La Conferenza sul futuro dell’Europa. Una piattaforma online per partecipare e discuterne insieme

Il futuro dell’Ue è nelle nostre mani

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Nella giorno della festa dell’Europa, il 9 maggio ha preso il via la Conferenza sul futuro dell’Unione. Aperta da una cerimonia tenutasi nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo. Presenti il presidente francese Macron e i leader delle tre principali istituzioni comunitarie: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, David Sassoli, presidente del Parlamento Ue, e Antonio Costa, primo ministro portoghese e attuale presidente del Consiglio Ue. Con loro migliaia di cittadini dai 27 paesi membri in collegamento attraverso siti e social comunitari. La Conferenza durerà almeno un anno e si svolgerà con panel dei cittadini attraverso una piattaforma online a cui chiunque può accedere per partecipare. Obiettivo: ragionare sulle sfide e le priorità dell’Europa per provare a immaginare un’Europa più democratica e socialmente più giusta, sostenibile sul piano economico e ambientale, come le nostre vite trasformata dalla digitalizzazione.

A più di sessant’anni dai suoi albori, con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957 - e i successivi, in particolare il Trattato di Maastricht del 1992, l’Unione economica e monetaria con la valuta unica nel 2002, sino alla denominazione e alla struttura attuale con il Trattato di Lisbona del 2007 - l’Unione europea va rafforzata per puntare a un livello di governance adeguato alle sfide di questo tempo. Per farlo occorre ascoltare i cittadini e riformare le istituzioni della “casa comune” (eventualmente anche cambiando i Trattati). L’Ue per agire necessita di nuove competenze (basterebbe citare le politiche sanitarie, ma anche quelle per migrazioni, energia, ambiente, fino al fisco), di maggiore agilità nell’assumere decisioni (abolire il voto all’unanimità in seno al Consiglio), più poteri decisionali da assegnare alle istituzioni comunitarie - Parlamento e Commissione - rispetto agli Stati membri. Non ultimo, un bilancio adeguato agli obiettivi della sua azione (comprese le risorse proprie).

Si dirà, se ne parla da anni ed ogni volta sorgono miopi nazionalismi che tagliano la strada a un’Europa più coesa ed efficace. Ciò nonostante, e come questo anno e mezzo di pandemia ci ha mostrato, appare sempre più urgente tentare dove sino ad oggi si è rinunciato o fallito, poiché appare sempre più chiaro anche ai più scettici che la sovranità di un singolo paese si salvaguarda e valorizza su un piano quanto meno continentale evitando anacronistiche autarchie fuori dalla storia: i singoli stati e staterelli europei, da soli, non possono reggere l’urto della globalizzazione e dei competitori mondiali.

Difficile dire quale sarà lo spazio effettivo per le istanze e le opinioni dei semplici cittadini europei, di certo è di rilievo e imponente nei numeri la Sessione plenaria della Conferenza, che garantirà che le raccomandazioni dei panel di cittadini a livello nazionale ed europeo, raggruppate per temi, siano discusse senza un esito prestabilito e senza limitare il campo di applicazione a settori d’intervento predefiniti: 108 deputati europei, 54 rappresentanti del Consiglio Ue (due per Stato membro) e 3 della Commissione europea, oltre a 108 rappresentanti di tutti i parlamenti nazionali. Parteciperanno anche 18 rappresentanti del Comitato delle Regioni e del Comitato economico e sociale europeo e altri 8 rappresentanti delle parti sociali e della società civile.

L’Europa, ha ricordato nel suo saluto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nello scegliere un anno fa di affrontare insieme la crisi sanitaria della pandemia, come richiesto dall’Italia, ha affrontato «lo stesso dilemma fondamentale che il Manifesto di Ventotene affrontò 80 anni fa». L’Europa, mettendo poi in campo il Next Generation Eu «ha agito esattamente in questa direzione» e la Conferenza, ha concluso la Von der Leyen «è la nostra occasione per discutere della visione condivisa di ciò che vogliamo diventi la nostra Unione». Considerazioni alle quali fanno eco le parole del presidente del Parlamento Ue, David Sassoli: «Nel momento in cui ci accingiamo a ricostruire le nostre economie e le nostre società su nuove basi, e in vista dei colossali investimenti che l’Europa inietterà nelle politiche pubbliche, è ancora più cruciale e urgente ascoltare i nostri concittadini, sentire i loro bisogni, le loro aspettative in termini di assistenza, lavoro, dignità, sicurezza e prosperità, e la loro visione di questo futuro comune europeo. Credo che sia nostra responsabilità mettere i cittadini al centro del progetto europeo».
Un sollecitazione che ha il sapore dell’impegno. Ce lo auguriamo, mentre ricordiamo che la Conferenza sul futuro dell’Europa ha bisogno che ciascuno di noi partecipi ai suoi lavori attraverso la piattaforma. Il futuro della Ue è anche nelle nostre mani. Facciamo sentire la nostra voce.