All’ospedale di Kalongo giunti gli aiuti acquistati con il sostegno dell’Ac

Grazie, per quello che si è fatto e si farà

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Con una lettera inviata al presidente nazionale Matteo Truffelli, che è un grazie a tutta l’Azione cattolica, gli amici della Fondazione Ambrosoli ci fanno sapere che - «nonostante le grandi difficoltà legate all’emergenza, che hanno bloccato trasporti e spedizioni ovunque» - sono stati «finalmente consegnati tutti i materiali e i dispositivi sanitari che grazie al vostro contributo abbiamo potuto acquistare e consegnare» all’ospedale “Dr. Ambrosoli Memorial Hospital” di Kalongo in Uganda. Una notizia che ci rende oltremodo felici, perché certi dell’aiuto concreto dato attraverso il sostegno all’iniziativa “Un aiuto per Kalongo”, volta a fronteggiare gli effetti della pandemia da Covid-19 e le quotidiane emergenze di un ospedale che fa già i conti con malaria, malnutrizione e assenza di vaccini. Come sempre, la generosità di tutto il popolo di Ac non è mancata; e di certo proseguirà, perché a Kalongo l’emergenza non è finita. A tutti va anche il grazie della Presidenza nazionale Ac, per quello che si è fatto e si farà.

La lettera inviata dalla Fondazione Ambrosoli
al presidente nazionale dell'Ac, Matteo Truffelli

Gentilissimo Matteo, La spero bene e le scrivo per aggiornarla sulla situazione Covid-19 a Kalongo e per dirvi che, nonostante le grandi difficoltà legate all’emergenza, che hanno bloccato trasporti e spedizioni ovunque in questi mesi, sono stati finalmente consegnati tutti i materiali e i dispositivi sanitari che grazie al vostro contributo abbiamo potuto acquistare e consegnare all’ospedale.
Questa importante fornitura consente ora allo staff medico di essere preparato e adeguatamente attrezzato per affrontare l’emergenza, e rassicura tutti noi nel nostro impegno verso l’ospedale e la scuola.
Concentratori di ossigeno, pulsossimetri, termometri infrarossi, mascherine chirurgiche, visiere e tessuto antibatterico, con cui i sarti dell’ospedale stanno già confezionando mascherine e camici per il personale, serviranno non solo a fronteggiare una possibile epidemia Covid-19 in ospedale e sul territorio di riferimento, ma anche e soprattutto altre quotidiane emergenze, più silenziose ma dagli effetti altrettanto gravi, come polmoniti e patologie infettive trasmissibili per via aerea.
Consentiranno così una migliore assistenza ai pazienti più fragili, offrendo a chi fino ad ora non l’aveva una possibilità di guarigione.
I concentratori di ossigeno potranno dare una speranza di vita ai piccoli nati prematuri con insufficienza respiratoria o ai bambini affetti da polmonite. I pulsossimetri garantiranno un attento e costante monitoraggio del livello di ossigenazione dei pazienti e di un intervento tempestivo in caso di criticità. I dispositivi di protezione per il personale permetteranno allo staff medico di prendersi cura dei pazienti affetti da malattie trasmissibili per via aerea come la tubercolosi.
In Uganda è ancora in vigore il lockdown e, nonostante i casi confermati al 10 luglio siano 1.006 e non ci sia nessun morto accertato ufficialmente, l’allerta rimane alta.
I numeri che l’ospedale sta registrando negli ultimi mesi non sono positivi e ci preoccupano molto. Perché, se in Italia quando il numero dei ricoveri ospedalieri si abbassa drasticamente significa che un maggior numero di persone è in buona salute, qui paradossalmente può essere il contrario.
Il lockdown sta impedendo ai bambini malati di malaria, malnutriti o in attesa di essere vaccinati, di raggiungere l’ospedale, le giovani donne in gravidanza stanno scegliendo di partorire a casa da sole, perché hanno paura di contrarre il virus in ospedale. Questa situazione di emergenza sta creando un’emergenza ancora più drammatica e concreta.
Lo dicono i numeri: a gennaio 2020 all’ospedale di Kalongo sono nati al sicuro 325 bambini mentre ad aprile sono stati solo 149. Sempre a gennaio, la pediatria ha accolto 374 bambini di età inferiore ai 5 anni, nel mese di aprile solo 137. In ospedale stanno arrivando i casi più critici, che giungono quando ormai è troppo tardi per intervenire. L’ospedale, per garantire le cure sanitarie di base ai più vulnerabili, ha intensificato le attività sul territorio (i vaccini ai nuovi nati, le visite prenatali e pediatriche, i test per HIV, le attività di counselling e di educazione igienico sanitaria per il Covid-19).
Supportare l’ospedale nella gestione della duplice emergenza richiede un impiego di forze e risorse per noi significativo, anche in considerazione dell’aumento dei prezzi dei farmaci e dei dispositivi sanitari, causati dall’emergenza Covid-19 e spesso reperibili solo all’estero.
A causa del blocco dei trasporti imposto dal lockdown, i lavori di ristrutturazione della nuova pediatria hanno registrato alcuni ritardi dovuti principalmente alla difficoltà nel recuperare i materiali, sia localmente sia dall’estero, a causa delle difficoltà logistiche a livello internazionale. Nonostante questo, non si sono arrestati e riusciremo a completare il progetto con ritardi comunque contenuti.
L’Africa è una terra di sfide che si rincorrono una dopo l’altra senza soluzione di continuità e che ci spingono con maggior tenacia a non arrenderci, sicuri di fare la cosa giusta.
Poter garantire continuità ai progetti in corso e a tutti i servizi medici offerti quotidianamente dall’ospedale per raggiungere il maggior numero di persone, specialmente quelle che ne hanno più bisogno, rimane la nostra priorità più grande e urgente.
Sapervi al nostro fianco ci dà molta forza e ci aiuta a proseguire.
Grazie di cuore.

Sosteniamo insieme Kalongo.Tutti possiamo dare una mano versando un contributo economico sul conto aperto presso Banca Etica (Iban IT90Y0501803200000016887333), intestato a Presidenza nazionale Azione Cattolica Italiana, specificando la causale “Ospedale Uganda”.