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L'Incontro delle Presidenze diocesane di agosto

La forma cambia, la comunità resta

Allenati alla sinodalità, come laici di Ac continueremo il nostro cammino con il desiderio di essere e costruire ponti tra comunità diverse e alleanze con il territorio. La vicepresidente nazionale per il settore Adulti presenta l'Incontro delle Presidenze diocesane di agosto
foto: Alessia Giuliani
foto: Alessia Giuliani

Sognare la Chiesa del futuro non vuol dire ipotizzare qualcosa che può apparire utopico e irraggiungibile, non è chiudere gli occhi e gettarsi in un mondo che piacerebbe ma mai sarà realtà. Non è neppure sognare a occhi aperti abbandonandosi a fantasie e vagheggiando facendosi illusioni. Per la nostra associazione sognare la Chiesa del futuro è, oggi, prefigurare qualcosa che si desidera ardentemente. Il sogno di cui parliamo è qualcosa che vorremmo costruire insieme. Qual è questa Chiesa, viva nel mondo, che è frutto dei nostri sogni? Questa sarà la domanda di fondo che guiderà la nostra riflessione durante l’Incontro nazionale delle Presidenze diocesane del prossimo agosto (La Chiesa che sogniamo. Un cantiere sinodale per un’estate eccezionale, qui il programma) alla luce del bagaglio che portiamo con noi in questo triennio (scarica qui il pdf integrale dell’articolo presente nell’ultimo numero di Segno nel mondo). 

Da molte parti sentiamo dire che la comunità “soffre”, che non esiste più la parrocchia e questo potrebbe mettere in crisi il nostro essere laici di Ac che vivono il loro radicamento ecclesiale proprio nella parrocchia. Dato però che un significato di parrocchia è essere Chiesa tra le case, siamo certi che la prossimità non potrà mai smettere di caratterizzare le nostre comunità. Sarà certamente una prossimità nuova, ma sarà proprio questa novità a consentire la vicinanza della Chiesa alla vita delle persone e il suo farsi carico di tutte le dimensioni dell’umano senza limitarsi a essere un edificio di quattro mura ma accrescendo la propria consapevolezza di essere una porzione di territorio e quindi di essere chiamata a uscire dai propri spazi ristretti.

La parrocchia non è più la “fontana al centro del villaggio”

Possiamo riconoscere che la forma cambia ma la comunità resta, e anzi è forse proprio questo il momento in cui le nostre comunità devono essere sostenute sia nell’aspetto di fede che in quello socio-culturale. Crediamo sia importante allora, mettere in rete le esperienze presenti nella nostra Chiesa italiana per farne emergere tutti gli aspetti, anche quelli sociali che rischiano di rimanere nascosti; la parrocchia non è più la “fontana al centro del villaggio” ma può e deve ancora, con i campanili che svettano verso l’altro, indicare il cielo, il Signore, a ogni uomo e donna, giovane, adulto e ragazzo, studente e lavoratore che vive all’interno della comunità.

Il sogno di cui parlavamo all’inizio potrà prendere forma se insieme, nell’incontro con le Presidenze diocesane, saremo anche capaci di aiutarci a pensare come la Chiesa dovrà, nel futuro prossimo, diffondersi di più nella vita e nelle vite e come un nuovo modo di essere e fare parrocchia può aiutare in questo.

Sarà l’occasione per pensare se e come ridefinirsi come comunità ecclesiali e anche per riconoscere ancora quanto e come c’è bisogno di noi, adesso, nel nostro tempo come laici di Ac e come cittadini. Alla luce dei mutamenti culturali e sociali che stiamo vivendo in questo “cambiamento d’epoca”, rifletteremo su come ricentrare il nostro raggio di azione. Potrà essere anche interessante trovare insieme strade per cercare di accompagnare, come associazione, i cammini di fede di tutti quei giovani e adulti costretti a partire dalle loro comunità di origine per lavoro o per studio, interrogandoci su come il fenomeno della mobilità cambia l’abitare insieme e l’essere comunità.

Dal momento che le priorità del vivere oggi stanno cambiando velocemente, cercheremo di farci aiutare a capire come sta cambiando l’esperienza dell’abitare insieme nelle nostre città: cosa cercano le persone in tema di convivenza, condivisione dello spazio, rapporti umani, esperienza di comunità?

Gratitudine, radicati in Gesù, aver cura, generatività

Nel pensare questo cammino che faremo insieme ai responsabili associativi delle nostre diocesi abbiamo creduto importante ripartire dalla gratitudine, dal riconoscere le radici della nostra fede. Dire grazie a chi ha custodito e ha consegnato a noi l’eredità e il patrimonio di una storia e di un cammino di fede per rileggerne insieme i segni convinti che ogni parrocchia è ricca di percorsi di storia e di storie.

Dato poi che caratteristica del nostro essere laici di Ac è essere cristiani che seguono Cristo e amano il mondo, il nostro essere radicati in Gesù e nella società sarà l’altro aspetto che approfondiremo partendo dalla certezza che al centro della nostra vita ci sono l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio alla cui luce potremo riscoprire la parrocchia e la comunità in cui essa vive come luogo di missione in cui è possibile incontrare e far incontrare Dio.

Il passaggio successivo non potrà allora essere altro che quello della cura dei fratelli e della Chiesa e lo faremo attraverso una esperienza di chiesa sinodale da vivere insieme ai nostri pastori. L’ultimo passaggio ci porterà alla generatività, aspetto fondamentale perché tornati a casa, nelle nostre comunità possiamo avviare o riprendere percorsi che ci aiutino a crescere in corresponsabilità. Gli Orientamenti triennali ci hanno consegnato l’invito a “passare all’altra riva”: ricordando questo, allenati alla sinodalità, lasciando da parte chiusure e autoreferenzialità, continueremo il nostro cammino con il desiderio di essere e costruire ponti tra comunità diverse, e alleanze con il territorio, cercando sempre di farci tessitori di relazioni e comunione ciascuno a partire dalla nostra comunità nella quale l’associazione desidera continuare a tenere viva la domanda “per chi siamo?”.

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