LA STORIA DELL'AC

Home » Articoli » Unitari » I modelli di sviluppo integrale

Notarstefano. Il futuro del nostro pianeta che vorremmo fosse più abitabile

I modelli di sviluppo integrale

Da «Vita Pastorale». Serve una profonda conversione spirituale, globale, ecologica e pastorale per uscire da una crisi molto complessa
Foto Shutterstock
Foto Shutterstock

La pubblicazione delle classifiche 2023 del BenVivere, promossa da alcuni anni da Avvenire e condotta da un gruppo di ricercatori coordinati dall’economista Leonardo Becchetti, è una preziosa occasione per valutare lo stato di salute dei nostri territori in tempo di permacrisis. Si tratta di un ricco repertorio di indicatori statistici, in gran parte provenienti dalle statistiche ufficiali ma che sono selezionati e aggregati in modo da offrire una visione differente dello sviluppo territoriale del nostro Paese, ossia quella della generatività sociale, della sostenibilità ambientale e della circolarità economica.

Diversamente da altre autorevoli classifiche proposte da altri quotidiani economici, l’osservatorio del BenVivere si sforza di scrutare in profondità i fattori che promuovono modelli di innovazione sociale, di welfare e politiche pubbliche e pratiche imprenditoriali ispirate da una visione coerente all’ecologia integrale della Laudato si’, recentemente rilanciato con l’Esortazione apostolica Laudate Deum, ma anche alla visione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile promossa dalle Nazioni Unite nel 2015.

Una visione moderna e antica allo stesso tempo

Tale visione è tanto moderna quanto antica. Moderna perché cerca di ripensare l’economia come la dimensione in cui si gioca in modo strategico la transizione ecologica e la trasformazione sociale che questo cambiamento d’epoca sta chiedendo con urgenza; e antica perché recupera una visione dell’economia (e della finanza) come strumento di incivilimento attraverso un costante allineamento tra la prosperità privata e quella pubblica che risale agli studi dell’abate napoletano Antonio Genovese, titolare della prima cattedra di economia al mondo.

Sviluppo, crisi ambientale e gestione della transizione ecologica

Lo scenario dipinto dai dati non è dei più confortanti: la crisi economica derivante da quella energetica innescata con l’invasione russa dell’Ucraina assume dinamiche ancora più marcate e diffuse che, attraverso una ripresa non sempre trasparente dell’inflazione e dell’aumento delle materie prime, raffredda quel processo di crescita dei fatturati e dell’occupazione che si era generato con la fase post-pandemica e con l’avvio degli investimenti legati al PNRR. I territori italiani reagiscono in modo eterogeneo, così come differenziata e la reazione dei grandi agglomerati urbani da quella dei piccoli centri e delle aree interne. La crisi ambientale e la gestione della transizione ecologica costituiscono un’importante cartina di tornasole dello sviluppo locale: laddove si intraprendono percorso di investimento, si genera uno sviluppo più duraturo e sostenibile che si diffonde a livello sociale.

Sviluppo, fiducia e qualità delle relazioni

Un altro fattore rilevante è quello della fiducia e della qualità delle relazioni che si traducono in forme di assistenza, partecipazione e cooperazione: un elemento trasversale che tende a concentrarsi nelle aree del Centro-Sud e a rivelarsi carente al Sud e nelle Isole. La questione della coesione sociale e territoriale appare come quella più grave e preoccupante che frena e rallenta le capacità di interazione sistemica e di scambio produttivo, evidenziando una sorta di sversamento di risorse dal Sud verso il Nord, ma anche un ulteriore sversamento locale nelle grandi aree urbane tra il centro e le periferie.

Oltre le statistiche. Buone pratiche sociali e imprenditoriali

Questo il ritratto che emerge dalle statistiche, spesso impietose, che non lasciano molto margine al riconoscimento di alcune impressioni che invece abbiamo quando giriamo il nostro Bel Paese. Mi riferisco ad una vasta serie di buone pratiche sociali e imprenditoriali che rivelano di fatto, particolarmente nel Mezzogiorno e nelle periferie, una visione differente di sviluppo.
Organizzazione ed enti che cercano, non sempre riuscendovi, di fare rete tra loro, come abbiamo visto nelle esperienza delle recenti Settimane sociali dei cattolici, ma che non riescono a condensare il capitale relazionale, producendo nuove regole e nuove istituzioni per un vivere civile in quel Sud dove ancora imperversano pratiche criminali, attività illegali e irregolari, corruzione e collusione diffusa; in breve, quel sistema vizioso che potremmo definire di istituzioni molli e legalità fiacca. A tale contesto può essere anche ascritta la “fuga dei cervelli” che, cercando condizioni migliori per vivere e lavorare, migrano dal Sud al Nord, dalle periferie al centro, innescando una frenetica mobilità di persone e risorse.

Verso la costruzione di un “noi” sempre più grande

Laddove fa capolino, il BenVivere è certamente legato alla presenza di soggetti che assomigliano a quei placemakers di cui parla Elena Granata, persone che da sole o in gruppo, scommettono competenze e desideri investendo nella produzione di reti di fiducia e pratiche di produzione di nuovi beni pubblici locali. Sono anche i tanti giovani che hanno dato vita in molti territori meridionali a manifestazioni e iniziative che invocano il “diritto di restare”.
La globalizzazione turbo-capitalistica, speculativa e corto-termista ha indebolito le istituzioni democratiche, aumentato le disuguaglianze e prodotto un insostenibile livello di degrado ambientale. Il suo contrario non può essere né la “deglobalizzazione” né la “slowbalizzazione”, ma una nuova “glocalizzazione” dove c’è spazio per una riconfigurazione locale delle catene globali del valore, una riconnessione territoriale e locale del circuito economico, grazie anche a un uso più trasparente e democratico delle tecnologie digitali e a uno spostamento di ricchezza privata verso la ricchezza pubblica attraverso forme di finanza etica e sostenibile, come per esempio vorrebbe fare l’ambiziosa strategia Next Generation Eu, che rischia di essere depotenziata e deformata da interessi speculativi e di corto respiro. È necessario scommettere su questo cambiamento di paradigma, con uno sforzo corale che riguarda tutti verso la costruzione di un “noi” davvero sempre più grande.

Giuseppe Notarstefano è presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana e autore di VERSO NOI. Prendersi cura della vita di tutti (Editrice Ave, 2023). Articolo pubblicato sulla rivista «Vita Pastorale» (n.10 – Novembre 2023), il mensile per operatori pastorali edito dalla San Paolo.

Autore

Prossimo articolo

Articolo precedente