Il saluto Matteo Truffelli, Presidente nazionale al Santo Padre - 30 aprile 2021

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Santo Padre, carissimo Papa Francesco,

siamo davvero felici di essere qui oggi, con la Presidenza e il Consiglio nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, per portare il saluto e il ringraziamento di tutti gli aderenti dell’Associazione. Bambini, ragazzi, giovani, adulti e anziani che in ogni parte d’Italia tentano di vivere e testimoniare la gioia del Vangelo dentro la quotidianità dell’esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, nel servizio ecclesiale, nell’impegno politico, culturale e sociale.

Stiamo vivendo in questi giorni la nostra XVII Assemblea nazionale, posticipata di un anno a causa dell’emergenza sanitaria. Ci troviamo immersi in un tempo davvero rivelatore e decisivo: per l’umanità, per la terra che ci ospita, per il nostro Paese, e dunque anche per l’Azione Cattolica. La pandemia, con il dolore e le difficoltà che ha portato con sé, con i cambiamenti che ha imposto, e con le sfide che ci ha consegnato, ci sprona a metterci ancora più in ascolto della realtà, della vita delle persone, a partire da coloro che hanno meno voce, per farci prossimi a tutti: come il Samaritano, il cui esempio ci è affidato dalla Fratelli tutti quale icona evangelica della fraternità.

Sappiamo di essere «analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli» (Ft 64), eppure desideriamo farci fratelli e sorelle di tutti, per condividere con chiunque quello «spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amati» dal Signore (Eg 6). E desideriamo - anche in un tempo difficile come questo, anzi proprio per un tempo difficile come questo - «accettare la sfida di sognare e pensare insieme ad un’altra umanità» (Ft 127). È questa la prospettiva che abbiamo scelto per la nostra Assemblea, che vede quasi ottocento delegati delle diverse diocesi italiane impegnati a verificare e progettare il cammino dell’Associazione per i prossimi anni. Vogliamo tentare, insieme, di leggere in profondità il tempo che stiamo vivendo per trovare dentro di esso i sentieri da percorrere verso la realizzazione di un’autentica conversione missionaria. Un impegno che riguarda innanzitutto noi, l’Azione Cattolica: sappiamo che solo se sapremo farlo nostro fino in fondo, solo se sapremo «abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così», non a parola ma nei fatti, potremo contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa italiana. E solo così potremo partecipare alla costruzione di una società più giusta, più solidale, più umana.

In questi anni abbiamo provato a lavorare in questa direzione, incoraggiati da quanto Lei ci disse il 27 e il 30 aprile del 2017, nei due straordinari incontri che avemmo la gioia di vivere insieme con i rappresentanti di tutte le AC del mondo, prima nell’Aula del Sinodo e poi, alcuni giorni dopo, in una Piazza San Pietro colma di persone e di passione. I discorsi che ci rivolse in quelle due occasioni sono divenuti per noi delle mappe con cui orientare il nostro percorso, nel solco dell’Evangelii gaudium. E tra le tante cose che vorrei raccontarLe in proposito, mi limito a dire che una delle più grandi gioie vissute in questi anni è stata quella di partecipare alla nascita del piccolo gruppo di AC sorto all’interno del carcere di Rossano, con una ventina di uomini che hanno chiesto di aderire all’associazione per essere aiutati a vivere lì, dietro le sbarre, il loro cammino di fede. Quando sono andato a trovarli avevo promesso che Le avrei trasmesso il loro saluto: sono davvero felice di poterlo fare oggi, in questa occasione per noi solenne.

La nostra Assemblea ha come titolo un’indicazione del Signore rivolta a S. Paolo «Ho un popolo numeroso in questa città» (At 18,10). Ci ricorda che il Padre abita in mezzo al suo popolo, tra le vie della città. Che Egli, come leggiamo nell’Evangelii gaudium, «vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia». E che «questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata» (Eg 71). Siamo parte di questo popolo e desideriamo camminare con esso e per esso, con semplicità e fedeltà, per scoprire insieme il bene che è all’opera. Lei ha ricordato più volte, e anche di recente, che «la fede va trasmessa in dialetto». In AC di dialetti se ne parlano tanti, quanti sono gli idiomi e le tradizioni italiane, e anche qui, stamattina, tra coloro che sono presenti, abbondano i dialetti diversi. L’Azione Cattolica è fatta di uomini e donne di ogni età, provenienza territoriale, appartenenza sociale e formazione culturale, che desiderano camminare gli uni con gli altri per condividere la bellezza della comune vocazione alla santità e all’apostolato. In ascolto reciproco e in ascolto del tempo che abitiamo. È questo il nostro modo, semplice ma appassionato, di vivere la corresponsabilità laicale. Ed è ciò che abbiamo da donare alla Chiesa italiana, anche per sostenerla nel cammino sinodale che la attende. Proprio l’Assemblea nazionale che stiamo vivendo in questi giorni, d’altra parte, altro non è se non una bella esperienza di sinodalità. Non un appuntamento da realizzare, ma un modo di essere Chiesa.

Mi permetto solo di aggiungere una brevissima nota personale. Concluderò tra pochi giorni il mio servizio come presidente di questa bellissima associazione. Per me e per mia moglie Francesca è stata un’esperienza straordinaria di fede, di fraternità, di crescita umana. Al termine di questa responsabilità, alla quale non avrei mai pensato di essere chiamato, desidero davvero con tutto il cuore dire il mio grazie a Lei, Santo Padre. In questi anni ho avvertito con forza il privilegio di essere guidato, con tutta l’associazione e per tutta l’associazione, dalla forza, dalla tenerezza e dalla profondità del suo magistero e del suo esempio. Grazie.

Carissimo Papa Francesco, l’Azione Cattolica tutta, tutti i ragazzi, i giovani, gli adulti e gli anziani che ne fanno parte ti vogliono bene, ti seguono con gratitudine e fiducia, e pregano per te.