Centro Studi

La pandemia e il lavoro delle donne

Martedì, 16 giugno 2020

di Katia Furlotti*- Le donne, soprattutto le più giovani, rischiano di essere penalizzate sia nel breve che nel medio e lungo periodo dall’attuale crisi legata all’epidemia da coronavirus. Mettendo ulteriormente in risalto un vulnus preesistente della nostra società: le disuguaglianze di genere, in particolare nel mondo del lavoro. Inoltre, nelle fasi successive di ripresa complessiva delle attività, in ipotesi di convivenza, almeno temporanea, con le misure restrittive e di distanziamento, si renderà probabilmente necessario, in molte famiglie con entrambi i genitori lavoratori, dividere i compiti e, in alcuni casi, decidere chi dei due continuerà a lavorare e chi si occuperà della cura di figli, anziani e malati. In questo senso variabili economiche e organizzative inducono a pensare che molte donne non rientreranno o rientreranno a fatica, o con alcune rinunce, nel mondo del lavoro. Qui, alcune proposte per cambiare lo stato delle cose e puntare a un corretto bilanciamento di genere in ambito lavorativo.

La fine di un mondo?

Venerdì, 12 giugno 2020

di Alberto Ratti* - Il caso e l’imprevedibilità sono due variabili che possono avere un forte impatto sulla vita delle persone, dei popoli, delle nazioni, spesso cieche e vulnerabili rispetto ad eventi totalmente inaspettati. È indubbio che il “cigno nero del coronavirus” ci abbia trovati del tutto impreparati. Ora però è il tempo dei “cigni bianchi”. Ma quali? Come ripartire? Coinvolgere i “corpi intermedi” e le “formazioni sociali” (sindacati, associazioni di cittadini, associazioni professionali, cooperative, autonomie funzionali, organizzazioni non governative, fondazioni, etc…) è il compito che spetta a breve alla politica, affinché le soluzioni ai problemi siano trovate insieme e non ciascuno per conto suo. Occorre guardare al futuro, sebbene appaia molto incerto, con la speranza che la situazione possa migliorare e che questa sia un’occasione unica per il nostro Paese.

Il futuro non può essere on line

Sabato, 06 giugno 2020

di Andrea Dessardo* - La crisi economica, che inevitabilmente seguirà questi mesi, rischia di riflettersi in un calo delle immatricolazioni e dunque sull’occupazione in un settore tutt’altro che marginale per il futuro del nostro Paese. Meno studenti uguale meno laureati e, dunque, meno sviluppo. Senza contare che tre mesi di lockdown hanno comportato il forzato divorzio tra ricerca e didattica, la cui interdipendenza è invece il fondamento dell’Università contemporanea. E a proposito dell’attività didattica on line: essa non può sostituire perfettamente le lezioni in presenza, sia perché ogni vera educazione richiede che docenti e studenti possano interagire direttamente, sia perché non tutte le discipline possono essere spiegate solo a parole.

Riabitare l’Italia

Giovedì, 28 maggio 2020

di Nadia Matarazzo* - La pandemia sembra aver cambiato brutalmente la nostra socialità, le nostre abitudini, il nostro modo di pensare l’altro. Ma, oltre gli interrogativi circa le conseguenze che essa comporterà per la vita delle comunità umane, è doveroso impegnarsi a leggere questa contingenza come una eccezionale opportunità affinché tutto ciò che sarà abbia il volto di un mondo che non si è lasciato schiacciare dalle macerie, ma che ha, invece, saputo ricostruirsi mettendo in campo le sue energie migliori.

Sulle orme di Agostino

Martedì, 26 maggio 2020

di Donatella Pagliacci* - Rilanciamo l’idea della giusta distanza come la forma calda dell’essere insieme, il modo di abitare lo spazio che separa me da te, evitando la riduzione dell’uno all’altro, lo sconfinamento e l’impossessamento. Riscopriamo la ricchezza e la bellezza di un io che non teme l’altro e che anzi si misura con lo sguardo del prossimo, un io che tiene l’altro a distanza ma solo per potergli manifestare più rispetto, più accoglienza, più condivisione, più amore. Saper stare alla giusta distanza dall’altro significa saper accogliere senza fagocitare, amare senza invadere lo spazio vitale dell’altro, donargli un sorriso, sapersi accorgere di dove abitano i suoi sogni ed incoraggiarlo, senza sostituirsi a lui, a realizzare il suo bene nei modi e nelle forme del suo e non del nostro desiderio.

Un impegno comune contro le iniquità

Venerdì, 22 maggio 2020

di Andrea Michieli* - Cinque anni fa, con la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, Papa Francesco, rivolse un invito a ripensare i fondamenti del modello dominante di economia di mercato, invitando a ripensare i rapporti economici a partire dalle persone e dall’ambiente in cui esse vivono. Da questo appello è nata la campagna «Chiudiamo la forbice». Alcune associazioni e realtà di ispirazione cristiana - tra queste l’Azione Cattolica - hanno voluto fare squadra dinnanzi alle crisi socio-ambientali e ai segnali sempre più preoccupanti che la nostra Terra manifesta e che la forsennata corsa alla produzione ha per molto tempo sottovalutato. Il cuore dell’impegno è la riduzione della forbice delle disuguaglianze che, insita nell’attuale modello globale di sviluppo economico, si è sempre più allargata e che la rapida crisi legata alla diffusione del Covid-19 rischia di far nuovamente esplodere.