Verso la presentazione del Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”/4

Il valore formativo del gruppo in Ac

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di Enzo La Carrubba e Luca Micelli* -  «L’Ac sceglie il gruppo come strumento formativo, adatto a far maturare le persone in una vita di fede, attraverso la partecipazione a un percorso comune che si nutre anche delle relazioni tra i componenti, di un rapporto che continua nel tempo, di alcune riflessioni ed esperienze condivise» (Progetto Formativo, capitolo 7).
In questa proposizione viene riassunta la visione di gruppo che abbiamo sperimentato e consolidato in Ac: un luogo di vita “fra pari” che consente di fare esperienza di partecipazione, di mettere in comune in modo stabile e durevole la “vita vissuta”, uno spazio in cui essere se stessi senza infingimenti, un “luogo franco” in cui tutte le opinioni e i carismi sono valorizzati.
Certamente, in Ac il gruppo è una consolidata tradizione. E però, proprio quanto sopra affermato serve a confutare la visione semplicistica secondo cui il gruppo coincide con il “fare l’incontro”: il gruppo, infatti, si sostanzia di una pluralità di elementi e, pertanto, la cura del gruppo comporta attenzione a pluralità di fattori.
È nuovamente il Progetto Formativo a ricordarci quali sono le coordinate da tenere presenti, laddove si afferma che «l’esperienza del gruppo è una scelta formativa qualificante, uno spazio di relazioni che educa alla comunità, insegnando a uscire da sé stessi, per crescere insieme nella fede. Nel gruppo ci si forma attraverso la vita narrata e testimoniata di ciascuno, la circolarità di relazioni, l’impegno a realizzare progetti comuni» (Progetto Formativo, capitolo 7).

Senza presunzione di essere esaustivi, proviamo ad indicare alcuni elementi fondanti che qualificano una esperienza di gruppo significativa:

  • Capacità importanza di fare rete, tenere i contatti e curare le relazioni. Occorre essere capaci di “tener dentro tutti”, creando uno spazio in cui le persone si sentano non solo invitate, ma anche continuamente accolte, cercate e valorizzate.
  • Avere finalità comuni e riconoscerci in esse. Un gruppo è costituito da membri che si proiettano in un orizzonte comune, che usano filtri condivisi di interpretazione della realtà. Questo non vuol dire affatto appiattimento e uniformità di vedute! Al contrario, la dinamica della vita di gruppo valorizza le differenze, tenendole però dentro una cornice unificante di valori, di atteggiamenti di fondo, di scelte fondanti.
  • Ritrovarsi. Se non ci si ritrova, se non ci si incontra, il gruppo perde la sua linfa vitale, smarrisce il senso autentico della sua esistenza, si spegne perché il perseguire delle finalità comuni non è, da sola, condizione sufficiente ad alimentare la vita di gruppo e a far sì che quei propositi vengano continuamente alimentati e raggiunti.
  • Sentirsi insieme. Il gruppo è fatto da persone diverse che decidono intenzionalmente di agire insieme, di lavorare insieme, di discutere insieme, anche di mettersi in discussione in modo comunitario. Questo vuol dire, da un lato, che il gruppo non è incentrato sull’educatore e/o animatore che lo domina (magari con lunghi monologhi o sottolineature e commenti continui sulle analisi degli altri), ma lascia a ciascuno gli opportuni spazi e tempi di partecipazione; dall’altro lato, è responsabilità di ogni membro del gruppo quella di trovare delle modalità “efficaci” di partecipazione alla vita del gruppo, secondo la propria sensibilità.
  • Regolarità. Il gruppo, essendo inserito nel contesto della vita concreta e non rappresentando una sorta di identità astratta o idealizzata, per potersi alimentare ha bisogno di avere e darsi un ritmo, degli appuntamenti, delle scadenze. E qui bisogna disinnescare il rischio della ripetitività e della abitudinarietà, aiutando ciascuno dei membri a trovare risposte di senso alla domanda “perché mai dovrei partecipare ad un gruppo fatto sempre dalle stesse persone che si dicono sempre le stesse cose?”

Ecco, se un gruppo di Ac risponde alle caratteristiche che abbiamo elencato sopra (ed altre ancora che avremmo potuto citare) può diventare uno “strumento formativo”, secondo quanto riportato dal Progetto Formativo, che colloca il senso di gruppo all’interno della dinamica associativa: «Essere Azione Cattolica significa credere nel gruppo e negli incontri formativi come uno strumento privilegiato per la formazione» (Progetto Formativo, capitolo 7).

In altri termini, il gruppo è uno strumento (e non il fine della vita associativa), attraverso cui:

  • ci si incontra volto a volto e si fa “esperienza” di umanità
  • ci si sente accompagnati e appartenenti a realtà più grandi e complesse (l’associazione, la comunità ecclesiale e civile…)
  • ci si educa alle relazioni e alla socialità
  • si sperimenta la fraternità
  • si impara a conoscere se stessi, a fare i conti con le proprie inclinazioni, a orientare la propria vocazione umana e cristiana
  • ci si forma ad un’opzione comunitaria, segno distintivo dell’esperienza comunitaria,
  • ci si sperimenta nell’evangelizzazione

Di fronte alla complessità delle sfide che il tempo attuale ci presenta, occorre ridirci le ragioni profonde della scelta del gruppo come “esperienza vitale” che può sostanziare la vita associativa. È estremamente importante anche in momenti in cui ci è imposta una sorta di “innaturale distanza”, ricordando, come scritto nel Progetto Formativo, che «ci sono anche situazioni in cui la vita di gruppo risulta difficile o quasi impossibile nelle forme tradizionali» rispetto a cui credere nell’Ac «significa credere che non esistano situazioni, per quanto difficili, che impediscano a una comunità di crescere insieme nell’amore per il Signore a servizio di tutti» (Progetto Formativo, capitolo 7).

*Responsabili del Laboratorio Nazionale della Formazione