Cosa si intende fare con i 222,9 miliardi del Next Generation Eu

Il Recovery Plan dell’Italia

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Con una dotazione complessiva di 222,9 miliardi, la quota italiana di fondi comunitari del Next Generation Eu, il Piano nazionale di riprese e resilienza (Pnrr) approvato dal Consiglio dei ministri nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, e ora al vaglio del Parlamento (in piena crisi politica), spazia su molteplici progetti e punta a fare dell’Italia un Paese più moderno, più digitale, più verde e più inclusivo. Queste almeno le intenzioni, a leggere le oltre 170 pagine. Declinate in 6 missioni principali (cioè sei aree di investimento), 16 cluster, 48 linee di intervento. Dagli asili nido alla telemedicina, dall’alta velocità al Giubileo del 2025, dai pagamenti digitali alle reti 5G, al empowerment femminile. Il termine per la presentazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza è il 30 aprile 2021.

Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
La missione è suddivisa in tre componenti – Pubblica Amministrazione, sistema produttivo e cultura - per oltre 46 miliardi. Vi rientrano infrastrutture digitali per la raccolta dei dati (con la nascita di Poli strategici nazionali-PSN per la gestione), per garantire più servizi digitali, dalla “cittadinanza digitale” alla digitalizzazione dei pagamenti, ma anche per la cyber security e la gestione di dati sensibili.
Semplificare ed accelerare i processi sono le parole d’ordine per la giustizia, mentre per la digitalizzazione del sistema produttivo, che potrà beneficiare del piano “Transizione 4.0”, si punta su tecnologie, ricerca, sviluppo e innovazione, reti ultraveloci in fibra ottica, 5G e satellitari. Negli 8 miliardi del capitolo cultura e turismo trovano infine spazio la riqualificazione di borghi, parchi, giardini storici e periferie, un progetto speciale per Roma “Caput mundi” in vista del Giubileo del 2025 e un “Progetto Cinecittà” per l’industria del cinema.

Rivoluzione verde e transizione ecologica
Ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, proteggere e conservare l’Italia per consegnarla migliore alla Next Generation: territorio, acque, mari, patrimonio culturale e paesaggistico, città e foreste. Alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è destinata la fetta maggiore di risorse: 68,9 miliardi. Si va dall’idrogeno verde alle energie rinnovabili, dalle ciclovie (con 1.000 km di piste ciclabili in città e 1.626 km di piste turistiche) al rimboschimento fino al riciclo dei rifiuti.
In particolare 6,3 miliardi sono destinati a progetti su “Impresa verde ed economia circolare”, 18,2 miliardi a “Transizione energetica e mobilità locale sostenibile”, 29,3 miliardi per “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”, 15 miliardi per “Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica”. Nel pacchetto rientra anche la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.

Infrastrutture per una mobilità sostenibile
Con circa 32 miliardi di risorse, l’intervento sulle infrastrutture punta a realizzare un “sistema infrastrutturale di mobilità moderno, digitalizzato e sostenibile”. L’intervento più corposo (28,3 miliardi) è destinato a ferrovie e strade: si punta a rafforzare le grandi linee di comunicazione del Paese, innanzitutto ferroviarie, con un focus sul Mezzogiorno; risorse anche per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali con maggiori criticità. Altri 3,68 miliardi sono per intermodalità e logistica integrata, con investimenti per rendere i porti più competitivi e sostenibili.

Istruzione e ricerca
Colmare il deficit di competenze che limita il potenziale di crescita, migliorare i percorsi scolastici e universitari degli studenti agevolandone l’accesso e rafforzare i sistemi di ricerca e la loro interazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni. Sono questi i principali obiettivi del capitolo “Istruzione e ricerca” per il quale verranno stanziati un totale di 28,5 miliardi di euro: 16,7 per il potenziamento delle competenze e diritto allo studio e i restanti 11,7 per la ricerca all’impresa. Per scuola e formazione, tra i principali intenti ci sono l’aumento dell’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia, l’ampliamento delle opportunità di accesso all’istruzione, il contrasto all’abbandono scolastico (14,5% in Italia contro una media Ue del 10,6%) e una migliore formazione e reclutamento dei docenti. È inoltre previsto l’efficientamento energetico e la cablatura delle scuole.

Inclusione e sociale
Intervenire sulle “fragilità” sociali: donne e lavoro, giovani, famiglie “marginali” con una precisa attenzione alle discriminazioni di genere. La missione, con un impegno di 27,26 miliardi, è dedicata proprio al “sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere” e all’aumento dell’occupazione, soprattutto giovanile. Per il lavoro si ipotizza la revisione delle politiche attive, con il rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati.
La seconda componente, “Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo settore”, mira invece a supportare situazioni di fragilità sociale ed economica, a sostenere le famiglie e la genitorialità. Una specifica linea d’intervento è pensata per le persone con disabilità o non autosufficienti e prevede l’incremento di infrastrutture e la messa a disposizione di servizi e reti di assistenza. Infine sono previsti “Interventi speciali di coesione territoriale” con il rafforzamento della Strategia nazionale delle aree interne rilanciata dal Piano Sud 2030.

Salute
Assistenza di prossimità e digitalizzazione sono i due snodi per i quali il governo mette in gioco 19,72 miliardi. La sanità - spiega il piano - deve essere “vicina ai bisogni delle persone”, con strutture sul territorio e telemedicina. La novità è l’arrivo di 2.564 “case della Comunità”, una ogni 24.500 abitanti, che diventeranno il punto di riferimento sul territorio, anche per l’assistenza domiciliare integrata sulla quale si conta di realizzare 575 centrali di coordinamento, attivare 51.750 medici e fornire kit specializzati a 282mila pazienti. Previsti anche 730 mini-ospedali entro il 2026 e l’ammodernamento del parco tecnologico ospedaliero con l’arrivo del Fascicolo Sanitario Elettronico.