Presentazione del tema
Secondo la tradizione la casa della Beata Vergine Maria è composta da tre pareti, che in origine, prima del trasporto in Italia, erano addossate alla grotta di Nazareth, che costituiva la parte restante della casa. Prendendo spunto da questa suggestiva immagine, consegnataci dalla tradizione, quest’anno vogliamo proporre una riflessione su san Giuseppe tessitore di relazioni e di pace.
Giuseppe, infatti, nel laboratorio/casa in cui viveva non era solo, ma con Maria e Gesù. Gesù ascolta, impara, cresce e condivide la quotidianità con i genitori: la casa di Nazareth diventa, così, un laboratorio di comunità in cui si intrecciano relazioni di pace. Un intreccio creativo e sapiente di trama e ordito realizzano un tessuto meraviglioso (Sal 139: Signore tu mi scruti e mi conosci). Questo intreccio di relazioni dà vita a una comunità che, facendosi carico dell’altro, attraverso relazioni fraterne e la costruzione di un ambiente di fiducia, svolge un servizio prezioso alla pace.
Possiamo immaginare che la parete mancante della casa, rappresenti un’apertura sul mondo intero: questa casa aperta permette così l’incontro con l’Altro e con gli altri.
Anche Abramo, stando sulla soglia della sua tenda, accoglie i tre stranieri che gli fanno visita. Alcuni Padri della Chiesa hanno identificato i tre stranieri con le persone della Santissima Trinità : un’interpretazione carica di significati simbolici straordinari. Le persone della Trinità , infatti, sono uguali e distinte: l’accoglienza di Abramo diventa un riferimento alla nostra disponibilità ad accogliere Dio e gli altri, che sono uguali a noi nella dignità , in quanto persone, ma sono anche distinti, cioè diversi, che appartengano o meno alla nostra cultura o alla nostra stessa esperienza religiosa.
Sia la casa di Maria che la tenda di Abramo, ci offrono così la possibilità di riflettere sulla nostra apertura e accoglienza verso l’alterità su tre livelli:
- apertura di noi stessi alle relazioni con gli altri;
- l’apertura della comunità , della città , del paese all’accoglienza della diversità che porti a relazioni di fiducia e di pace;
- l’apertura alla speranza per affrontare le grandi sfide dell’umanità di oggi.
Alcuni suggerimenti per la realizzazione della festa
Partendo dall’immagine della casa con tre pareti è possibile realizzare un ambiente che in qualche modo richiami l’idea di una casa aperta (es.: gazebo aperto su un lato, disposizione dei tavoli a staffa di cavallo, pareti di cartone con i mattoni disegnati, oppure un’installazione ideata liberamente dal gruppo che cura la festa). L’ambiente sarà occupato da una tavolata o più tavolate disposte in modo da rispettare l’idea di fondo, con pietanze che hanno origini culturali diverse. Sarà quindi necessario, laddove questo sia possibile, invitare persone provenienti da altri paesi del mondo, a partecipare liberamente all’iniziativa.
La presenza di persone appartenenti ad altre culture, etnie e religioni, che condividono il proprio cibo, darà corpo concreto a quella che don Tonino Bello definiva convivialità delle differenze, che ha il suo fondamento nella dignità della persona umana, come insegna la DSC. Come Maria e Giuseppe, infatti, hanno accolto l’Alterità per eccellenza, Dio che si incarna in Cristo, offrendogli un ambiente di serenità e di pace, anche noi vogliamo fare nostro questo stile, offrendo ospitalità e pace a chi proviene da altri paesi e a chi è vicino a noi: condividere la stessa mensa è un ottimo (oltre che gustoso) punto di partenza verso la pace.
Buona festa a tutti!
Approfondimenti magisteriali
Per approfondire ulteriormente questo tema, sia in gruppo che personalmente, è possibile leggere la Lettera Enciclica di san Giovanni XXIII Pacem in terris, del 1963.
Qui è possibile scaricare il file di questo sussidio e le immagini in vari formati utilizzabili per preparare le locandine delle feste diocesane
Le Feste 2026 sono state celebrate in molte diocesi