La chiave è l'Europa. E la Tobin Tax è un segno d'equità

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In attesa del trilaterale tra Monti, Sarkozy e Merkel, torna a farsi strada, tra mille resistenze, la proposta di tassare le transazioni finanziarie e dunque porre argini alla speculazione selvaggia. Antonio Martino

L’Italia ha fatto la sua parte, ora è l’Europa che deve agire. Questo il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, nel corso della sua recente visita a Parigi. Monti ha incontrato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, il primo ministro, François Fillon, il ministro dell’Industria, Eric Besson.

«Con questo treno di misure da approvare entro due mesi  ha detto Monti  l’Italia viaggia verso un bilancio in pareggio nel 2013; sarà uno sforzo credo senza pari; era giusto che lo facessimo, non era facile accettarlo. Ora gli italiani hanno bisogno di vedere che il quadro europeo evolva positivamente».

L’Unione europea rischia -ha spiegato Monti partecipando al Colloque Nouveau Monde organizzato dal ministero dell’Economia francese - «la nascita e lo sviluppo di incomprensioni di fondo tra le popolazioni e gli Stati membri con il ritorno a pregiudizi tra il Nord e il Sud d’Europa tra i vecchi e i nuovi Paesi, e questo con un potenziale di divisione molto grande».

C’è dunque la necessità di «una efficace soluzione ai problemi dell’eurozona, che possa diventare un fattore di coesione tra gli europei». L’Europa si è mostrata «più debole da dopo la crisi stessa», crisi che «non riguarda la moneta unica ma problemi di finanze pubbliche» negli Stati membri. In un’intervista a France 24, Monti ha quindi ribadito «la solidità del sistema bancario italiano». Sistema che - ha detto - «è uno dei più solidi e che si è impegnato molto meno di altri in operazioni ardite».

Sottolineando la perfetta identità di vedute con Roma sull’avvenire dell’Europa, Sarkozy ha detto di aver discusso con Monti della situazione dell’eurozona e dei prossimi appuntamenti per le riforme necessarie decise all’ultimo Consiglio europeo. Il presidente francese sarà a Roma il prossimo 20 gennaio per incontrare Monti e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. «Crediamo nell’euro, nell’Europa e siamo d’accordo sul fatto che ognuno debba prendere le decisioni necessarie» ha dichiarato Sarkozy. Il capo dell’Eliseo si è poi congratulato con Monti per le «decisioni rapide che il suo Governo ha preso per l’Italia».

Parigi ha impresso una notevole accelerazione al dossier sulla “Tobin tax”, dicendosi pronta a dare l’esempio all’Europa. Il Governo francese vuole andare avanti, anche da solo, con l’approvazione della tassa sulle transazioni finanziarie entro la fine di gennaio. Henri Guaino, consigliere speciale di Nicolas Sarkozy, ha dichiarato che Parigi potrebbe procedere anche senza l’accordo con Berlino.
Già Sarkozy, nel suo discorso di fine d’anno, aveva alzato i toni, chiedendo alla finanza di «contribuire a riparare i guasti che aveva creato per una questione di giustizia». In seguito anche altri ministri francesi, a partire dal ministro delle Finanze, François Baroin, gli avevano fatto eco. Sulla questione, Mario Monti ha dichiarato che i Paesi non debbono andare avanti da soli nell’applicazione della norma. Berlino si è detta favorevole al progetto, ma non ha posto scadenze precise: «L’esplicito obiettivo del Governo - ha detto Steffen Seibert, portavoce di Merkel - è quello di ottenere un’introduzione della legge sulle transazioni finanziarie a livello europeo».

Sulla Tobin tax esiste una proposta della Commissione europea, che prevede una tassa sulle transazioni finanziarie da approvare nel 2014 o nel 2013 e che dovrebbe consentire di incassare circa cinquanta miliardi di euro. La Gran Bretagna si oppone decisamente a questa iniziativa.
Durante un’intervista alla Bbc, il premier britannico Cameron ha dichiarato che la Tobin tax «non è logica» e che la bloccherà fino a quando anche altri Paesi non decideranno di adottarla. Il suo timore è infatti che il provvedimento inneschi una fuga di capitali verso quei Paesi che non intendono adottarla, in primis gli Stati Uniti e le potenze asiatiche. Il veto di Cameron, certamente previsto, si affianca a quello espresso circa un mese fa sull’Unione fiscale europea. Ma con una differenza: la sua posizione su questo tema è cruciale visto che le tasse a livello europeo devono essere approvate da tutti i 27 membri della Ue.

Antonio Martino