Buoni motivi per vivere da “alzati” al tempo del Coronavirus

“Giovane, dico a te, alzati!”

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di Luisa Alfarano, Michele Tridente e don Tony Drazza* - Abbiamo fatto tardi (come al solito)! Volevamo scrivere qualcosa per commentare il Messaggio di papa Francesco per la XXXV Giornata mondiale della Gioventù “Giovane, dico a te, alzati!” (Lc 7,24) ma, come qualche volta succede, tra l’idea di scrivere e la decisione di sedersi e farlo per davvero è passato del tempo. E mentre scriviamo ci troviamo in un momento di assoluta lentezza. Una lentezza che non abbiamo scelto volontariamente ma che un virus minuscolo ha scelto per noi. Per vivere devi stare lontano da tutti ed evitare di uscire: chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati fino a questo punto. E allora nella lentezza e nella solitudine delle nostre stanze abbiamo avuto modo di leggere e rileggere il Messaggio del papa con negli occhi il “deserto” delle nostre città.
E “Giovane, dico a te, alzati!” potrebbe ora risuonare come una grande beffa. “Ma alzarmi a fare cosa?” potremmo rispondere, educatamente, al papa. Perché ci dobbiamo alzare se non possiamo uscire, se abbiamo annullato tutto quello che c’era in cantiere e non sappiamo per quanto tempo? Perché ci dobbiamo alzare se non c’è niente che possiamo fare se non stare a casa e aspettare che accada il miracolo? Perché mi devo alzare se ogni cosa che prima mi pesava, ma mi faceva sentire vivo, ora non posso farla?

La risposta a questi tanti perché potrebbe essere solo una. Quale? Semplice: “Rimandiamo tutto a data da destinarsi”. Una delle frasi peggiori che ognuno di noi possa sentirsi dire: come per dire guarda non aspettarti più niente, viviamo alla giornata senza progettare niente. Rimandare la vita a data da destinarsi: questa potrebbe essere la soluzione. Ma non siamo gente che si accontenta così facilmente. Ci sarà un modo “nuovo” per stare alzati anche quando tutto sembra invitarci, quasi costringerci, a stare seduti. Ci sarà qualche piccolo spiraglio attraverso cui guardare per capire che la vita nonostante tutto non si può consumare su un divano.

E allora abbiamo letto meglio per cercare di trovare dei buoni motivi per vivere da “alzati” anche in questo tempo così strambo. Crediamo di averli trovati e vorremmo condividerli con voi.
Scrive papa Francesco: “Gesù pone su questa processione funebre uno sguardo attento e non distratto. In mezzo alla folla scorge il volto di una donna in estrema sofferenza. Il suo sguardo genera l’incontro, fonte di vita nuova. Non c’è bisogno di tante parole”.
Un motivo importante (e particolarmente significativo in questo tempo) per vivere da alzati ci sembra proprio questo: imparare a posare i nostri occhi sulla sofferenza delle persone; capire con gli occhi quello che sta succedendo; essere pronti a non guardare altrove. Per vivere da alzati è necessario guardare proprio lì dove la sofferenza sta segnando il volto e il cuore delle persone. Guardare per essere poi capaci di generare vita nuova quando sarà il momento. Gesù salva questa donna prima con lo sguardo e solo dopo ridona la vita al giovane.

Anche un secondo motivo per vivere da “alzati” troviamo sempre nelle parole di papa Francesco: “Quel tocco penetra nella realtà di sconforto e disperazione. È il tocco del Divino, che passa anche attraverso l’autentico amore umano e apre spazi impensabili di libertà, dignità, speranza, vita nuova e piena. L’efficacia di questo gesto di Gesù è incalcolabile. Esso ci ricorda che anche un segno di vicinanza, semplice ma concreto, può suscitare forze di risurrezione”.
In questi giorni di silenzio e di solitudine, di esercizio di lentezza e di ricalcolo dei tempi e dei percorsi della nostra vita, dovremmo mettere sotto la nostra attenzione tutte le volte che abbiamo evitato di “ridare la vita” a qualcuno soltanto con il nostro “tocco”. Quante volte abbiamo deciso di lasciar perdere perché secondo noi non ne valeva la pena e abbiamo scelto di perdere qualcuno e di perderci a nostra volta. Sì perché il “tocco” non salva solo chi lo riceve ma anche chi, coraggiosamente, allunga la mano per andare fuori dai propri confini e arrivare al cuore dell’altro.

Questi secondo noi sono due buoni motivi per vivere da “alzati” la nostra vita. Anche in un tempo di grande incertezza come questo.
È necessario allora resistere per tornare a sognare ma è anche necessario sognare per resistere.
Cari giovani di Ac di tutt’Italia, per salutarvi vorremmo dirvi che, in questo momento particolarmente difficile, vi portiamo tutti nel cuore!

*Vicepresidenti e Assistente nazionale per il Settore Giovani di Ac