“Testimoni di Ac” al tempo della pandemia/4

La Crocerossina e il Presidente

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di Giovanna Boffelli* - «Si alza da tavola, depone le vesti e, preso un asciugatoio, se ne cinge. Poi versa dell’acqua in un catino e comincia a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto»(Giovanni 13). Il grembiule per me è sempre stato segno di servizio e di disponibilità al servizio dei fratelli. L’indossare una divisa, della Croce Rossa, dell’Unitalsi, e di altre istituzioni per me significa cingermi un asciugatoio.

Sono pensionata, mi sento bene e mi fa piacere rendermi utile. Certo, quest’anno ho vissuto una quaresima diversa, ma essere disponibile al servizio verso gli altri per me è sempre stato importante. Già a vent’anni andavo a Lourdes con gli ammalati e ho continuato per altri cinquanta.
Quando quel venerdì 21 febbraio è uscito il primo comunicato sul coronavirus accertato, mi trovavo in hospice, per il mio servizio con gli ammalati. Sentivo che c’era un traffico di gente e la televisione che continuava ad emettere notizie sulla mia città, Codogno. E mi chiedevo se la cosa fosse così grave.
Domenica 23 febbraio sono stata chiamata a fare il tampone, e mercoledì 26 mi ha interpellato la Croce Rossa. C’era necessità di fare iniezioni agli ammalati chiusi in casa e nessuno era disponibile. Non ho avuto tempo di riflettere: occorreva fare in fretta, le chiamate erano tante e grazie al volontario della protezione civile che mi accompagnava, potevo raggiungere tutti. Fino alla fine di maggio ho praticato sino a ventuno punture al giorno, e, inoltre, misuravo saturazione e pressione arteriosa dei pazienti.

Non penso che tutte le persone che hanno usufruito di questa mia prestazione abbiano avuto il Covid, ma la preoccupazione era tanta. Appena entravo in casa mi addossavano le loro ansie, le loro paure; ero l’unica persona che riuscivano a vedere nell’arco delle settimane. Ho trovato tanti che trascorrevano la loro giornata pregando, con la corona del rosario in mano, perché - mi dicevano - pregare era l’unico modo di essere uniti con gli altri. Tanti invece erano incollati a tutti i Tg e questo rendeva la loro situazione ancora più precaria se possibile, perché le notizie non erano incoraggianti. In tutti prevaleva la preoccupazione per i famigliari e gli amici che non potevano vedere. A contorno della situazione, sulle strade si sentivano in continuazione le sirene delle ambulanze. Dal 26 febbraio non mi sono mai fermata neanche il giorno di Pasqua. Arrivavo anche ai paesi vicini a Codogno. In più, bisognava fare la spesa in particolare per alcune signore anziane, ma l’esigenza comune era solo quella di avere qualcuno con cui scambiare qualche parola.

Il 2 giugno il sindaco della mia città, Francesco Passerini, mi ha incaricato di porgere il Saluto al Presidente Mattarella in visita a Codogno, a nome di tutti i volontari che hanno prestato servizio in questo lungo periodo e tragico periodo. L’emozione mi ha inizialmente coinvolto, il pensiero rivolto a quanto accaduto ha fatto tremare la mia voce, ma la persona del Presidente Mattarella, il suo sguardo, mi ha incoraggiato a proseguire. Come mi ha scritto Raffaella Rozzi, la Presidente diocesana dell’Ac di Lodi: «Nel dialogo istituzionale tra Crocerossina e Presidente c’era molta Azione Cattolica. Forse la parte più nobile e coraggiosa, quella capace di incarnare in maniera viva ed autentica i suoi valori, le sue aspirazione e le sue passioni e forse non è poi un caso che quella comune appartenenza, quella scuola di vita da entrambi frequentata con impegno e perseveranza, abbia portato la prima ad un servizio diretto verso i cittadini più bisognosi e ammalati e il secondo ad un ruolo nelle istituzioni ai più alti livelli».

Termino la mia breve testimonianza pensando che la nostra vicenda associativa può diventare un bacino di senso e di speranza per noi stessi, per l’Azione Cattolica tutta e per tutti coloro che incontriamo nella nostra vita.

*Presidente dell’Ac della Parrocchia S.F. Cabrini, vicepresidente dell'Unitalsi-sottosezione di Lodi, sottotenente del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa, ministro straordinario della Comunione.