Le "virtù" di Lazzati, una rotta per l'impegno educativo

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a cura di Gianni Borsa - Riconosciute le virtù eroiche di Giuseppe Lazzati, un passo importante verso la beatificazione. I COMMENTI DAL MONDO CATTOLICO MILANESE

Lo stesso giorno in cui Papa Francesco indicava la strada della canonizzazione per due dei suoi predecessori, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, e riconosceva le “virtù eroiche” di Giuseppe Lazzati, presentava l’enciclica Lumen Fidei – scritta a quattro mani con Benedetto XVI – in cui appare una frase che mi ha rimandato subito, quello stesso 5 luglio, proprio al professor Lazzati: «La fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro – vi si legge –. Il credente non è arrogante, al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede».

Il professor Lazzati era un credente fermo nei principi, solido nella dottrina, rigorosissimo con se stesso; al contempo era un cristiano moderno (benché fosse nato all’inizio del ‘900), profondamente umile, sempre e costantemente aperto al dialogo, che è incontro e arricchimento. E mi trasmetteva l’immagine, carica di fiducia rassicurante, di una persona abbandonata a Dio, con le braccia aperte nella certezza quotidiana che fosse il Signore a venirci a cercare, ogni giorno, e ad abbracciarci con amore infinito. Da una fede così nasce una presenza cristiana nelle pieghe della storia, che parla di Dio all’umanità senza urlarne il messaggio; un cattolicesimo che si fa vera sequela del Risorto in quanto tenta la strada della testimonianza limpida, coraggiosa (anche quando c’è da pagarne un prezzo), carica di fiducia nel tempo e nel mondo. I quali, tempo e mondo – non va mai dimenticato –, sono essi stessi creazione del Padre buono.
Pensando al professor Lazzati emergono poi delle parole-chiave in grado di raccontarne taluni aspetti significativi dell’esistenza, pescando anche nel breve ma intenso periodo nel quale ho avuto la fortuna di frequentarlo tra l’Eremo di San Salvatore sopra Erba (la sua ultima “cattedra”) e la casa di Milano. Ero stato indirizzato a lui da un sacerdote amico, uno di quei preti che si preoccupano della “scelta vocazionale” dei giovani loro affidati. Infatti il primo termine che accosto alla figura del Rettore della Cattolica è “vocazione”, come ricerca consapevole nella fede, accompagnata dalla “guida celeste” e aiutata da bravi educatori. Lazzati, infatti, è stato un grande educatore anche perché sottolineava alle schiere di giovani che bussavano alla sua porta, o che incontrava negli ambienti dell’Azione cattolica, o all’Eremo San Salvatore, o durante gli innumerevoli incontri culturali e spirituali tenuti in tutta Italia, la necessità di un maturo percorso vocazionale, umano e cristiano, per orientare la strada che ciascuno avrebbe potuto intraprendere nella vita, dal matrimonio alla professione, dalla preparazione al sacerdozio alla via della consacrazione secolare.
L’orientamento vocazionale – tensione da alimentare e rinvigorire lungo tutto l’arco dell’esistenza – andava accostato, nell’insegnamento lazzatiano, a una spiritualità, a una preghiera e a una vita sacramentale esigenti e costanti, mai sbandierate, costruite con pazienza, quasi come un abito virtuoso, attorno alla persona di ciascuno, in base dunque a un rapporto a tu-per-tu con il Signore. La “visita eucaristica” e la recita quotidiana dell’Angelus erano due fra le sottolineature lazzatiane che più vividamente ricordo in tale direzione.
Questa fede cristiana, che il Professore trasmetteva con i tratti della maturità, dell’intelligenza, dell’obbedienza accompagnata dalla libertà, ben si comprendevano, e si comprendono, nella sua opera di rilettura dei “padri della Chiesa” (studiati e insegnati nell’attività di docente universitario) e del Concilio Vaticano II. L’approfondimento e la divulgazione del dettato conciliare – soprattutto nella linea della “teologia del laicato” – sono probabilmente i tratti caratterizzanti gli ultimi venti anni di vita di Lazzati, nei quali troviamo una mirabile rilettura della “cittadinanza paradossale” del cristiano attraverso la A Diogneto, e la progressiva edificazione di un aggiornato profilo del laico cristiano grazie alla declinazione della Lumen Gentium e dell’Apostolicam Actuositatem.
Il pensiero lazzatiano di questa fase del suo lungo servizio culturale ed educativo alla Chiesa e alle “realtà secolari” lo ritroviamo espresso nel trittico di libri dato alle stampe tra il 1984 e il 1986 (tutti pubblicati dalla casa editrice Ave dell’Azione cattolica italiana): La città dell’uomo; Laicità e impegno cristiano nelle realtà temporali; Per una nuova maturità del laicato. Testi che, pur segnati dal tempo, conservano la freschezza di un Vangelo traducibile nella vita delle donne e degli uomini del Terzo Millennio. Testi, dunque, da consigliare ai soci di Ac, e a tutti coloro che – laici, presbiteri e vescovi – provano ancora oggi a essere coerenti con il messaggio di Gesù.