L’Unione volta pagina, 1.000 miliardi per la sostenibilità

Il Green Deal europeo

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L’Europa punta ad essere il primo continente a impatto zero sull’ambiente entro il 2050. O almeno ha deciso di provarci. La metà è lontana: il completo abbandono del carbone che ancora oggi alimenta le industrie e le economie di molti paesi membri, soprattutto ad Est. Le intenzioni per ora sono buone, anche se non proprio sufficienti: un piano di “investimenti per un’Europa sostenibile” che farà leva sugli strumenti finanziari dell’Ue per mobilitare investimenti pubblici statali e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti destinati alla riconversione green. Una cifra solo apparentemente alta, se si pensa che la stessa Commissione Ue ha calcolato in 260 miliardi di investimento annuo i costi necessari a centrare gli obiettivi di riduzione di emissioni di gas serra in Europa nel 2030. Fatto un po’ di conti, i 1.000 miliardi di euro sono meno di un terzo della cifra necessaria. Ma come recita un vecchio adagio: poco è meglio che niente.

Come riportato in una nota della Commissione europea allegata alla deliberazione del Parlamento Ue, sebbene tutti gli Stati membri debbano contribuire alla transizione, la portata della sfida non è la stessa per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Il meccanismo per una transizione giusta fornirà loro sostegno pratico e finanziario su misura al fine di aiutare i lavoratori e generare gli investimenti locali necessari. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è affrettata a dichiarare che «al centro del Green Deal europeo, che racchiude la nostra visione per un’Europa climaticamente neutra entro il 2050, ci sono le persone. La trasformazione che ci si prospetta è senza precedenti e avrà successo solo se è giusta e va a beneficio di tutti. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento. Il piano presentato finalizzato a mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro in dieci anni, indicherà la rotta da seguire e provocherà un’ondata di investimenti verdi».

Non ci resta che confidare nell’ottimismo della presidente von der Leyen e in un meccanismo che dopo lunghe trattative (all’idea di destinare le risorse solo alla chiusura delle miniere di carbone e lignite presenti nell’Est Europa si è aggiunta quella di dare fondi anche alla decarbonizzazione delle industrie ad alta emissione, come nel caso dell’Ilva di Taranto) cercherà di realizzare una transizione dolce, verso un’economia che ad un tempo sia climaticamente neutra e realizzata in modo equo e senza lasciare indietro i lavoratori, e le comunità, che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili.

Come riassunto da MF-Milano Finanza, il meccanismo consterà di tre fonti principali di finanziamento. La prima è il fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi Ue, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine. Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione. Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal fondo con contributi dal fondo europeo di sviluppo regionale e dal fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di 30-50 miliardi di euro, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti.
Ci sarà poi un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEu, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti. «Con Invest Europe mobiliteremo circa 279 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per investimenti favorevoli al clima e all’ambientali. Il cofinanziamento nazionale per progetti verdi conta 140 miliardi di euro. Il meccanismo (Just Transition Mechanism) per la transizione giusta dovrebbe mobilitare 100 miliardi», ha spiegato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita.
Infine, il meccanismo prevede uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca Europea per gli Investimenti, sostenuto dal bilancio dell’Ue, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia. La Commissione presenterà la relativa proposta legislativa a marzo 2020.