvenga, abbiamo aggiornato gran parte delle voci, chiedendo agli autori di compensare la distanza temporale rispetto alla prima edizione, facendosi carico di documenti politici, istituzionali, magisteriali così come della lettura di alcuni eventi che hanno condizionato e cambiato il nostro vivere insieme, le nostre democrazie; ma abbiamo anche aggiunto alcune voci che nella prima edizione mancavano, facendo noi per primi tesoro di urgenze che andavano assunte in nome della loro rilevanza e importanza (pensiamo a populismo, antipolitica, social). Lo affidiamo al lettore con lo stesso augurio della prima volta: che sia strumento tascabile, quotidiano, effettivo non di mera alfabetizzazione, ma di una più sostanziale consapevolezza, istanza critica, partecipa-zione democratica.

Ne abbiamo tutti bisogno, perché anche dalla parola passa il modo in cui sapremo farci carico gli uni degli altri e sapremo vegliare le fragilità di un ordine democratico chiamato a ripensarsi in nome di una nuova, autentica, integrale fioritura dell’umano e delle sue relazioni decisive, ripensando, forse riscrivendo, il modo in cui tradurre e collegare prossimità e distanza, sviluppo e senso, crescita personale e valore condiviso, uguaglianza e dignità.

Luca Alici, Roberto Gatti e Ilaria Vellani