Il diario di Papa Francesco

Come ha vissuto l’Azione Cattolica questi giorni il ricovero di papa Francesco?

L’Azione Cattolica vuole bene al Papa, e in particolare a papa Francesco. Per noi, quindi, sono state giornate vissute nella preghiera. Abbiamo ricordato il Santo Padre al Signore, perché tutto potesse procedere bene, e lo abbiamo accompagnato anche nel suo desiderio di vivere normalmente questa fase della sua vita: malato tra i malati e convalescente come gli altri convalescenti.

Non possiamo nascondere, nel nostro grande affetto, una certa trepidazione. Per questo raccomandiamo il Papa al Signore, perché la salute lo possa sostenere in questo momento particolarmente delicato.

C’è qualcosa che ti ha colpito di questi giorni: l’Angelus? i messaggi? le lettere dei bambini?

Mi è sembrato straordinario il desiderio del Papa di vivere anche in questa condizione la sua vicinanza al popolo di Dio, di essere un pastore in mezzo al gregge; la sua capacità, anche con gesti semplici, di riconoscersi come tale e di permettere a tutti noi di riconoscerci in lui. È straordinario, perché ce lo fa sentire ancora più vicino e ci fa avvertire la presenza di un Signore che è vicino a noi.  

Come Consiglio nazionale di Azione Cattolica lo avete incontrato lo scorso 30 aprile durante l’Assemblea che ha avuto come esito la tua elezione a Presidente nazionale. Un’Assemblea diversa dal solito. Come è andata? 

È stata un’Assemblea sorprendente. L’abbiamo rinviata di un anno nella speranza di celebrarla in presenza, rassegnandoci infine a viverla in digitale. Si è rivelata invece un’esperienza straordinaria grazie al clima che si è generato soprattutto con un gruppo di collaboratori molto giovani, che sono stati il motore della macchina assembleare. Abbiamo scoperto che anche attraverso questo forma nuova, cui siamo stati abituati durante la pandemia, si poteva fare un’esperienza significativa. 

Mi ha colpito come il maggior numero di collegamenti si sia verificato nel momento della introduzione alla Celebrazione con il nostro Assistente generale, S.E. Mons. Gualtiero Sigismondi. Da qui abbiamo capito che si era creata una grande sintonia spirituale: nonostante non fossimo in presenza, eravamo però collegati spiritualmente. Questa condivisione si è manifestata poi nella partecipazione vivacissima espressa nel corso dei dibattiti e dei lavori di gruppo. Ciò non significa che non si avverta la nostalgia della presenza, ma abbiamo compreso che possiamo abitare il digitale con grande passione. 

Come è andato il tempo della pandemia, così imprevisto, come ha detto papa Francesco il 30 aprile?

Le parole del Papa rappresentano proprio ciò che abbiamo sperimentato. La pandemia è stata uno shock: ha messo in discussione tanti programmi, percorsi e itinerari. Penso però di poter dire, anche a nome della Presidenza uscente con cui abbiamo condiviso questa stagione, che si è vista un’AC capace di non lasciarsi disarmare dalla pandemia, ritornando all’esperienza essenziale della vita associativa: la cura delle persone e delle relazioni. Ciò è avvenuto anche in realtà molto piccole, che nell’ordinario sembravano essere in affanno, ma hanno vissuto questa bella esperienza rendendosi prossime nelle forme più varie. 

Adesso come si riparte, con che speranze e desideri?

Oggi nel fare programmi si assume l’atteggiamento della disponibilità a modificarli. In occasione della sessione consiliare un consigliere giovani ha usato l’immagine della tenda. Anche il Papa, del resto, aveva parlato della Chiesa come ospedale da campo, mettendo poi in guardia l’AC, proprio il 30 aprile, dalla schiavitù degli organigrammi. Cerchiamo quindi di realizzare una programmazione che sia soprattutto vicina alla vita delle persone.

Certamente si registra un grande desiderio di tornare a incontrarsi e abbracciarsi. Facciamo fatica a trattenerci, perché si avverte un gran bisogno di stringersi per sentirsi insieme. Assistiamo con grande entusiasmo alla ripresa delle attività estive, programmate da quasi tutte le associazioni locali, pur nelle rispetto delle normative sanitarie. Con grande decisione, cioè, si vogliono riportare le persone a fare gruppo, considerando poi che per noi l’estate è il cuore della vita associativa. Anche a livello nazionale abbiamo voluto programmare gli incontri dei responsabili. I settori, l’ACR e i movimenti hanno presentato una serie di proposte interessanti: alcune nazionali e altre decentrate. 

Il Papa, quando vi ha incontrato il 30 aprile ha parlato di un’Azione Cattolica “in missione”. Quale mondo vuole costruire l’Azione Cattolica e che cosa significa essere in missione per un’associazione legata alle istituzioni della Chiesa, alla parrocchia e alla diocesi?

Il nodo è proprio nel vivere l’esperienza della vita comunitaria, associativa, come cammino insieme a tutti gli altri. La missione è un camminare, uno stare insieme a tutti, aiutando le persone a riconoscere la presenza del Signore nella propria vita. È un’esperienza di viaggio fraterno, di pellegrinaggio. La missione è sempre un andare a scoprire che il Signore ci precede in quella “Galilea” che è l’esistenza di tutti i giorni: la famiglia, il luogo di lavoro, la città. Lo spazio in cui si vive quotidianamente è quello dove vivere la missione, la capacità di costruire insieme, attraverso relazioni fraterne, un annuncio del Vangelo fatto non semplicemente da ciascuno di noi, ma da tutti noi.

In questi anni il Papa ci ha incoraggiato moltissimo e quindi abbiamo voluto ripensarci in questa prospettiva missionaria, che non è fare altro rispetto al passato, ma è vivere tutta la vita associativa nell’ottica dello stupore, della capacità di incontro, della fraternità in cammino.

Tu hai dato una definizione dell’Azione Cattolica che mi ha colpito molto: una storia di amicizie bellissime. Che significa?

L’esperienza associativa in Azione Cattolica ha dato forma alla mia vita. Ho avuto il privilegio di vivere il servizio associativo da diverse prospettive e soprattutto ho avuto il dono di incontrare persone meravigliose. In associazione, inoltre, ho conosciuto mia moglie, la compagna della mia vita e la madre di nostro figlio. Gran parte degli amici più cari li ho incontrati in associazione. Amicizie che sono maturate nell’esperienza del comune servizio associativo. Un’amicizia bella, quindi, che è alimentata dalla fraternità, dal riconoscersi insieme discepoli e membri attivi di un’associazione che è al servizio della Chiesa. 

I “santi della porta accanto”, di cui ha parlato il Papa il 30 aprile,appartengono soltanto al passato dell’Azione Cattolica (basti pensare ai nomi e ai volti noti di Frassati e Barelli), oppure ci sono anche oggi in AC?

Tra le amicizie bellissime che ho citato ci sono tante storie di santità: persone che vivono a relazione profonda con il Signore e la sanno esprimere attraverso gesti di gratuità autentica. Penso a tantissimi educatori dell’ACR, giovani e adulti, capaci di dedicare non semplicemente un po’ del proprio tempo libero, ma il meglio della loro vita a servizio dei ragazzi, perché possano fare un’esperienza significativa di Chiesa e di associazione. Penso anche a tante famiglie, che hanno saputo maturare in AC una forte capacità di accoglienza, concretizzatasi in affidi e adozioni, testimoniando come la vita associativa dilati il cuore. Penso ancora a tutte le persone che in Azione Cattolica hanno imparato a prendersi cura del bene comune e della propria città. Io ho lavorato a Palermo anche in ambito sociale e ho spesso incontrato tante persone di AC che si prendono cura appassionatamente di disabili, o comunque di chi vive situazioni di disagio. 

Il Papa, nell’Assemblea precedente, disse all’Azione Cattolica di impegnarsi in politica, ma la politica con la P maiuscola. È questo che mi stai dicendo?

La politica che l’Azione Cattolica promuove non è solo quella realizzata attraverso i partiti politici, ma anche la partecipazione pubblica fatta di cittadinanza attiva, che si esplicita nell’operare nel terzo settore e nella società civile organizzata. Ho incontrato in tutti i territori del Paese moltissime persone che, provenendo dall’Azione Cattolica, quasi naturalmente si sono prese cura di tante realtà e situazioni. Se il Papa oggi parla dell’interessante orizzonte dell’ecologia integrale, ad esempio, posso dire che da molti anni sia singoli aderenti che associazioni sono attenti a questo tema. 

Il Papa ha detto, sempre lo scorso 30 aprile, vi ha fatto riflettere anche sull’impegno nella Chiesa a proposito della laicità e della sinodalità. Che cosa significano queste due parole per l’Azione Cattolica? 

Sono due parole che si richiamano. La laicità è stare in mezzo al popolo di Dio; è essere con tutti e per tutti, come abbiamo scritto in un volume che abbiamo pubblicato proprio nel periodo dell’Assemblea. Questo significa essere un’associazione accogliente, inclusiva, capace di costruire incontri significativi con ogni persona. Un’associazione certamente radicata nella vita delle comunità parrocchiali, che deve però aiutare a divenire estroverse, a realizzare percorsi, anche culturali, di incontro con tutte le situazioni e le condizioni di vita che il mondo complesso attuale ci pone davanti. Bisogna quindi essere capaci di camminare insieme agli altri.

Da qui l’importanza della sinodalità. L’Azione Cattolica ha un grande tesoro, costituito dall’unitarietà. Abbiamo fatto un cammino che ci ha portato a darci una forma organizzativa che vede vivere, operare e ancor prima e pensarsi insieme giovani, adulti, anziani, ragazzi, lavoratori e studenti. Si tratta di un grande segno di sinodalità. È questa la grande sfida da accogliere oggi, perché il Snodo non sarà soltanto un evento, ma dovrà divenire un modo di essere Chiesa per il tempo odierno, uno stile che dovremo sempre più maturare. 

Che cosa può offrire a questo stile l’Azione Cattolica? 

Il Papa, nel recente incontro, ci ha riconosciuto come una “palestra di sinodalità”, e dunque un luogo dove se ne fa esercizio. Penso che l’Azione Cattolica oggi possa essere un’associazione che cerca di tenere insieme sia le differenti età e condizioni di vita, sia i diversi territori del Paese. Un ulteriore capitolo è quello del fare insieme. Da qui la scelta di costruire alleanze con altre realtà per realizzare il bene comune e far crescere il nostro essere comunità. Vogliamo quindi perseguire questo obiettivo mai da soli, ma sempre insieme a tanti altri. È un’acquisizione importante di questi ultimi anni, sulla quale intendiamo continuare a investire. 

Allora buon cammino e tanti auguri. Grazie per essere stato con noi.  

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Autore articolo

Gennaro Ferrara

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