Il “santo” dei giovani

Pier Giorgio Frassati, che fu beatificato il 20 maggio del 1990, è stato scelto come patrono per la Gmg che si terrà a Lisbona nell’estate 2023. Una notizia che, ancora una volta, ci fa riflettere sulla sua vita e sulla sua ordinaria santità

«Gioioso ed entusiasta apostolo di Cristo», così San Giovanni Paolo II apostrofava Pier Giorgio Frassati il giorno della sua beatificazione. Aver appreso che Pier Giorgio, dopo aver accompagnato il percorso di tutte le Giornate mondiali della gioventù, è stato scelto come patrono per la Gmg che si terrà a Lisbona nell’estate 2023, ci dà l’occasione, ancora una volta, per riflettere sulla sua vita e sulla sua ordinaria santità.

Quando nel 2016 a Cracovia fu organizzato dal Fiac un momento di preghiera con le reliquie di Pier Giorgio, quando a Panama nel 2019 organizzammo uno stand dei giovani testimoni di Ac, subito è stato evidente quanta ammirazione e devozione si rinnova, in giro per il mondo, per quel giovane piemontese che ha saputo amare e servire senza riserve. Forse lo stupore del padre Alfredo di fronte alla folla presente ai funerali del figlio avrebbe dovuto prepararci, eppure si prova sempre una sensazione di stupore scoprendo il rinnovarsi, generazione dopo generazione, della devozione verso Pier Giorgio.

Ma che Pier Giorgio fosse patrono dei giovani, del resto, lo testimonia la sua vita, una storia di santità vissuta nella quotidianità dello studio, della carità, delle relazioni coltivate nelle frequenti camminate in montagna; una santità che parla di una relazione profonda con il Signore, espressa attraverso la gratuità e l’autenticità dei gesti. La vita Pier Giorgio l’ha spesa esprimendo una fede fatta di ortoprassi prima che di ortodossia, perché ha saputo dedicare non soltanto un po’ del suo tempo ma tutto quello di cui disponeva al servizio dei più poveri e degli ultimi.

Rileggendo la vita di Pier Giorgio abbiamo la certezza che è la capacità di donarsi, di essere Chiesa accogliente, che fa dilatare il cuore. Pier Giorgio ci ricorda un po’ la parabola del buon samaritano, perché è stato disposto a farsi carico delle miserie, delle povertà, dei dolori e delle necessità dei più bisognosi, aiutandoci a vedere come la nostra vita da credenti non possa non tenere insieme eucarestia carità. Il Beato torinese, trovando Dio nel volto dei fratelli, si faceva, a sua volta, occasione di Incontro con il Signore, provando a servire con la Parola nel cuore e il sorriso sulle labbra.  

“Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare!”

*vicepresindenti nazionali per il settore Giovani di Ac

Autore articolo

Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi*