Il primo «Bilancio di Sostenibilità» dell’Azione Cattolica Italiana

Il nostro impegno a servizio della Chiesa e del Paese

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primo Bilancio di Sostenibilità

di Paolo Seghedoni* - «Abbiamo scelto di intraprendere la strada della rendicontazione sociale per diverse ragioni: il bilancio di sostenibilità anzitutto è uno strumento che ci serve per conoscerci meglio e prendere consapevolezza di noi stessi e del senso del nostro impegno a servizio della comunità; è uno strumento di trasparenza verso chi, socio e non, si fida dell’Azione Cattolica e decide di scommettere sul suo valore, anche attraverso un contributo economico; è una scelta di responsabilità nel dare conto del valore sociale che la vita associativa genera sul territorio». Prendiamo a prestito le parole del presidente Matteo Truffelli, contenute nella presentazione del primo Bilancio di Sostenibilità dell’associazione, per spiegarne il senso.
Scegliere una rendicontazione sociale rigorosa, in accordo con le linee guida GRI Standars (il principale standard di riferimento globale per la rendicontazione della performance di sostenibilità di un’organizzazione o di un’impresa), rappresenta un passaggio importante per l’associazione e un modo sia per rendere nota la propria ‘fotografia’, in questo caso riferita al 2018, che di assumere obiettivi di crescita in termini di consapevolezza, trasparenza e responsabilità, come ben diceva il presidente.
Ma cosa contiene il primo Bilancio di Sostenibilità dell’Azione Cattolica? Innanzitutto quella che è chiamata “matrice di materialità”, una sorta di mappa incrociata delle principali priorità per l’associazione e per gli stakeholder, i portatori d’interesse. Portatori d’interesse che sono stati individuati in associati, istituzioni, responsabili (educativi e associativi), dipendenti, comunità, fornitori, Chiesa cattolica e assistenti, altre religioni, altre realtà e associazioni, donatori e media.
Segue poi un estratto della storia, gli organi dell’Ac e uno spazio importante per le persone. Dai soci, che sono 283.002 suddivisi in 174.742 donne e 108.260 uomini, ai responsabili (circa 50mila educatori che donano circa 7 milioni e mezzo di ore con il loro servizio, e 37.700 responsabili associativi per 4 milioni e mezzo di ore messe a disposizione), fino ai 7000 assistenti e al milione e più di persone coinvolte nella vita associativa, a diversi livelli, che offrono un servizio alla comunità, ecclesiale e civile. E proprio per questo un importante spazio è dedicato al valore sociale dell’associazione, raccontato attraverso 13 storie (quattro promosse dal centro nazionale e nove dislocate sul territorio) e progetti portati avanti dall’associazione: dall’impegno in carcere alla promozione del lavoro, dall’incontro tra arte e fede alla cura del verde pubblico, fino a gemellaggi con realtà estere. Il Forum Internazionale di Azione Cattolica, il Fiac, ha naturalmente un suo spazio dedicato, così come le tante alleanze con realtà ecclesiali e non su progetti specifici, e la comunicazione con riviste, sito, social associativi e l’editrice Ave. Inoltre, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi di un Bilancio, c’è spazio per i numeri: economici, con il valore economico generato e distribuito dall’associazione e con il rendiconto del 5 per 1000 alla Fondazione Apostolicam Actuositatem e ambientali, con i dati legati ai consumi del centro nazionale.
Non manca lo spazio per i dipendenti dell’Ac nazionale e, appunto, gli obiettivi per il prossimo futuro in ambito di rendicontazione. Tra questi proseguire il percorso di rendicontazione attraverso un più ampio coinvolgimento di tutti gli stakeholder (in modo particolare, i livelli diocesano e regionale) e sostenere le associazioni diocesane nel dar vita a percorsi di rendicontazione di sostenibilità.

*Delegato regionale Ac dell’Emilia Romagna