L’Esortazione apostolica post-sinodale «Querida Amazonia».

I sogni di Francesco per la Chiesa di domani

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Francesco ci dona un documento fondamentale per la Chiesa di domani ma anche una dichiarazione di amore per la «nostra terra», ricca di rifermenti anche poetici oltre che di una rilettura meditata dei molti testi delle chiese panamericane. Nell’invitare a leggere il Documento finale del Sinodo, che l’esortazione non sostituisce ma amplia, con Querida Amazonia il Papa condivide i suoi «sogni per l’Amazzonia», la cui sorte è la nostra sorte. Come l’Amazzonia, anche noi siamo chiamati a: «lottare per i diritti dei più poveri», «difendere la ricchezza culturale», «custodire gelosamente l’irresistibile bellezza naturale», «essere capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia».

Nel capitolo primo di Querida Amazonia Francesco Sottolinea che «un vero approccio ecologico» è anche «approccio sociale» e, pur apprezzando il «buon vivere» degli indigeni, mette in guardia dal «conservazionismo» che si preoccupa solo dell’ambiente. Il Papa parla, parla di «ingiustizia e crimine». Le popolazioni locali, denuncia, subiscono un «asservimento» sia da parte dei poteri locali che da quelli esterni. Per Bergoglio le operazioni economiche che alimentano devastazione, uccisioni, corruzione sono «ingiustizia e crimine». E ribadisce il pensiero della Chiesa sulla globalizzazione: «non deve diventare un nuovo colonialismo».
«Indignarsi e chiedere perdono» di fronte a tanta ingiustizia è quanto chiede Francesco, aggiungendo che servono più che mai «reti di solidarietà e di sviluppo» alla cui realizzazione tutti siamo chiamati, a partire dai politici. Prendendo esempio dai popoli indigeni, dobbiamo riscoprire il «senso comunitario» che caratterizza il loro vivere. L’ultima parte del primo capitolo è dedicato alle «Istituzioni degradate» e al «Dialogo sociale». Bergoglio denuncia il male della corruzione che avvelena lo Stato e le sue istituzioni. E si augura che l’Amazzonia diventi «un luogo di dialogo sociale» prima di tutto «con gli ultimi». Quella dei poveri, ammonisce, sia «la voce più potente» sull’Amazzonia.

Per quanto riguarda il suo «sogno culturale», Francesco mette subito in chiaro che «promuovere l’Amazzonia» non significa «colonizzarla culturalmente». Piuttosto, per il Papa è urgente «custodire le radici». Citando l’enciclica Laudato si’ e l’esortazione Christus vivit, sottolinea che la «visione consumistica dell’essere umano» tende a «rendere omogenee le culture» e questo impatta soprattutto sulle giovani generazioni. Ai giovani, Bergoglio chiede di «farsi carico delle radici», di recuperare quella che chiama «la memoria ferita».
L’Esortazione si sofferma quindi sull’«incontro interculturale» Anche le «culture apparentemente più evolute», osserva il Papa, possono apprendere da popoli che hanno «sviluppato un tesoro culturale stando legate alla natura». La diversità, quindi, non sia «una frontiera» ma «un ponte» e dice no ad «un indigenismo completamente chiuso». L’ultima parte del II capitolo è dedicata al tema «culture minacciate, popoli a rischio». In qualsiasi progetto per l’Amazzonia, è la raccomandazione di Francesco, «è necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli». Questi, spiega, «difficilmente potranno conservarsi indenni» se l’ambiente, in cui sono nati e si sono sviluppati, «si deteriora».

Il terzo capitolo è il « sogno ecologico», quello più immediatamente collegato all’enciclica Laudato si’. Nella introduzione, viene sottolineato che in Amazzonia esiste una relazione stretta dell’essere umano con la natura. Il curarsi dei nostri fratelli come il Signore si cura di noi, ribadisce, «è la prima ecologia di cui abbiamo bisogno». Cura dell’ambiente e cura dei poveri sono «inseparabili». Qui Francesco da voce ai poeti sulla forza e bellezza del Rio delle Amazzoni. Con le loro poesie, scrive, «ci aiutano a liberarci dal paradigma tecnocratico e consumista che soffoca la natura».
Per il Papa, urge ascoltare «il grido dell’Amazzonia». Ricorda che l’equilibrio planetario dipende dalla sua salute. Ci sono, scrive, forti interessi non solo locali, ma pure internazionali. La soluzione non è perciò «l’internazionalizzazione» dell’Amazzonia; deve invece crescere «la responsabilità dei governi nazionali». Lo sviluppo sostenibile, prosegue, richiede che gli abitanti siano sempre informati sui progetti che li riguardano e auspica la creazione di «un sistema normativo» con «limiti inviolabili». Invita così alla «profezia della contemplazione». Ascoltando i popoli originari, sottolinea, possiamo amare l’Amazzonia «e non solo utilizzarla»; possiamo trovare in essa «un luogo teologico, uno spazio dove Dio si manifesta e chiama i suoi figli».

Infine, il «sogno ecclesiale» di Francesco; il più corposo, il «più direttamente» dedicato ai pastori e ai fedeli cattolici. Bergoglio invita a «sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico» attraverso un «grande annuncio missionario». Per il Papa non basta portare un «messaggio sociale». Questi popoli hanno «diritto all’annuncio del Vangelo», altrimenti «ogni struttura ecclesiale diventerà» una Ong. Riprendendo la costituzione conciliare Gaudium et spes, Francesco parla anche di «inculturazione» come un processo che porta «a pienezza alla luce del Vangelo» quanto di buono esiste nelle culture amazzoniche. in definitiva, il Papa evidenzia che, vista la condizione di povertà di tanti abitanti dell’Amazzonia, l’inculturazione deve avere «un timbro fortemente sociale». Al tempo stesso, però, la dimensione sociale va integrata con quella «spirituale».
L’Esortazione indica poi i «punti di partenza per una santità amazzonica» che non devono copiare «modelli da altri luoghi». Sottolinea che «è possibile recepire in qualche modo un simbolo indigeno senza necessariamente qualificarlo come idolatrico». Si può valorizzare, aggiunge, un mito «carico di senso spirituale» senza necessariamente considerarlo «un errore pagano». Vale lo stesso per alcune feste religiose che, sebbene richiedano un «processo di purificazione», «contengono un significato sacro».

Altro passaggio significativo è quello legato al tema dell’«inculturazione della ministerialità» su cui la Chiesa deve dare una risposta «coraggiosa». Per Francesco va garantita «una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia». Al riguardo, ribadisce, è importante «determinare ciò che è più specifico del sacerdote». La risposta, si legge, è nel sacramento dell’Ordine Sacro che abilita solo il sacerdote a presiedere l’Eucaristia. Come dunque «assicurare il ministero sacerdotale» nelle zone remote? Francesco esorta tutti i vescovi, specie latinoamericani, «a essere più generosi», orientando quanti «mostrano una vocazione missionaria» a scegliere l’Amazzonia e li invita a rivedere la formazione dei presbiteri.
Dopo i Sacramenti, Querida Amazonia si sofferma sulle «comunità piene di vita» in cui i laici devono assumere «responsabilità importanti». Per Bergoglio, infatti, non si tratta «solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati». Un obiettivo «limitato» se non si suscitasse «una nuova vita nella comunità». Servono, dunque, nuovi «servizi laicali». Solo attraverso «un incisivo protagonismo dei laici», ribadisce, la Chiesa potrà rispondere alle «sfide dell’Amazzonia». Uno spazio a sé, il Papa lo dedica alla forza e al dono delle donne . Riconosce che in Amazzonia alcune comunità si sono sostenute solo «grazie alla presenza di donne forti e generose». Avverte però che non si deve ridurre «la Chiesa a strutture funzionali». Per il Papa va rifiutata la clericalizzazione delle donne, accogliendo invece il contributo secondo il modo femminile che prolunga «la forza e la tenerezza di Maria».
(Materiali da Vatican News)