I risultati delle elezioni per il Parlamento europeo

In Italia: vince Salvini. In Europa: i populisti avanzano ma non sfondano

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In Italia: Matteo Salvini ha vinto le elezioni per il Parlamento europeo, la sua Lega è oltre il 34%. Il Partito democratico batte un colpo: la segreteria Zingaretti tiene la prova delle urne, il Pd è al 22,7 e scavalca i pentastellati. Il M5s è il vero (e unico) sconfitto di questa tornata elettorale, perde oltre 4 milioni di voti rispetto alle politiche e scende vertiginosamente al 17%. Reddito di cittadinanza e tentativi di smarcamento dallo scomodo alleato di Governo non hanno pagato. Il leader Di Maio ora dovrà affrontare i mal di pancia del movimento e - in prospettiva, nonostante le repentine rassicurazioni di Salvini – uno spostamento dell’asse di Governo sulle posizioni leghiste. Tradotto: sì alla Tav e alle altre grandi opere, sì alla flat tax, sì al decreto sicurezza.

In Europa: i sovranisti vincono ma non sfondano. In Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen diventa il primo partito superando l’europeista Macron e chiede di sciogliere le Camere ma anche di votare per le politiche con un sistema proporzionale in sostituzione dell’attuale doppio turno uninominale che fin qui ha sempre tenuto l’estrema destra ai margini del parlamento di Parigi. In Inghilterra il paladino della Brexit, Nigel Farage e il suo partito last minute, costruito per queste elezioni, trionfa con oltre il 30% dei consensi. Grande successo anche per il sovranista in salva popolare Viktor Orban. In Ungheria il partito del premier supera il 56% e si preannuncia come spina nel fianco del PPE in cui il suo gruppo di parlamentari milita e che l’ha già messo sotto processo. Di certo, oggi è più complicato cacciarlo dal Partito popolare europeo. Vittoria anche per l’altro protagonista del patto di Visegrad: il premier polacco Kaczynski e il suo partito di destra Diritto e Giustizia (PiS) supera il 43%, a farne le spese gli avversari della Coalizione Europea (KE), promossi dal presidente uscente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che si fermerebbero al 38,4%. Più in generale, le destre sovraniste in Europa ottengono meno di quanto ipotizzato ma abbastanza per far sentire la loro voce e per pesare sugli equilibri istituzionali futuri.

In Germania la Merkel tiene, anche perché i veri sconfitti sono i socialisti della SPD, a tutto vantaggio dei Verdi, l’altra vera sorpresa di queste elezioni: In Germania sono il secondo partito, in Francia il Terzo. In Spagna successo del socialista Pedro Sanchez, mentre in Grecia il premier Tsipras ha già chiesto le elezioni anticipate dopo essere stato sconfitto dal conservatore Dimokatia.

Dicevamo: i sovranisti avanzano ma non sfondano. Popolari del PPE e Socialisti del S&D restano i primi partiti, ma non sono più l’alternativa l’uno dell’altro per governare l’Unione. Anzi, la somma dei loro seggi, una loro alleanza anti sovranisti, non è sufficiente a raggiungere una maggioranza in Parlamento. Avranno bisogno dei voti dei liberali del raggruppamento ALDE saliti in Europa al 15 % e divenuti l’ago della bilancia di ogni futura maggioranza.

Insomma, per l’Europa si prospetta un vero cubo di Rubik in cui rimettere ordine. Anche un’apertura a Verdi e Liberali dovrà tenere conto dell’oggettivo spostamento a destra dell’elettorato europeo. Difficilmente si potrà andare avanti con le politiche di austerity volute dalla cancelliere Merkel e avallate dalla Banca centrale europea, tra poco non più di Mario Draghi. La stessa cancelliera tedesca sembra giunta al capolinea. Di certo c’è però che - almeno per ora – non è all’orizzonte un’alleanza popolari-populisti. Dunque, l’Italia di Salvini non troverà un’Europa accogliente e accondiscendente. Specie quando si dovrà reclamare un ruolo importante in Commissione, dopo la poco percepita prestazione della Mogherini agli Esteri. Bruxelles e Roma ora devono scegliere se dialogare per il bene di tutti o se tirar fuori la spada e menar fendenti, con la certezza che a farne le spese saranno innanzitutto gli italiani.