Da «Orientamenti Pastorali», la rivista del Centro di orientamento pastorale (Cop)

Il volto dell’Ac nella Chiesa di oggi

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di Matteo Truffelli* - Che fine ha fatto l’Ac? Cosa fa, dov’è, l’Azione cattolica di oggi? Sono domande che mi sono sentito rivolgere più volte, in questi anni. Da personalità estranee o ai margini della comunità ecclesiale che volevano capire come l’associazione sta cambiando, da «credenti della domenica» poco attenti alle dinamiche e ai dibattiti intraecclesiali, ma anche da laici impegnati, parroci, teologi, pastori. Talvolta in maniera (sanamente) provocatoria, altre volte senza che gli interlocutori si accorgessero di farlo utilizzando criteri di giudizio fermi a una stagione davvero lontana della Chiesa e del mondo.
L’Azione cattolica di oggi è quella di sempre. Eppure – anzi, proprio per questo – è molto cambiata negli ultimi decenni. Per rimanere fedele alla propria natura e alla propria vocazione ha modificato molti aspetti del proprio servizio: nei modi e nello stile, nelle scelte e negli strumenti. Però è sempre rimasta lì dov’era, dov’è sempre stata: nelle parrocchie, dentro il cammino delle Chiese locali e nella vita della Chiesa italiana, tra le pieghe della società, in dialogo con la cultura del proprio tempo.

In parrocchia. Pur consapevole delle tante difficoltà e trasformazioni che attraversano la vita delle comunità parrocchiali mettendone a prova la tenuta, l’Ac continua a scegliere la parrocchia come proprio ambiente naturale, perché è lì che anche oggi «le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere Accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli».[1] Uno spazio in cui non ci si sceglie, e in cui ancora tante persone possono sperimentare l’importanza di costruire e custodire legami fraterni, mettendo in comune le domande e la forza della fede: è qui che alcune centinaia di migliaia di ragazzi, giovanissimi, giovani e adulti dell’associazione continuano a far vivere l’Ac, portando avanti i cammini formativi pensati per gruppi di ogni età e condizione sociale, ma provando anche a condurre la parrocchia fuori dalle aule di catechismo, dai cancelli dell’oratorio, nei quartieri, dentro le scuole, tra le altre aggregazioni della società civile. Nella convinzione che tocchi proprio all’Azione cattolica per prima non chiudersi in se stessa, ma aiutare la parrocchia a rimanere «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo» per non diventare «una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi».[2]  

Nella Chiesa diocesana. Per una ben precisa consapevolezza conciliare, ma anche per ragioni legate alla storia e per certi versi alla diminuzione dei propri aderenti, l’Azione cattolica ha sempre più accentuato, negli anni, l’importanza della propria caratterizzazione diocesana. Tanto le iniziative di tipo culturale e caritativo quanto le proposte formative promosse dall’associazione hanno progressivamente evidenziato questa specifica caratura, consentendo all’Ac di tradurre in maniera molto concreta il significato e il valore della propria appartenenza alla Chiesa locale. La partecipazione attiva al cammino diocesano, la programmazione di appuntamenti e proposte esplicitamente rivolte alla diocesi e al suo territorio, la vicinanza affettuosa al ministero pastorale del vescovo, il numero consistente di laici provenienti dall’associazione chiamati a svolgere servizi nei vari ambiti della pastorale, e persino la difficoltà che si incontra, in certi casi, nel distinguere quali iniziative siano nate dall’associazione e quali dagli uffici di curia, stanno a testimoniare un modo di pensare e vivere la Chiesa.

Tra le pieghe della società. Ancorata con convinzione al paradigma conciliare della «scelta religiosa», l’Azione cattolica continua anche oggi a offrire il proprio contributo alla cultura e alla società del nostro tempo, di cui si sente profondamente partecipe. Lo stile e gli strumenti con cui lo fa non sono certo appariscenti, né tali da generare contrapposizioni e fratture nel pubblico confronto: in un Paese, e un mondo, che scontano in maniera drammatica la presenza di forze politiche, culturali ed economiche (ma anche ecclesiali) che per proprio tornaconto non esitano a «esasperare, esacerbare, polarizzare»,[3] l’Ac sceglie ostinatamente di farsi promotrice di un confronto aperto, libero, responsabile, pacato, e di andare alla ricerca dei terreni comuni su cui  costruire insieme, invece che allargare i fossati che separano i tanti pezzi della società italiana. Anche per questo, a volte, l’associazione è accusata di essere poco incisiva, poco coraggiosa, e ai suoi aderenti viene rimproverato di essere troppo inclini al dialogo con la cultura contemporanea, rischiando di appiattirsi su di essa e di risultare disattenti nei confronti delle sfide che essa sicuramente pone. La priorità che l’associazione si è assegnata in questo campo, però, è quella di formare, far crescere e sostenere nel loro impegno cittadini consapevoli e critici, responsabili e generosi. E questo non lo si può più fare dicendo loro cosa pensare, ma aiutandoli, piuttosto, a pensare: offrendo occasioni di informazione e formazione, di approfondimento e di confronto, per rendere possibile un concreto esercizio di discernimento. La fitta trama di appuntamenti locali e nazionali dedicati a comprendere le questioni più significative presenti sulla scena politica e culturale, ma anche la scelta di incoraggiare i gruppi e le associazioni territoriali a impegnarsi in puntuali iniziative sul territorio hanno questa finalità. Così come le tante riflessioni offerte dagli strumenti di comunicazione che fanno parte della rete associativa: i testi della casa editrice AVE, i siti web e i social network, la rivista «Dialoghi», che da vent’anni rappresenta una voce originale e autorevole, uno spazio di ricerca sui caratteri di fondo del nostro tempo. Una pluralità di contributi certamente meno rumorosa, ma non per questo meno «rilevante» rispetto alla risonanza mediatica accordata ad altre voci del mondo cattolico.

Nella Chiesa dell’Evangelii gaudium
L’Ac di oggi ha scelto con convinzione di camminare con la Chiesa di Francesco. Prova a procedere nel solco tracciato dall’Evangelii gaudium, alla cui comprensione e attuazione ha dedicato tutte le riflessioni, tutte le scelte, tutti gli appuntamenti nazionali di programmazione e confronto rivolti ai responsabili diocesani e parrocchiali, agli educatori e agli aderenti negli ultimi sette anni.[4] In particolare, ha identificato nel magistero di Francesco tre prospettive fondamentali – missionarietà, popolarità e sinodalità – che trovano profonda risonanza nella sua storia e nella sua identità, chiamandola a un lavoro di traduzione concreta che riguarda ogni ambito della vita associativa, dalle attività del più piccolo gruppo formativo di ragazzi Acr alla elaborazione dei contributi di riflessione portati nei luoghi e nelle occasioni diocesane e nazionali di incontro e dialogo ecclesiale.

Missionarietà. È in fondo la ragione stessa per la quale esiste l’Azione cattolica italiana, «associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria e organica e in diretta collaborazione con la gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa».[5] Papa Francesco ha insistito molto, quando ha incontrato l’associazione insieme con i responsabili di tutte le altre Ac del mondo, su questo aspetto: «la missione non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito», ha detto. «L’Azione cattolica ha il carisma di portare avanti la pastorale della Chiesa. Se la missione non è la sua forza distintiva, si snatura l’essenza dell’Azione cattolica, e perde la sua ragion d’essere. [...] Ciò implica ripensare i vostri piani di formazione, le vostre forme di apostolato e persino la vostra stessa preghiera affinché siate essenzialmente, e non occasionalmente, missionari».[6] L’Ac ha preso sul serio queste sollecitazioni, ripensando molte delle proprie iniziative e proposte, compresi i cammini formativi, che rappresentano la spina dorsale dell’associazione. In questi anni, l’accento è stato posto in maniera costante sulla necessità che ogni attività e ogni iniziativa che viene proposta sia concepita e portata avanti con lo scopo di dare vita a un’esperienza di condivisione, «con tutti e per tutti»[7], della speranza che nasce dall’incontro con Cristo.

Popolarità. L’Azione cattolica rappresenta ancora oggi, malgrado la diminuzione di aderenti iniziata negli anni del concilio e mai del tutto arrestata, una grande associazione popolare. Diffusa in maniera trasversale tra le classi sociali e tra le generazioni (tre quinti dei suoi aderenti hanno meno di trent’anni), è tutt’ora radicata in maniera capillare nel territorio italiano, nei paesi e nelle città, da Nord a Sud, anche se in maniera difforme a seconda del contesto ecclesiale e sociale in cui è immersa. Soprattutto, però, l’Ac rimane una realtà capace di coinvolgere e aggregare centinaia di migliaia di persone e di famiglie, sia che esse siano cresciute dentro la comunità ecclesiale sia che se ne tangano a distanza da molto tempo, offrendo loro la possibilità di sentirsi accompagnate nella vita di ogni giorno e nel cammino di fede. Senza chiusure o preclusioni, senza la presunzione di fare proselitismo, ma semplicemente con il desiderio di incontrare tante persone per condividere insieme un tratto dell’esistenza, scoprendo lì la presenza del Signore. In questi anni ho avuto la fortuna di incontrare la maggior parte delle 219 associazione diocesane presenti in Italia, perciò posso dirlo con cognizione di causa: l’Ac di oggi è un’associazione ospitale e calorosa, sostanzialmente priva di venature elitarie, percorsa da una grande voglia di «incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti».[8]

Sinodalità. È la natura stessa dell’Azione cattolica, la sua composizione, le sue regole, la sua storia, a fare di essa un’esperienza privilegiata di sinodalità. Associazione di laici – ai quali sono riservate tutte le responsabilità nelle scelte e ogni incarico direttivo – l’Ac vive di un intenso legame di condivisione e collaborazione con i propri assistenti, con i pastori e con il presbiterio, tanto nella Chiesa locale quanto in quella italiana e universale. Costituita da ragazzi, giovani e adulti, maschi e femmine, attribuisce a ciascun genere e a ogni fascia di età proprie responsabilità e una voce negli organi e negli spazi del discernimento associativo, in cui si vive un forte senso di collegialità. Dotata di una struttura organizzativa che può apparire a uno sguardo esterno perfino eccessiva, custodisce attraverso di essa un rigoroso senso del significato delle regole democratiche che presiedono a tutte le sue scelte. Abituata a tenere insieme persone di sensibilità, esperienze, competenze e provenienze geografica diverse, si nutre da sempre delle differenze presenti al proprio interno come di un’occasione di arricchimento. E proprio per questo l’Azione cattolica di oggi avverte con particolare forza la responsabilità di porsi come tessuto connettivo dentro la comunità ecclesiale e nel corpo della società. Tra le priorità che l’associazione si è assegnata in questi anni, non a caso, c’è quella di coltivare e favorire una «cultura delle alleanze», come strada obbligata per concorrere alla costruzione della comunione nella Chiesa e alla realizzazione del bene comune nel Paese.

Una formazione per laici discepoli-missionari
Al cuore di tutto ciò si colloca, evidentemente, l’impegno formativo, che da sempre rappresenta la strada fondamentale attraverso cui l’Azione cattolica contribuisce alla vita della Chiesa e a quella della società. Sono i laici che crescono in Ac, infatti, che le permettono di rappresentare ancora oggi una risorsa grande per la comunità ecclesiale e per il Paese. Attraverso l’esperienza che vivono in associazione, migliaia di credenti maturano in maniera condivisa una solida vocazione laicale, un forte senso di responsabilità nei confronti della Chiesa e del mondo, una peculiare sensibilità per il dialogo con la cultura contemporanea, un radicamento stabile in una spiritualità capace di offrire linfa vitale alla quotidianità.
Proprio l’importanza della formazione per la vita e la missione dell’associazione ha spinto di recente l’Azione cattolica ad aggiornare il proprio Progetto formativo. La nuova versione, ultimata nel settembre 2020,[9] non modifica nelle sue coordinate di fondo l’impianto del progetto che l’associazione si era data nel 2004, ma lo colloca dentro i cambiamenti che hanno trasformato il contesto sociale e culturale in questi anni (basti pensare all’avvento della realtà digitale) e, soprattutto, nella prospettiva offerta dal magistero di papa Francesco. Obiettivo fondamentale della proposta formativa dell’associazione rimane quello di «accompagnare i suoi aderenti a essere laici capaci di vivere  in modo autentico e originale la propria esperienza cristiana nella storia e nel mondo»[10], ma tale obiettivo viene declinato con più forza nella chiave di un impegno mirato a far crescere e sostenere credenti capaci di pensarsi e vivere come «discepoli missionari»: donne e uomini protesi, a ogni età e in ogni tappa del proprio cammino di fede, a «trovare strade laicali per l’annuncio del vangelo».[11]

Ne emerge un’idea di formazione che non va intesa «come periodo di preparazione alla missione, ma deve essere vissuta come esperienza in se stessa missionaria». Come si legge nei capitoli centrali del progetto, infatti, «in associazione tutto è pensato, proposto e vissuto perché sia allo stesso tempo formazione e missione: dagli incontri in parrocchia alla presenza significativa nella città, dal sostegno alle persone più fragili alla costruzione di alleanze con altre realtà. Non esiste percorso di formazione proposto dall’Ac che non rilanci l’impegno missionario, limitandosi a un’eterna preparazione. Allo stesso tempo non esiste impegno missionario proposto dall’Ac che non sia vissuto e riletto come momento formativo, limitandosi a un’esperienza estemporanea».[12]
L’asse portante di tutta l’esperienza associativa continua a essere, perciò, il compito di far crescere e accompagnare credenti laici maturi e consapevoli, che concepiscano e sperimentino sempre la propria responsabilità come corresponsabilità. Cioè come responsabilità condivisa: tra laici, chiamati a unire e mettere a disposizione della comunità la propria passione per il vangelo, le proprie competenze ed esperienze, la gratuità del proprio impegno. E tra laici e presbiteri, secondo un modo di pensare e vivere la Chiesa vissuto nel segno di un’autentica fraternità, di un sincero desiderio di «gareggiare nello stimarsi a vicenda».

Il cardine su cui viene fatta poggiare una proposta così esigente – ma al tempo stesso alla portata di chiunque, poiché «ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù»[13] – è la ricerca di una vita spirituale che faccia un tutt’uno con l’ordinarietà del quotidiano. Un’esperienza di preghiera coltivata innanzitutto, anche se non solo, nella dimensione comunitaria, affidata in particolare alla cura degli assistenti, ma soprattutto pensata e proposta con una curvatura tale da poter aderire alla vita laicale, all’esistenza frammentata e dispersiva di uomini e donne, giovani e ragazzi in perenne tensione tra dimensioni differenti dell’esistenza: gli affetti, lo studio, il lavoro, la passione politica e quella culturale, l’impegno ecclesiale e il servizio per chi soffre. È quello che, in particolare, si è cercato di approfondire negli ultimi dieci anni nello spazio privilegiato di Casa San Girolamo, a Spello. Nell’ex monastero che fu il baricentro della comunità raccolta attorno a fratel Carlo Carretto dopo il suo rientro dal deserto africano – e dove egli è sepolto, in un angolo del cimitero adiacente il monastero ancora oggi meta di tantissime visite e preghiere – l’Azione cattolica porta avanti da anni un tentativo di approfondimento, studio e concreta sperimentazione delle forme di vita spirituale più adeguate a sostenere l’esistenza dei laici.[14] In questi anni migliaia di persone e di gruppi, di giovani e adulti sono passati da Casa San Girolamo, divenuta ormai un punto di riferimento per la vita associativa.

Credenti del quotidiano
Che fine ha fatto, dunque, l’Ac di oggi? Dov’è, cosa fa? Mi pare che la risposta più semplice sia che l’Azione cattolica si trova innanzitutto là dove si trovano i suoi aderenti, dentro la quotidianità della vita feriale. E che il suo impegno si spende lì dove i suoi aderenti mettono in gioco la responsabilità, la coscienza formata, la dedizione al bene, le competenze umane maturate attraverso l’esperienza associativa: in famiglia, sul posto di lavoro e nella scuola, negli spazi del confronto culturale, nella cura delle giovani generazioni, nella vicinanza a chi sperimenta solitudine e fragilità, nel servizio ecclesiale di base. E nella dedizione alla «città dell’uomo»: lo stanno a testimoniare le centinaia di giovani e adulti provenienti dall’associazione che, proprio in forza dell’esperienza fatta, scelgono ancora oggi di impegnarsi politicamente, soprattutto in qualità di amministratori locali: responsabilità certo meno ambita rispetto alla ribalta politica nazionale, ma non meno decisiva per l’impatto che ha sulla vita delle persone, delle famiglie, delle comunità.
Anche l’Azione cattolica di oggi, si potrebbe allora concludere, continua a voler essere quello che diceva di ambire a essere sotto la guida di Vittorio Bachelet e mons. Franco Costa: «Un gruppo di cristiani che, raccogliendo il rinnovato invito dei pastori, si dà attivamente carico della missione della Chiesa e dei suoi grandi problemi, e che sceglie per affrontarli la strada di un servizio nella carità e di una stretta unione con i vescovi e con il papa. Per questo i laici aderenti all’Azione cattolica liberamente si associano e, ben consapevoli del loro limite e della loro povertà, si sforzano tuttavia di offrire alla Chiesa che si rinnova il contributo di formazione, di preghiera, di carità, di esperienza, di riflessione, di proposta, di organico servizio, di impegno apostolico, che l’associazione consente e promuove, e che si pone accanto agli altri doni che lo Spirito distribuisce e suscita nel popolo di Dio».[15]

 

*Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana.
L’articolo è tratto dal dossierL’Azione cattolica: quale spazio nella Chiesa per un cammino di formazione dei laici?”, dedicato all’Associazione dal mensile «Orientamenti Pastorali» (12/2020), la rivista diretta da mons. Domenico Sigalini, promossa dal Centro di orientamento pastorale (Cop) ed edita dalle Dehoniane. Il dossier ospita, inoltre, i contributi di: mons. Domenico Sigalini (L’Azione cattolica, una forza sottotraccia, ma sempre viva, attiva e disponibile); Valentina Soncini (L’esperienza di Azione cattolica dall’interno della vita e del servizio ecclesiale e civile); Ernesto Preziosi (La missione dell’Ac: dal rinnovamento conciliare alla «Chiesa in uscita») e (Mandato, riconoscimento, promozione: quale relazione tra Chiesa e Ac); Cettina Militello (Chi è il laico oggi dal punto di vista teologico?); Gioele Anni (L’Ac per i giovani: una proposta al passo con il «cambiamento d’epoca»); mons. Paolo Giulietti (Azione cattolica e patto educativo ecclesiale); Fortunato Ammendolia (Il valore sociale dell’Azione cattolica. Tre buone prassi e una consegna).
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[1] Francesco, Discorso all’Azione cattolica italiana, Piazza San Pietro, 30 aprile 2017.
[2] Ibidem. Cf. anche Evangelii gaudium 28, richiamata nel discorso rivolto da Francesco all’Associazione.
[3] Fratelli tutti, 15.
[4] Ho raccolto alcune delle idee e delle proposte con cui l’associazione ha cercato di interpretare e dare concreta attuazione al magistero di papa Francesco in due testi, entrambi pubblicati dall’editrice AVE: Credenti inquieti. Laici associati nella Chiesa dell’Evangelii gaudium, Roma 2016; e Una nuova frontiera. Sentieri per una Chiesa in uscita, Roma 2020.
[5] È questa la definizione che troviamo nel primo articolo dello Statuto: cf. Azione cattolica italiana, Statuto dell’Azione cattolica italiana. Con regolamento di attuazione, AVE, Roma 2020, 23.
[6] Francesco, Discorso ai partecipanti al secondo Congresso del Forum internazionale dell’Azione cattolica (FIAC), Aula del Sinodo, 27 aprile 2017. Il discorso, pronunciato in larga parte a braccio e in Castigliano, non è stato riportato integralmente nella versione ufficiale disponibile sul sito vaticano. Se ne può leggere la versione integrale in appendice a M. Truffelli, Una nuova frontiera, cit., 103-129.
[7] «Azione cattolica è missione. Con tutti e per tutti» è stato il titolo del secondo Congresso internazionale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) svoltosi nell’aprile 2017, nell’ambito del quale il santo padre ha tenuto il discorso appena ricordato.
[8] Francesco, Discorso all’Azione cattolica italiana, cit.
[9] Azione cattolica italiana, Perché sia formato Cristo in voi. Progetto formativo dell’Azione cattolica italiana, (nuova edizione aggiornata e corretta), AVE, Roma 2020.
[10] Ivi, 46.
[11] Ivi, 49.
[12] Ivi, 18.
[13] Evangelii gaudium, 120.
[14] Alcuni dei materiali frutto di queste riflessioni e concrete esperienze sono raccolti nei volumi della collana «Quaderni di Spello»: L. Alici – M. Bianchi – M. Truffelli, Cittadini di Galilea. La vita spirituale dei laici, AVE, Roma 2016; Azione cattolica italiana, Nella Parola l'alfabeto del quotidiano. Tracce sul «primato della Vita», AVE, Roma 2017; Azione cattolica italiana, Strumenti per la vita spirituale. Taccuino, discernimento, regola, accompagnamento, AVE, Roma 2019.
[15] «Premessa allo Statuto del 1969», in Azione cattolica italiana, Statuto dell’Azione cattolica italiana, cit., 14-15.