Palermo. Appuntamento on line con “Giustizia e legalità”

Il Vangelo “concreto” di Piersanti Mattarella

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di Rocco Gumina - La figura di Piersanti Mattarella è fra le più significative della storia siciliana e italiana. La sua vicenda ci fa capire come l’azione diretta alla riforma della politica non può basarsi su di uno sterile moralismo bensì su di una straordinaria sintesi fatta di studio, volontà, coraggio, mediazione, intelligenza, senso di comunità e di responsabilità.

Mattarella che oltre ad essere politico, fu padre, marito, avvocato, membro dell’Azione cattolica e animato da una grande passione civile che lo portò ad opporsi – tanto da consigliere al comune di Palermo quanto da presidente della regione – agli interessi della criminalità organizzata. Era pienamente consapevole dei rischi connessi alla sua opera di rinnovamento della politica siciliana che, come per il resto della società, era divisa tra rinnovamento e conservazione, fra tensione civica e interessi di parte. Gli anni della sua attività all’assemblea regionale erano quelli delle uccisioni di poliziotti, giudici e uomini impegnati a lottare contro Cosa nostra. Quello era anche il tempo in cui esponenti di spicco della Democrazia cristiana – come Aldo Moro, maestro e amico di Mattarella – venivano trucidati perché protagonisti e artefici della rigenerazione della politica italiana.

Un elemento fondamentale per intuire la storia umana e politica di Mattarella è, indubbiamente, la sua fede in Cristo. Era un uomo segnato da una eccezionale sintesi tra fede, politica e cultura che fu alla base della sua scelta di non abbandonare il servizio politico – e l’opera di trasparenza e riforma che aveva avviato – quando il rischio di perdere la vita cominciò a profilarsi. Da questo punto di vista, può essere considerato un martire cioè un testimone della speranza cristiana chiamata ad agire in questo mondo e, perciò, in grado di sostenere processi finalizzati alla ricerca del bene comune. La sua era una concezione del cristianesimo integralmente ancorata alla storia. Questa visione si concretizzò nel suo impegno politico all’interno di quella parte della Democrazia Cristiana più sensibile alla ricerca della giustizia e alla realizzazione delle riforme sociali.

Figlio di Bernardo che era uno dei leader dei democratico-cristiani di Sicilia fra i più stimati da Alcide De Gasperi, Piersanti è cresciuto sulla scia degli insegnamenti politici, sociali ed etici di don Luigi Sturzo. Il fondatore del Partito popolare era il punto di riferimento di un gruppo di dirigenti partitici che alla luce dell’ispirazione cristiana s’impegnava per la ricerca della libertà e della giustizia sociale. Inoltre, per Mattarella fu molto importante l’appartenenza alla gioventù dell’Azione cattolica. In un periodo di grandi trasformazioni, Piersanti era fra quei giovani che cercavano di leggere il mutamento dei tempi sub luce Evangelii, pertanto la sua opera era rivolta principalmente alla formazione delle future generazioni. Da giovane condivise l’impostazione di Carretto e Rossi i quali spingevano l’Azione cattolica, a livello nazionale, verso punti di vista aggiornati alle istanze della contemporaneità. Tale sensibilità generò uno scontro interno che portò l’associazione ad uno dei momenti più difficili della sua storia. Dalle radici paterne e dall’esperienza in Azione cattolica nasce in Mattarella la passione per la politica.

Entrato giovanissimo a Palazzo dei Normanni, Piersanti propose una riforma della burocrazia regionale basata su meritocrazia e trasparenza. Al contempo, organizza un vero e proprio gruppo politico all’interno della Dc siciliana costituito sia per selezionare e formare la nuova classe dirigente del partito sia per avanzare progetti di riforma per la crescita economica della regione. Divenuto prima assessore al bilancio e poi presidente della regione, Mattarella pianifica una serie di interventi e programmazioni volte a superare il sottosviluppo isolano. Lontano dalla logica dei favori o della difesa di interessi particolari, Piersanti fa approvare dall’assemblea regionale un “piano d’interventi per il periodo 1975-1980” che costituisce il primo tentativo siciliano di un’organica politica produttiva e non assistenziale. Per via della fragilità del Mezzogiorno, il gruppo politico facente capo a lui ipotizzava l’intervento pubblico sia per concedere a tutti i cittadini le stesse condizioni di sviluppo sia per avviare un serio processo d’industrializzazione. Ormai riconosciuto a livello nazionale, il suo operato da presidente della regione siciliana è contraddistinto anche dal tentativo di generare una sponda fra l’Unione europea e i Paesi nordafricani ma anche dall’emanazione di riforme strutturali che hanno smantellato le illegalità diffuse in particolar modo nel settore urbanistico. La sua uccisione rappresentò un duro colpo al processo di riforma avviato nell’isola. Uomini come lui sono stati capaci di generare quella che Andrea Riccardi chiama “cultura del futuro” ossia un processo in grado di coinvolgere l’intera comunità verso interessi condivisi.

Proprio per diffondere i semi della “cultura del futuro”, l’Azione cattolica dell’arcidiocesi di Palermo ha organizzato una diretta streaming – per lunedì 8 febbraio a partire dalle ore 21 dalla pagina Facebook dell’Ac di Palermo – volta a riprendere la testimonianza di Piersanti Mattarella. All’evento intitolato Giustizia e legalità interverranno: mons. Corrado Lorefice, arcivescovo metropolita di Palermo; Leoluca Orlando, sindaco di Palermo; Rino La Placa, presidente dell’Associazione ex deputati all’Ars; Rocco Gumina, presidente dell’Associazione “Alcide De Gasperi”. L’incontro fa parte del ciclo formativo annuale dell’associazione palermitana incentrato sulla presentazione di figure che alla luce del Vangelo hanno ricercato e diffuso nel mondo la giustizia e la legalità.