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Il Presidente nazionale Ac presenta il cammino ecclesiale e civile dell’associazione

In cammino verso la XVIII Assemblea nazionale

L’itinerario assembleare dell'Azione cattolica si presenta come un laboratorio di vita democratica attraverso la partecipazione a una vita associativa ed ecclesiale che promuove l’impegno nella costruzione della città.
Fototeca Ac
Fototeca Ac

L’Azione cattolica italiana ha intrapreso il percorso verso la celebrazione della sua XVIII Assemblea nazionale, lo sta facendo in primo luogo attivando un processo autenticamente sinodale di partecipazione da parte di tutti soci, ragazzi giovani e adulti, in quasi tutte le diocesi italiane e in oltre 4500 realtà parrocchiali e interparrocchiali. Un processo possibile grazie all’impegno quotidiano dei suoi oltre 38.000 responsabili associativi e dei circa 7000 assistenti presenti ad ogni livello della vita associativa.

Abbiamo avuto modo di incontrare persone sinceramente coinvolte in una perseverante ricerca di sintesi creativa tra la novità della buona notizia del Vangelo e una vita quotidiana che appare spesso non solo sempre più frammentata e dispersa in contesti sociali precari, dominati da una competizione estrattiva delle risorse e dalla logica performante del successo a qualsiasi costo, ma anche “allucinata” (1) e distratta da un discorso pubblico sempre più artificiale e astratto. Una sorprendente rete di persone concrete, generose e appassionate, che hanno imparato a generare relazioni significative di cura e di promozione di vita buona a servizio degli altri, che imparano a tessere amicizie ecclesiali e sociali e che animano una progettualità formativa e culturale talvolta rassicurante e rituale ma molto spesso innovativa e capace di intercettare il bisogno profondo di cambiamento che viene espresso dalle persone nei diversi territori.

Volti e vite lungo tutto il paese

Un tessuto associativo fatto di volti che abbiamo incontrato da vicino, di storie che abbiamo accolto, di fatiche che abbiamo abbracciato, di interrogativi con cui ci siamo misurati, lo abbiamo fatto insieme a tutta la Presidenza nazionale nei tanti incontri avvenuti lungo tutto il paese. Sono state occasioni preziose in cui abbiamo contemplato con stupore la resilienza di una vita associativa che sa ripensarsi proprio come cura di persone e di relazioni, sfuggendo alla tentazione del funzionalismo e alla trappola di un efficientismo privo di anima e di prospettive.

Vivere l’esperienza associativa comporta oggi, più che nel passato, la fatica di convocare e tenere insieme le persone, la complessità di mettere a fuoco obiettivi che “accomunano”, che non si limitino a perseguire finalità settoriali promuovendo iperspecialismo e tecnocrazia. La sfida associativa è quella di promuovere la partecipazione di ciascuna persona alla vita democratica prima ancora che alle sue forme istituzionali ed ai suoi organismi. Ciò comporta la pratica paziente e sincera dell’ascolto reciproco, il gusto per il confronto e l’amore per la ricerca di ciò che unisce più che di ciò che divide (2), ma anche un allenamento interiore a riconoscere il valore delle decisioni che accomunano e a misurarne la loro qualità dal grado di condivisione e di cooperazione che esse sanno realizzare.

La Settimana sociale di Trieste: al cuore della democrazia

La prossima Settimana sociale che si terrà a Trieste, la cinquantesima nella storia di questa esperienza di partecipazione con cui si esprime il pensiero sociale cristiano e si raccoglie la varietà delle forme partecipative del movimento cattolico, mette a fuoco proprio l’urgenza di una buona manutenzione della vita democratica ritrovando il suo cuore, ossia la partecipazione: «partecipazione è sempre un campo di azione plurale, collettivo, comunitario, vitale, generativo, espressione di un “noi comunitario”. È un campo accessibile, dove nessuno deve sentirsi escluso dalla possibilità di incidere nei processi cruciali per la difesa e la promozione del bene comune; dove nessuno può chiamarsi fuori dalle responsabilità condivise, ma deve poter mettere in gioco i suoi talenti per il bene del suo quartiere, della sua città, del suo paese»(3).

Una vita associativa “convessa”

Accogliendo proprio tale prospettiva, sentiamo che l’itinerario assembleare può essere oggi un vero e proprio laboratorio di formazione alla vita democratica attraverso una partecipazione ad una vita associativa “convessa” che educa a non indugiare troppo nelle questioni organizzative interne, anzi sbilancia continuamente l’impegno associativo verso la costruzione della città di tutti, alla ricerca di una estroversione che spinge ad un lavoro insieme agli altri. È il desiderio originario e fondativo dell’Azione cattolica, presente sin dai suoi albori: testimoniare in modo luminoso il Vangelo della vita che dà forma a pazienti ma profonde tessiture di amicizia sociale che si aprono progressivamente in modo fraterno alla generazione della grande famiglia umana, come amava definirla Giorgio La Pira. Riconosciamo in questa dinamica ciò che ha ricordato papa Francesco nella sua lettera enciclica Fratelli tutti a proposito dell’amicizia sociale che «all’interno di una società è condizione di possibilità di una vera apertura universale» (99).

“Voler bene a tutti” e “volere il bene di tutti” si saldano evangelicamente nell’esperienza associativa come ci mostrano i suoi tanti testimoni credibili in ogni stagione della storia associativa. Tra questi vi è certamente Vittorio Bachelet, che nel saluto conclusivo alla prima Assemblea nazionale dopo il nuovo Statuto del 1969, definiva l’associazione una realtà spirituale e comunitaria tesa a convergere in «uno spirito comune […] essendo sempre più un cuor solo e un’anima sola» e orientata a promuovere quel «servizio che ci è chiesto per tutti i fratelli». Il brano di Atti 10, 34-38 illumina l’intero itinerario assembleare incoraggiandoci a dire insieme a Pietro che «Dio non fa preferenza di persone» e incoraggiandoci a promuovere una autentica e inclusiva partecipazione di tutti. «Todos, todos, todos!» (4).

Vita ecclesiale e vita civile e politica si intrecciano

La partecipazione piena alla vita ecclesiale, in virtù del battesimo, s’intreccia con la partecipazione piena alla vita civile e politica.
La prima esprime quel dinamismo che fa crescere la persona nel dono di sé e nel servizio generoso e gratuito agli altri senza fare distinzioni o preferenze; la seconda esprime un dinamismo altrettanto efficace di maturazione nella consapevolezza di essere portatori di diritti e doveri verso gli altri intesi nell’accezione più ampia di vita della società e dell’ambiente.

Proprio per questo l’itinerario assembleare è un’esortazione ad allargare la partecipazione oltre le forme tradizionalmente previste e animare il coinvolgimento di tutte le comunità ecclesiali, dei tanti simpatizzanti, delle amiche e degli amici delle altre aggregazioni ecclesiali e civili con cui stabilisce alleanze per il bene comune, per raccontare, proprio attraverso il cammino assembleare, il sogno di un’associazione che si sente chiamata a ripensarsi in modo accogliente ed inclusivo e a rigenerarsi attraverso la pratica quotidiana dell’ascolto e del dialogo. È un’associazione consapevole e umile, la nostra Ac del 2024, che ha vissuto, e vive ancora, l’attraversamento della complessità di questo tempo post-pandemico che ha rivelato, con ancora maggiore chiarezza, numerose criticità che già da tempo la secolarizzazione aveva posto ai credenti e alle comunità cristiane.

Sono le stesse questioni evidenziate da tutte le persone che sono state consultate e coinvolte nel cammino sinodale delle chiese che sono in Italia e, analogamente, in ogni parte del mondo in cui la Chiesa cattolica è presente; nodi e problemi che alimentano e stimolano una ricerca comune che incoraggia «ad uscire dalla prospettiva della “scelta giusta per me” ed entrare in quella della “scelta giusta per il bene della comunità”, a passare dalla logica dell’io a quella del noi» (5) .

Verso “noi”

La complessità oggi chiede più spazio alla logica comunitaria nella ricerca di soluzioni a sfide che sempre più ci accomunano: di fronte a tale complessità non vi possono essere scorciatoie individualistiche e solitarie. La vita comunitaria richiede il riconoscimento della pluralità e della varietà come valore più che come problema, occorre pertanto ripensare meccanismi e dispositivi sociali che siano più in grado di sostenere la capacità di tenere insieme il pluralismo senza per questo rassegnarsi ad immaginare la vita in comune come composizione di differenze esposta alla violenza, alla barbarie, alla lotta per la sopravvivenza.

Il ben-vivere delle comunità è ordinato ad una regolazione condivisa all’accessibilità e alle risorse per poter vivere; ogni forma di concentrazione, sia delle risorse sia del potere di regolazione, diventa una minaccia per il buon vivere di tutti, creando disuguaglianze e mettendo sempre più in contrapposizione le persone. Tanto la tecnologia quanto la finanza sono indubbiamente dei dispositivi sociali che influiscono pesantemente nella produzione di disuguaglianze, divenendo sempre più determinanti di conflitti sociali.

Crisi delle democrazie e potere umano

La crisi delle democrazie è oggi indubbiamente connessa alla questione del ripensamento del potere umano, accresciuto in modo impensabile sino a qualche decennio fa proprio grazie al combinato effetto della crescita tecnologica e della globalizzazione finanziaria (6) .

L’associazione avverte l’esigenza di investire ancora di più sul piano culturale e su una formazione autenticamente spirituale, volendo così interpretare in questo tempo la sua scelta religiosa come sollecitudine verso tutte le persone ad immergersi nella complessità e a non difendersi da essa, piuttosto abilitando ciascuno ad assumerla secondo lo stile esigente del discernimento personale e comunitario, riproponendo con creatività e innovazione percorsi di cura e accompagnamento, di ricerca e di impegno nutriti quotidianamente dall’ascolto della Parola e ritmati dalla celebrazione dell’Eucaristia.

È un dinamismo sinodale e missionario, che riconosce l’azione dello Spirito che continuamente rinnova e rigenera la vita ecclesiale e dona al mondo la Chiesa di cui esso ha bisogno.

(Articolo pubblicato sulla rivista Dialoghi n.1-2024)

Note

1 È un termine che allude ai rischi di distorsione del reale o di cattiva interpretazione dei dati che possono emergere nelle esperienze virtuali di Intelligenza artificiale.
2 Dal Testamento di san Giovanni XXIII.
3 Documento preparatorio della 50a Settimana sociale, pp. 15-16.
4 Papa Francesco, GMG Lisbona 2023.
5 Cei, Si avvicinò e camminava con loro, 2023, p. 5.
6 «Abbiamo compiuto progressi tecnologici impressionanti e sorprendenti, e non ci rendiamo conto che allo stesso tempo siamo diventati altamente pericolosi, capaci di mettere a repentaglio la vita di molti esseri e la nostra stessa sopravvivenza», Laudate Deum, n. 28.

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