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“Liberi di scegliere se migrare o restare”. Il messaggio di Francesco

Il diritto a non emigrare

Garantire libertà di scelta se emigrare o restare è responsabilità di tutti. Un obiettivo lontano, ma possibile se sapremo lavorare per ottenerlo. Senza più egoismi, mettendo al centro di ogni processo di sviluppo la promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo e la cura della casa comune

«Il percorso sinodale che, come Chiesa, abbiamo intrapreso, ci porta a vedere nelle persone più vulnerabili – e tra questi molti migranti e rifugiati – dei compagni di viaggio speciali, da amare e curare come fratelli e sorelle. Solo camminando insieme potremo andare lontano e raggiungere la meta comune del nostro viaggio».
Le parole di papa Francesco ancora una volta ci ricordano che la complessità del fenomeno dei flussi migratori è questione che riguarda tutti, e non solo coloro che partono. Un impegno di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità, per fare della migrazione una scelta davvero libera. Che è poi quanto lo stesso papa Francesco auspica nel Messaggio scritto in occasione della 109.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sul tema “Liberi di scegliere se migrare o restare”, reso pubblico lo scorso 11 maggio. Una responsabilità che chiede innanzitutto un maggiore sforzo congiunto dell’intera comunità internazionale, per garantire a tutti un’equa partecipazione al bene comune, il rispetto dei diritti fondamentali e l’accesso allo sviluppo umano integrale.

Oggi emigrare non è una libera scelta, ma l’unica scelta

Ciò che Francesco chiede è qualcosa che non esiste e non è mai esistito, ma che appare raggiungibile se solo saremo capaci di mettere l’umano e la sua dignità al centro di ogni progetto di sviluppo: il “diritto a non emigrare”.
Secondo le parole del Papa, ad ogni essere umano va innanzitutto assicurato «un diritto non ancora codificato, ma di fondamentale importanza»: quello «a non emigrare, ossia la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra». Sapendo che: «Le risorse mondiali non sono illimitate e lo sviluppo dei Paesi economicamente più poveri dipende dalla capacità di condivisione che si riesce a generare tra tutti i Paesi». Francesco, come tutti noi, sa benissimo che oggi migrare in moltissimi casi – la maggioranza dei casi – non è una libera scelta: «Conflitti, disastri naturali, l’impossibilità di vivere una vita degna e prospera nella propria terra di origine costringono milioni di persone a partire». Il più delle volte «i migranti scappano per povertà, per paura, per disperazione».

No a guerre e persecuzioni. Cura per la casa comune e buona politica

Quali azione concrete propone Francesco? Se «persecuzioni, guerre, fenomeni atmosferici e miseria sono tra le cause più visibili delle migrazioni contemporanee», per eliminarle tutti dobbiamo chiederci cosa fare e cosa smettere di fare, prodigandoci «per fermare la corsa agli armamenti, il colonialismo economico, la razzia delle risorse altrui, la devastazione della nostra casa comune».
Francesco chiede che i Paesi di origine dei migranti – spesso sono anche i Paesi più fragili del contesto internazionale – non siano più «depredati delle risorse naturali e umane» e non debbano subire «ingerenze esterne tese a favorire gli interessi di pochi». Ma chiede anche a tali Paesi di origine e ai loro governanti di esercitare la buona politica. Una politica «trasparente, onesta, lungimirante e al servizio di tutti, specialmente dei più vulnerabili».

In ogni migrante c’è «Cristo stesso che bussa alla nostra porta»

Papa Francesco ci ricorda che in ogni migrante non c’è solo un fratello o una sorella in difficoltà. C’è «Cristo stesso che bussa alla nostra porta». Cita il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto…». Da questa consapevolezza nasce la chiamata ad «avere il massimo rispetto per la dignità di ogni migrante», «accompagnare e governare nel miglior modo i flussi, costruendo ponti e non muri, ampliando i canali per una migrazione sicura e regolare».
Senza lasciare fuori nessuno: «Ovunque decidiamo di costruire il nostro futuro, nel Paese dove siamo nati o altrove», auspica il Papa, pensando al percorso sinodale che la Chiesa sta compiendo, «ci sia sempre una comunità pronta ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutti, senza lasciare fuori nessuno».

Preghiera per «la cultura dell’incontro e della cura»

Il messaggio si conclude con una preghiera di Francesco, Con lo sguardo già proiettato all’ormai prossimo Giubileo del 2025: «Dio, Padre onnipotente, donaci la grazia di impegnarci operosamente a favore della giustizia, della solidarietà e della pace, affinché a tutti i tuoi figli sia assicurata la libertà di scegliere se migrare o restare. Donaci il coraggio di denunciare tutti gli orrori del nostro mondo, di lottare contro ogni ingiustizia che deturpa la bellezza delle tue creature e l’armonia della nostra casa comune. Sostienici con la forza del tuo Spirito, perché possiamo manifestare la tua tenerezza ad ogni migrante che poni sul nostro cammino e diffondere nei cuori e in ogni ambiente la cultura dell’incontro e della cura».

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