I giovani dell’Ac nella Resistenza

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Resistenza

di Silvio Mengotto - Durante la Resistenza l’Azione cattolica ha visto «cadere 1279 soci e 202 assistenti, mentre furono insigniti di medaglia d’oro al valore ben 112 tra soci e assistenti. Le medaglie d’argento furono 384 e quelle di bronzo 358». Per Giorgio Vecchio, autore di Vita e morte di un partigiano cristiano. Giuseppe Bollini e i giovani dell’Azione cattolica nella Resistenza (edito da In dialogo) sono dati rilevanti, che inducono a un necessario «recupero della memoria associativa».

«La fede religiosa – afferma Vecchio, docente di Storia contemporanea all’Università di Parma, tra i massimi studiosi del contributo dei cattolici alla lotta partigiana –, la fede in Gesù Cristo è stata elemento essenziale per la Resistenza di tantissimi italiani. Non tutti, ma di tantissimi sì! Giuseppe Bollini è uno di questi. Era un ragazzo di Legnano – la mia stessa città, non lontano da Milano – con una vita semplice ma attiva, tra famiglia, oratorio, Giac e fabbrica, dove era operaio. Cominciò a svolgere qualche piccolo incarico per la Resistenza poi, di fronte al rischio di essere reclutato dai fascisti di Salò, nell’estate del 1944, a 22 anni, decise di salire in montagna. Dopo una serie di traversie, finì nelle mani dei nazifascisti e fucilato per rappresaglia l’8 febbraio 1945. La sua morte è stata una testimonianza di fede. È morto dedicando il suo sacrificio all’Ac, perdonando coloro che lo stavano fucilando e invocando che non ci fossero ulteriori rappresaglie a suo nome».

Per molti altri giovani, come dice Teresio Olivelli – proveniente dall’esperienza della Fuci – la Resistenza, spiega Vecchio, fu un’autentica «rivolta morale».

L’Azione cattolica ebbe poi i propri “giusti”. Tra questi spicca quello del carpigiano Odoardo Focherini, dirigente dell’Azione cattolica, che in simbiosi con don Dante Sala organizza «una rete di soccorso e di salvataggio che procurava il passaggio clandestino in Svizzera degli ebrei provenienti dalle città emiliane e romagnole». Verrà arrestato e deportato, approdando al lager di Hersbruck, dove morì il 27 dicembre 1944 assistito dal compagno di sventure Teresio Olivelli. «E, come noto, anche Gino Bartali, popolarissimo ciclista, detto Ginettaccio, a sua volta socio dell’Azione cattolica, fra il settembre 1943 e il giugno 1944 effettuò circa 30 viaggi lungo il percorso Firenze-Assisi-Firenze per salvare gli ebrei. Il suo compito era quello di passare nel duomo di Firenze e recuperare nascoste nella cassetta delle elemosine le foto di ebrei che bisognava dotare di documenti falsi. Infilate le foto nella canna della bicicletta, Gino partiva pedalando alla volta di Assisi». Sia Odoardo Focherini che Gino Bartali hanno ricevuto il riconoscimento di «Giusti tra le Nazioni».

«In questo libro – riprende Giorgio Vecchio – dico che i cattolici hanno dato un contributo importante e fondamentale alla Resistenza. Ciò non significa dire che tutti i cattolici hanno fatto la Resistenza, perché ci sono stati tanti cattolici che hanno fatto finta di non vedere, non si sono curati di coloro che avevano bisogno e tanto meno hanno combattuto; e ci sono stati dei cattolici che si sono schierati con la Repubblica sociale italiana. Occorre precisare che certamente il contributo maggiore di sangue è stato quello dei comunisti. Non va dimenticato che furono tantissimi anche i resistenti azionisti, socialisti… Bisogna mantenere le proporzioni e mantenerle significa anche riconoscere che i cattolici erano presenti con un ruolo decisamente importante».

Nei suoi studi, come nel recente volume su Bollini, Vecchio ha indagato i motivi della scelta resistenziale (religiosi, etici, socio-politici), il ricorso alle armi oppure il contributo in altre forme (azioni di sabotaggio nelle città, azioni nelle retrovie, appoggio ai partigiani saliti in montagna come nel caso delle “staffette”; i rapporti tra cattolici e comunisti entro il vasto movimento partigiano; la ricostruzione postuma della memoria della Resistenza negli anni successivi alla guerra e in qualche caso il suo “uso politico” per fini contingenti.

Questa testimonianza di fede e di libertà dei soci di Ac, specifica Vecchio, «emerge non solo in Italia, ma con forza in tutta Europa. In Germania la figura universalmente riconosciuta è quella del teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer con il suo lascito raccolto nel volume Resistenza e resa. Tra i giovani cattolici tedeschi figura Willi Graf, uno dei componenti della famosissima Rosa Bianca dei fratelli Hans e Sophie Scholl». In Francia spicca il nome di Gilber Dru uno dei caduti più famosi della Resistenza francese, «proveniente dalle file delle organizzazioni di Azione cattolica».

«In tutta l’Europa – conclude Vecchio – occupata dai nazisti, laddove naturalmente esisteva una tradizione di fede cattolica, penso in particolare alla Francia e alla Polonia, ma aggiungerei anche il Belgio, l’Olanda e altri paesi, i cattolici hanno sparso il loro sangue per la libertà. Caso particolare può essere quello francese dove c’erano invece cattolici, compresi esponenti autorevoli dell’episcopato, schierati con il regime collaborazionista di Vichy. In Francia c’era una situazione particolare. Così come lo era la situazione in Polonia e, naturalmente, anche in Germania perché tutto era partito in questa nazione. Però per tutta l’epoca del nazismo, quindi dal 1933 sino al 1945, ci sono stati numerosi esponenti della Chiesa cattolica tedesca – preti e giovani laici e laiche – che si sono sacrificati in nome dell’antinazismo e della libertà».

(Intervista concessa a Segno, il mensile dell'Ac)