Il futuro non sarà Blade Runner

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di Antonio Martino - «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…»: è l’incipit della battuta più bella del film di Ridley Scott, girato nel 1982 e ambientato in una Los Angeles del 2019 umana e androgena, fantascientifica e distopica. Mancano quattro anni al 2019, e noi umani di cose “inimmaginabili” ne vediamo tutti i giorni. Purtroppo. Ma la città di domani non sarà fatta di astronavi, macchine volanti ed edifici di vetro. La città del futuro – per come ci è stata raccontata e in “progettata” al XXXV Convegno Bachelet – è quella che già abbiamo. Solo un po’ meglio. Caratterizzata dal segno meno: meno auto, meno rumore, meno inquinamento, meno strade e meno edifici che consumano troppo. Caratterizzata dal segno più: più verde, più bus elettrici, più piazze. Una città veramente pubblica, dove si incentiva la socializzazione e dove l’“abitante” e la sua integrità sarà al centro di ogni politica urbanistica.

Chi si sta già muovendo in questa direzione è ad esempio New York. Una città moderna, caratterizzata da una foresta di grattacieli e di automobili sta piano piano cambiando pelle. La centralissima Times Square è già da qualche anno isola pedonale. Ci si muove in metropolitana e la superficie è dedicata alla vita dei cittadini. E poi c’è Copenaghen, dove il trasporto pubblico è efficiente e non inquinante. Ma anche dove “responsabilmente” si cammina e si va in bici. Perché l’ecologia umana ha molto a che fare con i comportamenti personali e le buone pratiche, che ci permettono di accrescere le relazioni interpersonali. Perché in bici si parla, in strada si incontra e i luoghi si fanno nostri. Anche la tecnologia può aiutare, a patto di renderla più invisibile e meno protagonista delle nostre vite. Oggi siamo piuttosto da essa dominati. Visto che il suo utilizzo non sempre è dettato da una reale necessità.

In altri termini, una città a misura d’uomo è una città che ritrova la sua vivibilità, facendosi aiutare (e non dominare) dalla tecnologia. Tornare al passato (visto che le città esistono da miglia di anni) guardando al futuro. Avere cura della nostra città come ne avremmo per una persona cara, dedicargli del tempo e amorevole pazienza. Iniziando a pensare che il luogo in cui viviamo può diventare il luogo dove vivere meglio, dove “scambiare” cultura e opportunità. In Italia, tutto questo oggi sembra ancora lontano. Il nostro è un paese preso da troppe cose da fare, come ciascuno di noi. Eppure una sensibilità verso la propria città sta crescendo. Ci vorrà del tempo, ma capiremo sempre più che di città non si può solo parlare. Per la città bisogna fare.