L’emergenza come possibilità di cambiamento, di rinunce, di riformulazione

Oltre il Covid-19. Verso “uno straripamento interno”

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di Rocco Gumina*- La pandemia da COVID-19 colpisce tutti, senza distinzioni. Dal mondo della scuola all’economia, dagli affetti familiari alla politica, dalla rete sociale al mondo del volontariato, il coronavirus ha messo in risalto molte nostre fragilità spesso nascoste dalla velocità e dalla variabilità della vita, cosiddetta, ordinaria. Si tratta di una crisi tragica tanto per la salute pubblica quanto per l’economia reale che investe le nostre apparenti certezze e, paradossalmente, ci invita a fare un passo in avanti, a cambiare.

Le interpretazioni possibili che ci vengono dal confronto con i periodi bui del passato possono tornare utili per dare un senso a quanto accade. Tuttavia, un ritorno al passato – da solo – non basta. Urge qualcosa di più. Qualche mese prima del crollo del muro di Berlino, Jorge Mario Bergoglio – da arcivescovo di Buenos Aires – affermava che per affrontare la crisi internazionale non occorreva un riferimento al passato bensì: «uno straripamento interno» cioè assumere totalmente le difficoltà, senza restare intrappolati in queste, e trascendere tutto «verso l’interiorità». Un’opera del genere è possibile soltanto attraverso uno sguardo contemplativo – cioè spirituale – sul mondo piegato dall’emergenza in atto. Uno sguardo capace sia di accogliere integralmente la difficoltà – con tutti i dolori e le limitazioni connesse – sia di rilanciare verso il futuro poiché questa crisi passerà e l’umanità sarà chiamata a trarne una lezione. Simile interpretazione contemplativa riguarda anche la società e la politica le quali possono riformulare, sulla scia di questa emergenza, una nuova concezione di cittadinanza globale e una rinnovata missione delle istituzioni.

Una certa variante della modernità ha lentamente imposto alla cultura globale una strana forma di primato dell’individuo. Difatti, nello sforzo di affermare la dimensione personale si è giunti ad una radicale individualizzazione autoreferenziale – in molti casi legittimata dal diritto positivo – capace di sfibrare le comunità e tutti i meccanismi sociali, politici, economici e culturali a questa connessi. La pandemia arriva in un frangente di massima torsione individualista del nostro stile di vita giocoforza mutato dalla pressione consumista e narcisista. Così, proprio l’emergenza può indurci a riordinare il nostro stare al mondo non più attraverso una logica egocentrica bensì per il tramite di una cittadinanza globale da declinarsi come una convocazione ad una forma sociale che tende al bene comune. Allora, potrebbe delinearsi la riscoperta della vocazione politica insita nella natura dell’uomo la quale, a differenza di una logica autoreferenziale, si dispiega verso l’amicizia sociale. Uno sguardo contemplativo sulla crisi potrà, quindi, indurre a recuperare una modalità di cittadinanza capace di sintesi e unità nel seno della comunità.

Oltre a ritrovare il senso fraterno della cittadinanza, uno sguardo contemplativo sulla situazione odierna può condurci a riformulare la missione delle istituzioni nazionali e internazionali la quale, lungi dal prevedere l’assenza di finalità, è quella di assicurare la giustizia e, dunque, un ordine sociale più giusto possibile. Infatti, come dimostrato dall’attivismo dei governi nazionali e delle reti internazionali per affrontare la crisi da coronavirus, le istituzioni devono garantire nelle questioni sociali una presenza più effettiva e connessa all’operato dei singoli cittadini, delle imprese, del terzo settore e del variegato mondo del volontariato associativo. In tal senso, le istituzioni a qualsiasi livello dovrebbero ripensarsi alla luce di due obiettivi peculiari: armonizzare gli interessi emergenti dalla società; formulare un orizzonte strategico di sviluppo per il futuro. Così, la pandemia da COVID-19 mostra in modo evidente alla politica – istituzionale e partitica – che è arrivato il tempo di smetterla di operare per tamponare ora questa ora quella falla di sistema o al fine di accrescere esclusivamente il proprio bacino elettorale per ragionare seriamente sul futuro dei popoli e del pianeta.

Tanto a livello personale quanto sul versante sociale, politico ed economico il coronavirus ha lanciato una sfida ai nostri stili di vita spesso caratterizzati da superficialità, assenza di visione e vittimismo. Attraversare l’emergenza per mezzo di uno “straripamento interno” di carattere contemplativo significa viverla, e assumerla, pienamente. Vuol dire affrontare l’emergenza come possibilità di cambiamento, di rinunce, di riformulazione. Allora questa crisi porterà sia i singoli sia le comunità e le istituzioni a rinnovarsi a partire da quanto sperimentiamo in queste settimane: urgente bisogno di fraternità; pieno riconoscimento delle fragilità e relatività di qualsiasi dimensione umana; necessità di costruire il futuro da diverse fondamenta.

*Docente di religione nella scuola, ha approfondito nei suoi studi il pensiero di Giuseppe Dossetti. Dal novembre 2014 è presidente dell’associazione culturale “Alcide De Gasperi” attiva nella formazione culturale e politica delle future generazioni. È membro della redazione di Tuttavia, sito della Pastorale della cultura, dell’educazione e della comunicazione dell’arcidiocesi di Palermo.Con le edizioni AVE ha pubblicato nel 2019 il  volume Cattolici e politica. Temi, figure e percorsi del Novecento italiano.