Il gusto di una nuova stagione di Pentecoste

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“Viviamo in un clima di perenne scontro, in cui la fa da padrone una dialettica divisiva. La sensazione è che si è in perenne campagna elettorale. Dove ciò che conta non è risolvere i problemi delle persone, ma coltivare le ragioni di pochi”: non usa mezze parole mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, intervenendo al Convegno Ac di Chianciano. Ricorda che compito dei cristiani è essere per tutti, “incarnare la dimensione di Chiesa, che è l’essere ‘in uscita', sempre e comunque, fuggendo la tentazione del rinchiudersi nella comoda e sicura frequentazione dei nostri; con gli stessi riti di sempre e lo stesso grigio orizzonte ogni mattina”.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci è l’immagine evangelica presa a prestito da mons. Zuppi. “Non possiamo comportarci come gli apostoli che innanzi a pochi pani e pochi pesci ragionano in termini utilitaristici e privi di coraggio: non riusciremo mai a sfamare tutti… Il cristiano non usa questo metro”. Il cristiano ha il dovere di “andare oltre il calcolo matematico, oltre la paura dell’oggi... del non basta per tutti”. La sfida è “pensare in maniera atipica”, immaginare “oltre il proprio orizzonte, il proprio cortile, le proprie ragioni”. Solo così il cristiano “saprà vincere le sue paure e andare incontro all’Altro”, essere “dialogante”, essere “vero testimone dell’amore di Cristo”.
L’arcivescovo di Bologna cita papa Benedetto XVI e augura a tutti di ritrovare “il gusto di una nuova stagione della Pentecoste”, in cui il parlare molte lingue non è altro che “la possibilità di ascoltare altri da se stessi”. Dobbiamo recuperare “lo sguardo contemplativo, ne abbiamo davvero poco”. Dobbiamo “recuperare la capacità di compassione, cioè la contemplazione misericordiosa dell’Altro”, e così “liberandoci dal grigio che abita i nostri cuori”.

La Chiesa è se stessa, è popolo di Dio, solo se sa essere misericordiosa. Il vero coraggio del cristiano si chiama amore, “che è liberante, ma non è privo di pericoli”. Cita il recente Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, mons. Zuppi, ricordando che la libertà porta sempre con sé “una dimensione di rischio che va valorizzata con coraggio e saggezza”. E aggiunge: “Molte pagine del Vangelo ci mostrano Gesù che invita a osare, a prendere il largo, a passare dalla logica dell’osservanza dei precetti a quella del dono generoso e incondizionato, senza nascondere l’esigenza di prendere su di sé la propria croce”.
La Chiesa non offre, mons. Zuppi non offre modelli da seguire ad ogni costo. Per i cristiani, “la missione è una bussola sicura per il cammino della vita, ma non è un navigatore, che mostra in anticipo tutto il percorso. Che ti mette al sicuro da errori e pericoli. Il laico cristiano deve cercare da sé la strada che conduce alla meta, la propria dimensione, senza timore di sbagliare, senza timore di sporcarsi le mani, senza paura di incontrare chiunque sulla propria strada”. Basta con l’alzare mura e ponti levatoi dietro ai quali mettersi al sicuro. Questo non è Vangelo. Infine, il vescovo di Bologna cita Mazzolari, auspicando “un laicato capace di lucidità e responsabile autonomia, in fuoriuscita dai recinti della comoda vita parrocchiale”.