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4 punti per una cura concreta del vivere civile

Istruzioni per una SFS politica

Fare politica significa esercitare una cura concreta per il mondo, mettere in atto pratiche a favore del vivere civile, e si comincia dalla scuola

Fare politica significa esercitare una cura concreta per il mondo, mettere in atto pratiche a favore del vivere civile, e si comincia dalla scuola, dai luoghi dell’educazione. Concretamente, significa attraversare almeno 4 tappe, passaggi che la Scuola di Formazione per Studenti vuole consentire a ogni giovanissimo/a (ma che valgono sempre e per tutti, parlando di buona politica):

1. Desiderare e sentire l’urgenza di esprimersi su un tema di attualità

Momento amarcord per ex studenti/esse.

Vi ricordate…

  • il primo contenuto politico che avete pubblicato sui social da adolescenti?
  • il vostro primo intervento a un’assemblea di istituto o di classe?
  • la prima manifestazione di piazza a cui avete dovuto decidere se andare o no?

La passione politica comincia così, dalla sensazione che stavolta non si può proprio tacere. È un desiderio innanzitutto personale: probabilmente anche voi avete risposto alle domande qui sopra intendendole al singolare, come se fossero formulate con il “tu”. Ciascuno avrà immaginato il suo primo post politico, il suo primo intervento pubblico… richiamando alla memoria le volte in cui ha sentito la necessità di formulare il proprio pensiero su un tema di dibattito pubblico. Benissimo. Eppure le domande sono al plurale: tu e qualcun altro (voi), vi siete mai espressi insieme su un account comune, in un’assemblea, discutendo di un corteo…?

2. Scegliere il “noi”, ovvero aspirare a un progetto comune, plurale e condiviso

L’aspirazione personale a intervenire su temi di attualità è qualcosa, ma è necessaria anche la volontà che il proprio “urlo” non resti uno sterile sfogo, né che diventi l’imposizione di una posizione individuale. Nessuna contestazione studentesca sarebbe mai sorta, se ciascuno si fosse limitato a parlare per sé o a trattare gli altri come sottoposti. Per sfogarsi, o per spadroneggiare, basta poco: alzare il tono di voce con la mano “a cucchiara”, oppure scrivere in CAPS LOCK su facebook. I movimenti studenteschi, invece, non sono sfoghi né centri di potere di un singolo: sono operazioni collettive. Dal ’68 a oggi il loro modo di “urlare” è costruire una voce comune. Ogni pacifico corteo studentesco, giornalino, radio, account instagram d’istituto, ha in fondo questo obiettivo: dare voce a molte persone insieme, far crescere un pensiero di comunità. Il MSAC si colloca qui, conciliando l’amore per la scuola con la vocazione di tutta un’associazione che, come tale, “sceglie il noi”.

3. Formarsi, cioè saper chiedere strumenti e contenuti a chi è competente, per poter dire cose sensate

Non si tratta però semplicemente di “parlare a una voce sola”, altrimenti al posto di una Scuola di Formazione per Studenti avremmo messo su un coro ultrà. Si tratta invece di “imparare l’intreccio di voci”, così tutti possono prendere parola senza risultare ingenui, anacronistici o impositivi. Questa è la formazione: notare la complessità dei temi. Negli ultimi cinquant’anni la scuola e la società si sono evolute, talvolta sono cambiate radicalmente. I/le giovanissimi/e hanno ricevuto il testimone su molti argomenti: ambiente, pace, inclusione sociale… C’è ancora molto da fare. Perciò, l’SFS coinvolge ospiti esperti su transizione ecologica, dignità sociale e cultura digitale. Si mette a frutto la sapienza (intergenerazionale) dell’intera AC, maestra di formazione, che mette i/le giovanissimi/e nelle condizioni di esercitare la loro specifica competenza sul mondo.

4. Conversare con sempre più persone e organismi, scambiando pensieri, selezionando obiettivi, progettando insieme

“Fare politica” significa, infine, proporre un cambio di marcia nel proprio territorio. Un obiettivo ambizioso, che deve reggere al tempo e alle condizioni, e dunque dev’essere insieme obiettivo e strumento, fine e mezzoqualcosa da poter fare proprio mentre lo si persegue. È il caso di una conversazione curata, che istituisce sistemi di convivenza democratici in cui ciascuno è riconosciuto nella propria dignità e nella propria responsabilità, anche un/a giovanissimo/a. Chi sa conversare è strutturalmente aperto/a a nuovi interlocutori/trici, e sa allargare la rete senza porsi in una posizione di preminenza e controllo – i progetti crescono così. Non a caso all’SFS esistono le officine: da lì verrà l’orientamento delle scelte. La buona politica avviene conversando, tra territori, generazioni, esperienze… In verità, anche la sinodalità avviene conversando, nella fiducia che lo Spirito Santo sia l’invitato speciale al tavolo.

Allarghiamo la conversazione, con i/le giovanissimi/e e a partire da loro. Il 24-26 marzo a Montesilvano!

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