Il lavoro che vogliamo

Note di politica/7. Le questioni poste dal lavoro in una campagna elettorale sono tante e ognuna merita un discernimento che deve essere svolto da ciascuno di noi. Andiamo a votare anche per avere degli eletti in grado di onorare la Repubblica italiana e la sua Costituzione che all’articolo 1 recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»

Il lavoro che vogliamo: «libero, creativo, partecipativo e solidale» (Eg. 192). Nel 2017 questo slogan ha rappresentato il tema principale della Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari che, due anni dopo, hanno celebrato l’appuntamento di studio e approfondimento a Taranto, con il titolo Il pianeta che speriamo, ambiente, lavoro, futuro accompagnato dallo slogan #tuttoèconnesso. A partire da qui vogliamo iniziare la nostra riflessione, immersi come siamo in una campagna elettorale apparsa improvvisamente all’orizzonte e che ci chiamerà a partecipare a questo importante e utile gesto democratico, anche se ancora qualcuno, anzi molti, ritengono non sia essenziale ancorché utile (per leggere gli altri contributi cliccare qui).

Le trasformazioni nel mondo del lavoro

Il lavoro, quindi, una dimensione umana necessaria allo sviluppo dell’uomo e della società. La recente pandemia ha accelerato i processi di trasformazione che erano già in atto e che avrebbero richiesto, senza la diffusione del virus e i conseguenti provvedimenti di distanziamento sociale, molti anni. Ma ormai ci siamo abituati alle accelerazioni dei processi, che da lineari talvolta diventano paralleli e contemporanei, grazie al digitale. La principale novità lavorativa, lo smart working, che era presente in pochi e sperimentali ambiti, è diventato il paradigma per molte realtà, tutte quelle dove è stato possibile svolgere il proprio compito utilizzando un computer e una buona connessione alla rete globale, anch’essa oggetto di sviluppo e di miglioramento repentino. Sono rimasti fuori dalla trasformazione i lavori manuali, di costruzione, di cura della persona e che, nel caso di lavoro irregolare o in nero, hanno anche prodotto sacche di povertà ulteriore. Le attività di smart working hanno cambiato profondamente le relazioni sul luogo di lavoro, le hanno azzerate. Occorre oggi riscrivere le modalità di relazione e di confronto sul luogo di lavoro, occorre comprendere il nuovo paradigma della produzione legata non più alle “ore lavorate”, ma al risultato di processo, che apre nuove prospettive alla modalità di svolgere il compito assegnato, da casa, con la famiglia, da conciliare con il diritto alla disconnessione in un mondo che ci vuole sempre connessi. 

Sistema politico e lavoro

Le elezioni, si diceva. Compito di un governo non è certamente la creazione di posti di lavoro o di creare direttamente posti di lavoro, ma di creare le condizioni legislative e di supporto alla ricerca del lavoro attraverso idonei strumenti. Negli ultimi anni il mercato ha visto diverse riforme andare nella direzione dello sviluppo dei posti di lavoro, prima con il Jobs Act e poi con il reddito di cittadinanza. Sono stati due strumenti utili che però hanno dimostrato, sulla distanza, di non rispondere appieno alle aspettative poste in fase di elaborazione dei due piani. La condivisione dei punti problematici fa scaturire alcune riflessioni circa la capacità del    sistema politico di “accompagnare” le riforme, tema valido anche in altri ambiti, come la scuola o la riforma fiscale. C’è stato, negli ultimi anni, da parte dei diversi governi, una incapacità, un limite ad accompagnare per tempo le riforme con i decreti attuativi che troppo spesso rimandano ad atti successivi il completamento o la piena attuazione delle riforme, creando di fatto delle situazioni confuse, fonte di ricorsi e di diverse interpretazioni che ostacolano le riforme stesse. In alcuni casi, poi la mancata attuazione di parti di riforma o la mancanza di una seria verifica in itinere preclude la piena applicazione della stessa con conseguenti incertezze e confusione nelle persone e nelle strutture che potrebbero ricevere giovamento da esse. 

A proposito di elezioni politiche

Le situazioni sono certamente complesse e, specie in campagna elettorale, non fa bene a nessuno cadere in semplificazioni. Le parole chiave delle principali forze in campo “Credo, Scegli, Pronti” non aiutano certo a svolgere un discernimento sul voto da esprimere. Occorre approfondire ulteriormente la tematica del lavoro, lasciando da parte gli slogan che ci inseguiranno per tutta la campagna e valutare le proposte dei candidati e degli schieramenti in ordine agli scenari complessivi che sul lavoro ciascuno di essi immagina: alcune parole chiave possono essere la valutazione della detassazione del lavoro, il pagamento delle tasse da parte di tutti (visto come partecipazione alle spese per il welfare quale istruzione, sanità, pubblica sicurezza, ecc.) come peraltro previsto dalla costituzione, il riconoscimento della dignità del lavoro in termini di giusta paga e di sicurezza (e non solo dal punto di vista legislativo, ma in maniera concreta e governata, per limitare al massimo le morti e gli infortuni sul lavoro).

Il lavoro nella sua dimensione umana

Il lavoro nella sua dimensione umana, relazionale, richiama molti temi della vita della persona: la questione giovanile, che non permette ai giovani di accedere al mondo del lavoro con salari adeguati al costo della vita, la questione di genere che tiene le donne lontane da carriera e opportunità lavorative anche per la mancanza di realtà di aiuto alla famiglia quali asili, opportunità di flessibilizzazione di orari. Un tema altrettanto centrale riguarda la scuola, che deve essere in grado di adeguarsi alla grande spinta digitale che dall’esterno preme e che deve diventare una occasione per formare i docenti e non limitarsi a riempire le scuole di strumenti tecnologici senza avviare una profonda riflessione su come e in che modo usarli e con quale progetto per i giovani sempre più digitalizzati. 

In conclusione le questioni poste dal lavoro in una campagna elettorale sono tante e ognuna merita e invita a un discernimento che deve essere svolto da ciascuno di noi, per non cadere vittima di semplificazioni, di slogan vuoti di approfondimento e di idee.

Andiamo a votare anche per avere degli eletti in grado di onorare la Repubblica italiana e la sua Costituzione che all’articolo 1 recita «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Buon voto. 

Autore articolo

Tommaso Marino