L'"isola" del bene comune

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Alghero

di Raimondo Cacciotto - Quando si prospettò la possibilità di una mia candidatura a consigliere comunale, condivisi la questione con la mia famiglia e gli amici percependo un forte senso di accompagnamento, un sostegno reale e concreto da tante persone che ho incontrato nel mio percorso ecclesiale e soprattutto associativo. Dalle più svariate parti d’Italia mi ha raggiunto da subito l’affetto e l’incoraggiamento di tanti, per sms, per telefono, sui social network, che ancora oggi sento vicini e che denota un’attenzione associativa a prendersi cura del servizio al bene comune.

L’esperienza in Ac mi ha portato a mettere a fuoco la mia vocazione per l’impegno sociale e politico; in particolare nel triennio in cui svolgevo il servizio di incaricato regionale del settore giovani avevo scelto di cogliere ogni possibilità che mi veniva offerta per vivere meglio possibile quella esperienza.  

Le occasioni di confronto con gli altri incaricati regionali, il coinvolgimento nella commissione per la preparazione dei cammini formativi prima e per la commissione per il bene comune successivamente, il forum giovani orientato alle Settimane sociali a cui ho partecipato proprio in rappresentanza dei giovani di Ac, le settimane sociali stesse, mi hanno offerto occasioni preziose di formazione e di approfondimento specifico su alcune tematiche, sul catechismo dei giovani, sui documenti conciliari e sulla dottrina sociale della Chiesa permettendomi di consolidare e ampliare la mia formazione personale.

Parallelamente ho intrapreso un altro percorso importante, un’esperienza significativa di partecipazione politica: con un gruppo di persone della mia città abbiamo scelto di sperimentare sul campo il metodo della partecipazione, per riavvicinare i cittadini alle istituzioni e ricostruire quel rapporto di fiducia che è alla base della democrazia e per promuovere una forma di partecipazione politica più autentica e attiva. È nata così l’associazione un’Isola con la quale abbiamo creato occasioni di incontro, confronto, approfondimento dei problemi, studio, critica e proposta, stimolando il dibattito politico, sociale e culturale, ma soprattutto abbiamo istituito la scuola di formazione all’impegno sociale e politico “Coloriamo il futuro delle nostre città”, che è arrivata oggi alla terza edizione.

In quegli anni maturava forte in me l’esigenza di trovare risposta a una domanda: che senso ha e ha avuto tutto il bagaglio di esperienza umana e relazionale, di fede e di speranza, sperimentato nella Chiesa, in particolare attraverso l’associazione, se non trovo il coraggio, anche a costo di essere etichettato come uno dei tanti, di tradurlo in scelte di impegno diretto?

Sentivo forte l’esigenza di provare a coniugare la teoria e la pratica, di testimoniare la bellezza delle relazioni umane intessute negli anni e quanto chiesto in termini di rigore morale e rettitudine in un’esperienza diretta al servizio del bene comune.

Nel 2012 ho dato la disponibilità alla candidatura alle amministrative e sono stato eletto come consigliere comunale; purtroppo tale esperienza si concluse anticipatamente dopo circa un anno e mezzo. Rincandidatomi nel 2014, sono stato nuovamente eletto e oggi ricopro l’incarico di assessore e vicesindaco.

Vivo questo momento di servizio politico come una sfida e un impegno di responsabilità che porta a una continua tensione a rivisitare il proprio stile di relazione, a ponderare ogni cosa che si dice, a valutare bene ogni scelta, perché tutto sia fatto, da me e da chi mi sta accanto, nella prospettiva del bene comune.

Ogni giorno ripenso alle motivazioni che mi hanno spinto a offrire questo servizio e alle responsabilità che mi sono state affidate.

L’Azione cattolica mi ha insegnato a essere protagonista in uno stile chiaro e trasparente; uno stile di chi non confonde il riconoscimento di un diritto con un favore chiesto magari al politico di turno, di chi ha chiaro per esempio che è più facile e più economico mantenere pulito l’ambiente in cui si vive piuttosto che farlo pulire, di chi è consapevole che è necessario recuperare il significato di sobrietà non solo nell’uso delle cose, ma anche nel rapporto con le persone, negli atteggiamenti, nelle parole, nelle scelte di vita.

Durante l’esperienza di incaricato regionale ho maturato una profonda convinzione: il bene comune è quel bene possibile qui e ora, ovvero nei luoghi che abitiamo e nel tempo presente. La politica in cui credo si confronta con il volto concreto delle persone, abita e dà significato alle prassi partecipative, educa all’ascolto e vive la città come luogo di ricostruzione della speranza. Sono convinto che una vita associativa ricca e significativa è capace di essere segno di speranza per la comunità e il territorio in cui l’associazione stessa è radicata.