Gli auguri di buona Pasqua del Collegio degli assistenti centrali di Ac

Il Custode del giardino

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Ritorna l’annuncio di Pasqua, in un tempo difficile, pieno di smarrimento e di preoccupazione per il futuro. Ci sentiamo come Maria di Magdala al sepolcro (Gv 20, 11-18), presi dalla nostalgia del passato, ma privi di una prospettiva per i giorni che verranno.
Eppure, Maria, quel mattino, riconosce il Signore Risorto, permettendo a noi di fare altrettanto, adesso, dentro la fatica del nostro presente. A questo proposito non ci possiamo perdere un dettaglio suggestivo: la discepola riconosce il Vivente non alla vista degli angeli e neppure soltanto quando il Maestro le rivolge la parola e la chiama per nome. C’è, in realtà, un passaggio intermedio: Gesù viene incontrato come custode del giardino e già chiamato “Signore” fin da quel momento. Ebbene sì: non siamo di fronte ad un abbaglio! É il Vincitore della morte che decide, in prima persona, di fare il giardiniere, il contadino, e sembra essere proprio questa la condizione che permette a Maria di aprire poco per volta gli occhi.
In effetti, quante volte Gesù aveva parlato in parabole, tramite immagini contadine, tipiche di chi lavora la terra! Il virus ha devastato il campo della nostra interiorità e il terreno comune della socialità. Non è meraviglioso che il primo gesto del Risorto è stare lì, con zappa in mano e sudore sulla fronte, a prendersi cura in silenzio di un giardino devastato? Di una creazione che rimane da sempre e per sempre amata da Dio?
Maria di Magdala, come sa fare soltanto lo sguardo di una donna, non può aver perso quel dettaglio così decisivo. È in quel momento che ha iniziato ad aprirsi all’annuncio pasquale, grazie alla postura da giardiniere assunta dal Risorto. E a noi che cosa dice il Custode del giardino?
Il contadino Gesù aveva spronato i suoi a gettare il seme, dovunque, con fiducia. Torniamo a gettarlo anche noi, senza aspettare che tutto vada bene.
Il contadino Gesù aveva ricordato ai suoi che il seme germoglia e cresce, come e dove meno te lo aspetti. Lasciamo la presa, evitiamo di voler controllare tutto, per stupirci della novità dello Spirito.
Il contadino Gesù aveva indicato ai suoi la saggezza dell’attesa operosa e della condivisione dei frutti. Aiutiamoci a non avere fretta, a ritrovare tempi umani, a operare per la giustizia, perché ciascuno abbia dignità e sostegno adeguato per vivere.
Il contadino Gesù aveva insegnato ai suoi la sproporzione tra il seme e la pianta. Ripartiamo con umiltà dalle piccole cose, in modo ospitale, senza dimenticarci che l’immagine dell’albero, per dire il Regno di Dio, a differenza del recinto o dei cerchi concentrici, chiede di superare le categorie “dentro/fuori”, “vicino/lontano”, perché chioma, rami, tronco, nella loro diversità intrecciata, sono un’unica realtà.

È così che possiamo riabilitarci a risorgere, anche in tempi difficili, senza magie o spettacolari colpi di mano. L’augurio, dunque, è che le nostre associazioni, non importa se piccole o grandi, possano diventare “laboratori di giardinaggio” alla scuola del Custode Risorto del giardino, luoghi di prossimità rinnovata, in cui qualcuno, a favore di tutti, torna a dissodare con pazienza il terreno e rischia da capo la semina, nella speranza certa che il frutto verrà. Buona Pasqua a tutti!

Il Collegio degli assistenti centrali di Ac