Il Convegno dell’Istituto Toniolo sui nuovi nazionalismi e le prospettive della comunità internazionale

I muri non ci salveranno

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di Michele D’Avino* - Se un tempo il mito della nazione ha alimentato le forze rivoluzionarie dei popoli oppressi contro l’egemonia dei regimi totalitari e occupazioni militari, il concetto di nazione è oggi sbandierato come strumento di conservazione, baluardo a difesa della propria identità contro la minaccia del diverso, soluzione ineluttabile per fronteggiare gli effetti perversi della globalizzazione.
Il persistere della crisi economica, il costante incremento dei flussi migratori e la diffusione del terrorismo su scala globale hanno moltiplicato la paura delle società occidentali di perdere privilegi, welfare e sicurezza.
L’Europa, nata all’indomani della seconda guerra mondiale attraverso l’apertura dei confini tra gli Stati membri per la libera circolazione di lavoratori, capitali, merci e servizi, si ritrova nuovamente divisa e frammentata, percorsa dalla necessità di rimarcare spazi e confini nazionali.
A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma del 1957 i confini tra i Paesi europei si sono moltiplicati. Non solo i confini di filo spinato e i muri a presidio delle frontiere, ma anche i confini di matrice culturale. A gettare le fondamenta di nuove barricate, a spiegare chilometri di filo spinato, sembra essere, incontrastata, la paura dell’altro.
Parlano alla pancia della gente, provata da una crisi economico-finanziaria troppo lunga, la propaganda nazionalista e la politica populista funzionale al consenso, che guadagnano celermente spazi ad ogni nuova tornata elettorale. E con esse aumentano le istanze separatiste, i dietrofront e i distinguo su ogni progetto che necessiti di una qualche condivisione di mezzi e di fini sul piano politico-internazionale. In tale direzione può leggersi l’esito del referendum popolare che lo scorso 23 giugno ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ma anche la svolta autoritaria e xenofoba dell’Ungheria di Orbán, l’ascesa in Polonia del partito conservatore di Kaczynsky, la proposta del governo austriaco di un muro al Brennero tra Italia e Austria (…e la lista delle “chiusure” europee sarebbe molto più lunga!). 
L’Europa sembra aver dimenticato in fretta la lezione della sua storia recente, delle cause e (soprattutto!) degli effetti dei totalitarismi nella prima metà del secolo breve. Quella lezione che invece aveva animato gli ideali dei padri fondatori nella costruzione di un progetto comune per tutti i popoli europei.
La crisi delle relazioni internazionali, non solo in Europa, riflette in realtà la crisi dell’uomo contemporaneo e la sua paura dell’altro e trova le sue ragioni più profonde nella distanza incolmabile che separa la tutela dei diritti di un singolo (…gruppo, popolo, Stato) dai diritti del resto del mondo.
Si tratta di fenomeni che recentemente hanno trovato sponda anche negli Stati Uniti - dove il sentimento nazionalista e autarchico è stato rilanciato, con risultati impressionanti, dal candidato alle presidenziali Donald Trump – e che rischiano di diffondersi e radicarsi se non si troveranno risposte nuove e convincenti alle questioni di carattere globale.
I nodi problematici posti dal diffondersi di queste nuove forme di nazionalismo sono al centro del Convegno annuale organizzato dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, in collaborazione con la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, che si svolgerà il prossimo 14 ottobre (dalle ore 16 alle ore 20), a Roma presso la Domus Mariae (via Aurelia 481), con a tema: “Il diritto internazionale alla prova dei nuovi nazionalismi”.
I lavori, presieduti da Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale e presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto Toniolo, si apriranno con i saluti del presidente nazionale di Ac, Matteo Truffelli, e proseguiranno con una relazione introduttiva affidata a mons. Stanislav Hoćevar, arcivescovo Metropolita di Belgrado, che arricchirà il convegno con il suo personale sguardo da Est sulle dinamiche innescate dai nazionalismi, sia in chiave storica, con particolare riferimento all’area balcanica, sia nel tempo presente, in relazione alla nuova ondata di nazionalismi che investe Paesi di consolidata tradizione democratica, dall’Europa occidentale al continente americano. Ma, soprattutto, mons. Hocévar contribuirà ad inquadrare il fenomeno dei nazionalismi dal punto di vista della Chiesa e del popolo di Dio.
Per l’arcivescovo di Belgrado, infatti, le contraddizioni di questo tempo non possono lasciare indifferente la Chiesa e interrogano drammaticamente la coscienza di ogni credente in Cristo: «siamo stati veramente il sale della terra? Il lievito d’umanità? Siamo stati veramente la lampada (la luce) sulla montagna della storia? Siamo realmente “andati” a tutti i popoli – o ci siamo fermati sui “nostri divani” (direbbe papa Francesco), guardando i programmi edonistici alla TV, bevendo i cognac e siamo caduti nei tanti canali televisivi e reti sofisticate di comunicazione inutili […] Noi, la Chiesa, quanto tempo dedichiamo per precisare teoreticamente il nostro credo e quanto tempo ed energia per fare tutti gli uomini i discepoli di Cristo? Oggi è più che mai chiaro - ha avuto modo di affermare in vista del Convegno del prossimo 14 ottobre - se noi non andiamo verso tutti i popoli, verso tutte le culture e tutte le lingue, loro verranno a domandarci: di chi è tutto questo che avete guadagnato con il dono di Vangelo? Il Vangelo vi ha aiutato ad avere i migliori banchi, i migliori vini, la migliore cucina, la migliore dottrina sociale, delle chiese e musei più belli e ricchi? E tutto questo è soltanto vostro, serve soltanto per voi?».
Su tali premesse, tre autorevoli esponenti della comunità scientifica si confronteranno nell’ambito di una tavola rotonda.
A partire da una lettura in chiave storica, Guido Formigoni, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università IULM di Milano, offrirà una riflessione sul nuovo volto dei nazionalismi, non più come spinta all’autodeterminazione dei popoli d’epoca risorgimentale, né come tendenza “imperialista” strumentale all’oppressione di altri popoli, ma come chiusura degli Stati contemporanei alla cooperazione internazionale, retta dalla convinzione che sia possibile gestire questioni di rilevanza planetaria, come il terrorismo o i flussi migratori, con strumenti puramente nazionali.
Ugo Villani, ordinario di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Bari e Presidente della Società Italiana di Diritto Internazionale, dopo un inquadramento giuridico del concetto di “nazione”,  si soffermerà sugli strumenti offerti dal diritto internazionale per il superamento degli egoismi nazionali,  valorizzando le esperienze (e le possibilità concrete) offerte dal trasferimento di poteri statuali ad organismi sovranazionali, in ossequio ai principi di sussidiarietà e solidarietà codificati dalle più recenti fonti di diritto internazionale.
Infine Sandro Calvani, già direttore dell’UNICRI - United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute e attualmente consulente presso la Mae Fah Luang Foundation di Bangkok, si soffermerà sulle dinamiche della globalizzazione e sulle sfide che essa pone alla promozione a livello planetario dei diritti della persona umana.
La convivenza umana, infatti, è inequivocabilmente condizionata da fattori e (dis-)equilibri di portata planetaria. Il destino delle società, in una prospettiva non contingente, non può trovare sviluppo e compimento negli spazi decisionali rimessi alla sovranità statale, ma implica scelte sull’utilizzo di beni comuni di carattere universale con il necessario coinvolgimento di una pluralità di attori, statali e non.
Dobbiamo chiederci in quale mondo vogliamo vivere. E dobbiamo farlo adesso, prima di restare sepolti nelle trincee del nostro egoismo. I muri non ci salveranno. Non sarà un confine, per quanto alto e invalicabile, posto tra noi e il resto del mondo a garantirci pace e prosperità. Perché non potranno esserci né pace né prosperità se si rinuncerà ad esercitare la corresponsabilità del mondo e a promuovere la dignità dell’uomo e i suoi diritti fondamentali oltre ogni confine.

*Direttore dell’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”