Il Papa, la crisi e il G20: per uno sviluppo davvero umano

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Di fronte alla crisi il Vaticano non si è limitato ad appelli generici. Proposte concrete, come la Tobin tax, reintroducono il primato dell'etica e della politica al servizio del bene comune. L'ideologia liberista non ha salvato il mondo.

Fabio Zavattaro

Alla vigilia dell’apertura del vertice dei G20 a Cannes, Benedetto XVI ha voluto rivolgere un appello ai capi di Stato e di Governo per chiedere un’attenzione particolare alla crisi economica, sempre più globale, che investe i paesi del cosiddetto nord ricco del mondo. L’auspicio del Papa è che l’incontro “aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale”. Dietro queste parole c’è un’attenzione alle questioni economiche che ha origini lontane, a partire dall’enciclica di Papa Leone XIII, Rerum novarum, che affrontava in modo del tutto nuovo, alla fine del 1800, il tema del lavoro, la questione operaria e la crescita economica. Con Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, si arriva a ipotizzare l’idea di una autorità politica mondiale capace di governare i cambiamenti; idea che Papa Benedetto sviluppa nella sua enciclica Caritas in veritate, pubblicata nel luglio del 2009, nel piano della crisi economica. È dei giorni scorsi, infine, un documento del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la pace – dal titolo significativo “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di una autorità a competenza universale” – che propone la ricetta vaticana per uscire dalla crisi: il mondo non deve rinchiudersi nei vecchi egoismi nazionali o di classe, ma ha bisogno di uno scatto di solidarietà e di globalizzazione. Di più, il mondo globalizzato e il suo sistema finanziario e monetario non possono essere in mano a un gruppo di amici, per quanto ampio e bene intenzionato, ma servono misure super partes, cioè una autorità pubblica a competenza universale, fondata su diritto, regole condivise, rappresentativa, e “al servizio del bene comune”. L’approccio seguito fino ad oggi per governare il mondo, attraverso G7 o G20, non solo non ha funzionato, ma ha messo all’angolo le esigenze dei paesi più poveri. Per il Pontificio Consiglio l’attuale crisi economica e finanziaria è l’”effetto devastante” delle ideologie liberiste, e oggi c’è l’opportunità – tutta da cogliere – di riprogettare le regole dopo il declino del mondo disegnato dagli accordi di Bretton Woods, le bolle speculative, i deliri della finanza onnipotente, il fallimento delle banche, la crisi dei bilanci statali, l'aumento nel mondo delle schiere di poveri. Che cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace?, si chiede il dicastero vaticano. “Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di apriorismo economico, che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti”. C’è anche un riferimento esplicito e critico alle iniziative messe in atto dalla Lehman Brothers che ne hanno poi decretato il fallimento. Si legge sempre nel documento vaticano: “Un orientamento di stampo liberista – reticente rispetto a interventi pubblici nei mercati – ha fatto propendere per il fallimento di un importante istituto finanziario internazionale, immaginando in tal modo di delimitare la crisi e i suoi effetti. Ne è derivata purtroppo una propagazione di sfiducia che ha spinto a mutare repentinamente atteggiamento, sollecitando interventi pubblici sotto varie forme, di enorme portata al fine di tamponare gli effetti negativi che avrebbero travolto tutto il sistema finanziario internazionale”. Analisi precisa; curioso il fatto che le idee proposte in qualche modo possono coincidere con le motivazioni degli indignados. E come non ricordare ancora che proprio in questi giorni in cui l’Europa è chiamata a trovare risposte concrete alla crisi dei mercati, negli Stati Uniti prende il via una campagna elettorale che è dominata dalle questioni economiche, e non potrebbe essere altrimenti in un sistema politico che vede come fumo agli occhi qualsiasi proposta che provi ad ipotizzare tasse più alte per i ricchi. Si tratta di riconoscere che sempre più il mondo vive di una globalizzazione anche economica, e dunque è davvero surreale, anacronistico pensare di salvarsi rifugiandosi in forme più o meno palesi di nazionalismo, cercando di conseguire in maniera autarchica il bene comune dei cittadini. Occorre, invece, ristabilire il primato della politica sull'economia e la finanza, afferma il documento di Giustizia e pace, realizzando un multilateralismo non solo per la diplomazia, ma per lo sviluppo sostenibile e la pace. Ancora, occorre scongiurare una generazione di tecnocrati, colmando il divario tra formazione etica e preparazione tecnica, e, da ultimo, ma non di minore importanza, illuminare l'opinione pubblica, per aiutarla ad affrontare questo mondo nuovo non più nell'angoscia ma nella speranza e nella solidarietà. La comunità internazionale dovrebbe poi riflettere sulla opportunità di introdurre misure di “tassazione delle transizioni finanziarie”, come la Tobin Tax proposta dalla Commissione Europea, per creare una riserva mondiale che possa “sostenere le economie dei paesi colpiti dalla crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario”.

Per il Vaticano, dunque, questa Autorità dovrà avere come compito quello di servire il bene comune, dotandosi di strutture e meccanismi adeguati, efficaci. Soprattutto dovrà essere in grado di adottare politiche e scelte vincolanti poiché orientate alla realizzazione del bene comune a livello locale, regionale e mondiale. Dalla crisi, afferma il Vaticano, non ci si salva se non tutti insieme: “l’umanità deve oggi impegnarsi nella transizione da una situazione di lotte arcaiche tra entità nazionali, a un nuovo modello di società internazionale più coesa, poliarchica, rispettosa delle identità di ciascun popolo, entro la molteplice ricchezza di un’unica umanità”.