Introduzione. Truffelli: «Come in Galilea: “con tutti e per tutti”, incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo»

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«Siamo qui non per occupare spazi, ma per far crescere nelle nostre città le ragioni del convivere, aumentando gli spazi di inclusione, di giustizia e di solidarietà»: così Matteo Truffelli, aprendo i lavori del Convegno delle Presidenze diocesane di Azione cattolica. Davanti agli oltre seicento quadri dirigenti associativi, venuti a Chianciano Terme da tutta Italia, il Presidente nazionale ricorda che l’Ac intende continuare a «stare dentro la realtà del nostro tempo, della nostra terra, cercando di far generare quel valore aggiunto in grado di fermentare quella frazione di storia in cui camminiamo e che è affidata alla nostra responsabilità».

Un impegno chiaro dentro un “orizzonte” preciso e subito ribadito: quello della Galilea, la “terra della pluralità” - così la definiva mons. Mansueto Bianchi, ricorda Truffelli -, «la terra del vivere quotidiano, lo spazio dell’incontro e del confronto con gli uomini e le donne del nostro oggi; che è «la condizione propria e specifica dell’esperienza laicale», di chi vive e spende la propria fede dentro «la dimensione “profana” del mondo, della famiglia, del lavoro, della politica, della società» - chiarisce Truffelli.

Lo stile è anch’esso tracciato: e a proporlo è l’Evangelii gaudium. Per il presidente Ac, l’esortazione apostolica di Francesco «chiarisce con forza straordinaria il modo con cui vogliamo essere popolo che vive dentro la città; e che dentro di essa, dentro le pieghe della storia e dentro i chiaroscuri del convivere umano, intravede la presenza del Signore». E qui il presidente Truffelli fa parlare Francesco, e ribadisce un passo che è caro a tutta l’associazione: «Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso» (EG 71).

È dunque con questo sguardo che l’Azione cattolica intende interrogarsi, in queste giornate di convegno, «sul modo con cui essere trama di fraternità dentro il tessuto delle nostre città»; consapevole, come ci ricorda ancora l’Evangelii gaudium, che «la città produce una sorta di permanente ambivalenza, perché, mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilità, appaiono anche numerose le difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti». (EG 74).

Ecco perché - per Truffelli - diventa importante volgere lo sguardo ai troppi «“non cittadini” che incontriamo sulle nostre strade; come ai tanti “cittadini a metà” che abitano dentro le case delle nostre città, negli ospedali, nelle carceri, nei luoghi dello sfruttamento, del lavoro pericoloso e usurante». E come ignorare poi «la solitudine di tanti anziani» e - soprattutto oggi - anche di «tanti giovani e ragazzi che passano il loro tempo senza uscire di casa». E ancora: «Pensiamo alla fragilità psicologica e affettiva di tanti genitori e di tanti figli, alla paura e alla diffidenza che avvolge l’esistenza di tante persone, impossibilitate a scorgere nel volto di coloro che incontrano per strada i connotati di un fratello e di una sorella invece che quelli del nemico, dell’avversario, dello straniero». E parimenti: «Pensiamo a quei quartieri, a quelle città, a quei territori che sembrano sempre più propensi a trincerarsi nella difesa di chi sta bene invece che preoccuparsi della cura di chi sta male; e che proprio per questo vivono nel costante timore di coloro che si accalcano al di là delle mura».

Per l’Azione cattolica è dunque tempo di chiedersi se e come, in quanto associazione, possa essere popolo di fratelli dentro la città. «Non è domanda da poco, né banale nelle sue implicazioni», confessa Truffelli. «Mi sembra», ammette il presidente Ac, «che se riprendessimo in mano il Convegno ecclesiale di Firenze, che abbiamo tutti quanti messo da parte un po’ troppo in fretta, troveremmo molte cose interessanti in questo senso». Perché «misurarci con la fraternità significa misurarci con l’esistenza umana in tutto il suo spessore, ma anche in tutta la sua tensione drammatica». Del resto, sottolineaTruffelli, «è la Scrittura che ce lo ricorda, fin da subito: il legame fraterno contiene dentro di sé anche la necessità di misurarci con il diverso, con l’altro; e contiene dentro di sé anche la tentazione della sopraffazione e della violenza. È la storia di Caino, è la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli. La fraternità - potremmo dire - rappresenta una sfida da prendere sul serio. Chiunque ha vissuto l’esperienza della fraternità, infatti, sa che per prima cosa i fratelli e le sorelle non si scelgono. Ce li si trova accanto, ciascuno con i propri desideri, i propri bisogni, i propri spigoli. Ma sa anche che sono loro a contribuire a fare di te quello che sei, facendoti comprendere che l’esistenza di ciascuno è sempre e inevitabilmente legata all’esistenza degli altri».

Per tutti, e dunque anche per le donne e gli uomini di Azione cattolica, «fraternità è un dono, inscritto nella nostra identità, ma è anche una conquista. O meglio: una resa. Una resa alla nostra condizione di figli. Solo quando ci riconosciamo figli, infatti, possiamo comprendere cosa significa essere fratelli». È la lezione, amara, - sottolinea ancora il presidente Ac - del fratello maggiore della parabola del padre misericordioso: «Ciò che gli impedisce di gioire per il ritorno del fratello, ciò che gli impedisce di andare al di là di una concezione aritmetica e utilitaristica della giustizia è l’incapacità di vedere la sovrabbondanza dell’amore gratuito del padre».

È da lì, da questo amore, che solo può scaturire quella «fraternità mistica e contemplativa» di cui parla Francesco nell’Evangelii gaudium; «una fraternità capace di risanare la nostra esistenza e la trama di relazioni dentro cui viviamo: dalle relazioni familiari e interpersonali a quelle che formano il tessuto della società, del territorio, del popolo di cui siamo parte», chiosa Truffelli. E aggiunge, prendendo ancora a prestito le parole di Francesco: «È solo il relazionarci con amore che realmente ci risana invece di farci ammalare; è solo una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che può aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il Padre buono».