Usura e azzardo crescono con la pandemia

L’ignobile stretta

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Gli usurai in Italia sono circa quarantamila. Secondo i dati Istat del 2019 le regioni più a rischio sono Campania, Puglia e Lombardia. Dai dati del Ministero dell’Interno emerge che le province più virtuose – in cui si registra un alto tasso di denunce in rapporto al numero di abitanti – sono Napoli e l’Aquila, ma si contano decine di denunce anche a Bari e Roma. Una nota positiva che non deve ingannare, visto che per lo più il fenomeno usura resta celato. Va detto inoltre che cresce il rapporto stretto tra questo reato e la criminalità organizzata, che oggi presta denaro con interesse analogo a quello delle banche. Solo che negli istituti occorre fare la fila e portare documenti, mentre la criminalità organizzata non ha bisogno di queste garanzie, perché le “coperture” sono date dai beni immobili posseduti dalla vittima di turno o dalla sua famiglia, senza contare le minacce dei clan a mogli e figli.

Uno studio di Confcommercio pubblicato lo scorso luglio ha evidenziato che dall’inizio della pandemia e del lockdown le mafie stanno tentando di infiltrarsi nel tessuto economico italiano, in particolare nelle piccole imprese del settore terziario come ristoranti e bar. Senza tralasciare altri settori tradizionalmente colpiti come le costruzioni, i servizi al commercio e il turismo. Secondo Confcommercio il 9 per cento dei commercianti è esposto a rischio usura, mentre il 13 per cento ha notizie di pressioni usuraie durante l’emergenza pandemica su imprese del proprio settore e della propria zona. Con la fine dell’isolamento tanti negozi non hanno riaperto, mentre sono aumentati i compro-oro e compro-argento. Un segnale anche questo che le persone vendono i ricordi di una vita pur di sopravvivere e portare a casa un pezzo di pane onesto.

Per contrastare il fenomeno dell’usura il Governo ha creato un Fondo di solidarietà e una Commissione anti-usura. Lo scorso maggio sono stati destinati 6 milioni di euro agli operatori economici che durante il lockdown sono stati vittime di estorsione e usura da parte delle mafie. In effetti, una goccia per una mare di bisogni. Va meglio con la rete di solidarietà dal basso. In Italia sono 200 le fondazioni e le associazioni che aiutano gli usurati. Tra queste realtà, la Consulta nazionale Giovanni Paolo II che promuove la cultura della denuncia, l’assistenza agli usurati e l’offerta di garanzie bancarie grazie all’opera di centinaia di volontari e alla solidarietà delle famiglie e della Chiesa. L’obiettivo è trasformare un debito usuraio in un debito bancario. È - di fatto - una lotta contro l’individualismo, perché la tendenza comune, frutto di una cultura sbagliata ma diffusa, è che più possiedi più conti nella società. Mentre l’auspicio è che si torni a parlare di più della legge morale, come insegna il comandamento “non uccidere” e come più volte ci ha ricordato papa Francesco parlando di usura: quanti nei commerci usano pratiche usuraie e mercantili che provocano la fame e la morte dei loro fratelli in umanità, commettono indirettamente un omicidio che è loro imputabile. L’usura è una barbarie perche è come uccidere un uomo mezzo morto.

Il rischio di cadere nella rete dell’usura resta alto anche per molte famiglie. Per molti il problema principale è il mutuo. Due coniugi che lavorano e hanno ottenuto un mutuo per la casa, perdendo il lavoro o lavorando meno ore a causa della pandemia, dove prenderanno i soldi per le rate? È evidente che è insufficiente la sospensione delle rate attuata per questi mesi di Covid-19 dalle banche, perché non guarda a soluzioni strutturali e di più lungo periodo. Mentre da marzo ad oggi le parrocchie di tutta Italia stanno aiutando migliaia di famiglie non solo con le rate del mutuo, ma anche con le bollette e con la spesa.

Infine, vale la pena ricordare che con la fine del lockdown è ripreso il gioco d’azzardo, cui l’usura è strettamente legata. Secondo i dati pubblicati nel Libro Blu dell’azzardo, in Italia sono stati spesi in un anno (2018) più di 110 miliardi di euro nelle diverse forme di scommesse, in media più di 2000 euro a persona. La città dove si gioca di più è Prato, poi Olbia, Bolzano, Piacenza, Rovigo, Sondrio, Frosinone e Alessandria. Come regioni, al primo posto troviamo il Lazio seguito da Campania e Calabria. Chi va a giocare va a sperperare, perché per uno che vince ci sono milioni che perdono. Ma questo non sembra interessare a nessuno. Neanche allo Stato, il primo biscazziere legalizzato. E il tutto mentre diminuisce l’età media dei giocatori, ormai sempre più giovanissimi. Se è vero che giocano soprattutto le persone sole, è altrettanto vero che 4 su 10 sono i ragazzi che rischiano di perdersi dietro un gratta e vinci.