Ho un popolo numeroso in questa città. XVII Assemblea nazionale - 25 aprile - 2 maggio 2021

Il programma di Mario Draghi per l’Italia

L’unità non è un’opzione ma un dovere

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«Il primo pensiero che vorrei condividere prima di richiedere la vostra fiducia è quello di responsabilità nazionale per combattere la pandemia». Queste le parole con cui Mario Draghi ha aperto il suo intervenuto in Senato per le comunicazioni in vista del voto di fiducia (ormai scontato) delle aule parlamentari. «Ci impegniamo a informare con anticipo, per quanto possibile dalla pandemia, un eventuale cambiamento delle regole. Siamo pronti a fare le riforme, occupandoci al tempo stesso della pandemia». Draghi ha ringraziato Sergio Mattarella e Giuseppe Conte, per aver affrontato un’emergenza senza pari: «Si è discusso molto sulla formazione di questo governo. Un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere è semplicemente il governo del Paese. Riassume la volontà, la consapevolezza e la responsabilità delle forze politiche che lo compongono. Questo è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in un’emergenza. Si è detto che questo governo nasce dal fallimento della politica, ma non sono d’accordo, ma nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità, ma semmai, in un nuovo e inconsueto perimetro, ne fa un passo avanti per il bene del Paese».

«Auspico che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore indirizzino l’azione di questo governo», ha detto ancora Draghi, parlando di giovani, parità di genere. E poi di Europa, affermando che questa prospettiva significa «condividere l’irreversibilità dell’euro» e la sovranità comunitaria: «Nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani. Senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine».

Quindi Draghi ha parlato dell’epidemia, citando i morti, i contagiati e i ricoverati, per ricordare l’impegno degli operatori sanitari. «Si è anche aggravata la povertà», ha aggiunto. «La pandemia finora ha colpito maggiormente donne e giovani, ma presto potrebbe arrivare a colpire anche i lavoratori a tempo indeterminato. Sono aumentate le disuguaglianze. Ma il nostro sistema di sicurezza sociale non è equilibrato, proteggendo meno i lavoratori a tempo determinato e gli autonomi».

In merito alla vaccinazione: «La velocità è essenziale non solo per proteggere i cittadini, ma anche per ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus. Va rafforzata e ridisegnata la sanità territoriale».

Per poi parlare del mondo che verrà dopo la pandemia e il rilancio del Paese: «Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo? Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così».

Riscaldamento globale, progresso, benessere sociale: «Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi. Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta».

Draghi ha parlato di politiche del lavoro e di rafforzare gli strumenti esistenti, affermando che questo progetto sia parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma che vada anticipato. Quindi ha definito tra le priorità la parità di genere, soprattuto a livello occupazionale, e l’attenzione al Mezzogiorno. per quanto riguarda il trattato del Next Generation Eu: «Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che “ogni azione ha una conseguenza”. Come si è ripetuto più volte, avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di sei anni. Queste risorse dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. La quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del programma, lo Strumento per la ripresa e resilienza, dovrà essere modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica».

E ha aggiunto: «Gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di Programma presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale. Voglio qui riassumere l’orientamento del nuovo Governo. Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero: l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva».

Quindi ha definito gli obiettivi strategici, in primis produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G.
E poi le riforme: «Alcune riguardano problemi aperti da decenni ma che non per questo vanno dimenticati. Fra questi la certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico, fattori che limitano gli investimenti, sia italiani che esteri. Inoltre la concorrenza: chiederò all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, di produrre in tempi brevi come previsto dalla Legge annuale sulla concorrenza (23 luglio 2009, n. 99) le sue proposte in questo campo».
Draghi ha parlato di riforma fiscale, della pubblica amministrazione e della giustizia.

Concludendo in merito alle relazioni internazionali: «Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati». E infine ha concluso: «Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere».