Il racconto della due giorni Ac in Emilia-Romagna

Giovani, popolari e… appassionati

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di Paolo Seghedoni* - La presidenza nazionale di Azione Cattolica ha visitato l’Emilia-Romagna in due giorni molto intensi e molto ricchi di spunti, che hanno messo al centro una rinnovata vivacità associativa, senza tralasciare le sfide e le fatiche che l’Ac della regione che attraversa da ovest a est il Paese vive.
L’incontro si è svolto tra Nonantola e Modena proprio nei giorni di chiusura della festa dei motori, simbolo della città della Ghirlandina e l’inizio è stato subito a cento all’ora: all’Abbazia di Nonantola l’assistente centrale, il vescovo Gualtiero Sigismondi, ha incontrato i confratelli della regione. Erano presenti otto vescovi (in totale l’Ac nei due giorni ne ha incontrati nove su quindici) che hanno investito una intera mattina insieme agli assistenti diocesani per incontrare l’associazione. Un’apertura di credito molto significativa e altrettanto apprezzata dall’Ac. Mons. Sigismondi ha tratteggiato i rischi e le fatiche dell’associazione traendo spunto dalle sette chiese dell’Apocalisse (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea) e ha poi evidenziato anche alcuni atteggiamenti che i sacerdoti hanno nei confronti dell’Ac, mettendo in luce sia quelli positivi che quelli negativi. Il dibattito successivo è stato molto cordiale e altrettanto aperto: quasi tutti i vescovi sono intervenuti per sottolineare la necessità di mantenere un dialogo fecondo con l’associazione, in prima battuta attraverso il canale privilegiato con i rispettivi presidenti diocesani. Si è parlato di un’Ac capace di franchezza e coraggio, più attenta alla condivisione e alla missione, un’Ac che diventi in modo sempre maggiore strumento di comunione.

Nel pomeriggio è stata la volta dell’incontro con i presidenti parrocchiali e con i consiglieri diocesani. Oltre duecento persone da tutte le diocesi della regione (e alcuni matrimoni hanno inevitabilmente limitato la partecipazione come pure comunioni e cresime la domenica, ma il “rischio” di fare l’incontro in maggio era stato messo in conto), hanno partecipato alla tavola rotonda “Giovani & popolari” con il presidente nazionale Matteo Truffelli, con la psicologa forlivese Barbara Ghetti e con Gioele Anni, consigliere nazionale per il settore giovani e uditore al recente Sinodo. Proprio dal Sinodo si è partiti per analizzare i due termini e le difficoltà che presentano. «Essere popolari non significa necessariamente essere in tanti, ma essere popolo e sentirsi popolo – ha sottolineato il presidente Truffelli -. Dunque occorre anche assumere un linguaggio comprensibile a tutti e proporre esperienze che hanno a che fare con la vita delle persone. Il mandato a essere più popolari ce lo ha dato papa Francesco e il volto giovane della nostra associazione è proprio quello che la fa diventare popolare. Dobbiamo occuparci della vita di tutti». Portare la Chiesa nel mondo e il mondo nella Chiesa, questo è ciò che i giovani di Ac sono chiamati a fare. Il concetto di «bene possibile» è stato sviluppato da Barbara Ghetti: «Ci sono tanti giovani che sono distanti ma che ci guardano con attenzione. Non dobbiamo pensare a “fargli fare delle cose” o a “tappare dei buchi”, ma a proporre loro un’esperienza che genera». Gioele Anni ha ricordato il Sinodo: «È stato strano, ma bellissimo. Vedere vescovi che hanno pianto ricordando situazioni difficili dei giovani delle loro terre è stato molto toccante. Partecipare al Sinodo ha creato legami molto forti, che continuano, e ci ha dato modo di capire che non importa “chi siamo”, come dice il Papa nell’esortazione finale Christus vivit, ma “per chi siamo”».
I lavori sono proseguiti con la tecnica del world cafè, organizzato dai giovani e dal Msac (il Movimento studenti di Ac) e poi con i vespri, la cena (a base di gnocco e tigelle) e la festa serale con le canzoni dell’Acr a prendere la scena.

La domenica il consiglio regionale in dialogo con la presidenza nazionale che ha esplicitato i temi preparati con la delegazione regionale: oltre ai giovani, l’Ac nelle nuove forme organizzative (unità o zone pastorali), nuove forme di spiritualità laicale, l’attenzione alla politica, il focus sui movimenti d’ambiente (studenti e lavoratori). La messa, presieduta da mons. Erio Castellucci il vescovo di Modena, ha preceduto l’ampio dibattito. Dopo il pranzo (curato dall’associazione parrocchiale del Redentore e dalla parrocchia che ha dato una mano indispensabile, insieme all’associazione diocesana di Modena, per la riuscita della due giorni) i lavori per settori e i saluti. Fraterni e grati dopo due giorni così pieni di voglia di fare associazione.

*Delegato regionale Ac Emilia-Romagna