Giornata della Memoria: piccoli passi per non inciampare

Nelle strade delle nostre città troviamo spesso particolari piastrelle:le pietre d’inciampo, a ricordo delle persone deportate nei campi di sterminio nazisti. Queste costituiscono solo un segno tra i tanti che ci permettono di fare Memoria. Infatti,la nostra generazione è cresciuta con una forte attenzione verso la giornata di oggi, ereditata dai nostri genitori e dai nostri nonni. Le tante iniziative, libri e film che ci sono stati proposti hanno permesso di riflettere su questa tragica pagina di storia, talvolta per mezzo del racconto di storie personali drammatiche. La consapevolezza di questo passato, ormai radicata in noi studenti, può condurci all’errore di sottovalutare il significato di questa ricorrenza, come anche il concetto stesso di “Memoria”.

La conoscenza di fatti accaduti è, infatti, solo il primo passo nello studio della Storia: da questo punto di partenza è necessario che ciascuno di noi sappia interiorizzare e concedere un’interpretazione anche moderna degli avvenimenti passati. La Storia è più viva che mai; pertanto, se facciamo un passo oltre la conoscenza, possiamo realmente fare memoria. La memoria è attiva e richiede energia, ce lo dice anche la biologia. 

Costruire un ricordo, formare quindi memoria, richiede la costituzione di nuove connessioni neuronali che coinvolgono diverse aree cerebrali. Per questa ragione, è necessario rivivere sensazioni ed emozioni per sostenere la complessità di tale processo e consolidare le nuove reti appena formate. Il risultato è che il nostro cervello si rimodella continuamente ogni volta che formiamo memoria, si arricchisce e così si mantiene attivo.

In questo modo, allora, possiamo comprendere il valore della memoria nella società: ricordare la violenza occorsa ci permette, in un certo senso, di “evolverci” rispetto al passato. Ci porta a consolidare la trama di legami nelle nostre comunità e a riscoprire il valore dell’unità tra i popoli. Partendo da questa consapevolezza non possiamo che crescere come Società; tuttavia, è necessario che ciascuno di noi si riconosca pienamente nell’altro e lo accolga in quanto essere umano.

La Scuola è centrale in questo processo ed è il primo presidio di memoria per “prevenire e combattere, oggi e nel futuro, ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza”, come ha dichiarato oggi il Presidente Mattarella. Il ministro Bianchi, inoltre, ha ricordato che la Scuola ha una grande responsabilità nel processo di memoria, che “è il modo con cui noi ricerchiamo la nostra identità collettiva di popolo, di Paese, di Repubblica”.

Come studenti vogliamo impegnarci a rendere attiva e soprattutto concreta questa Memoria. Crediamo nell’inclusione e vogliamo anche impegnarci a costruirla nelle nostre scuole, perché sappiano guardare e ascoltare ognuno, camminando ciascuno con il proprio passo. Oggi, come studentesse e studenti, vogliamo domandarci “nella mia Scuola mi accorgo che c’è qualcuno che è escluso? C’è qualcuno che non riesce a far sentire la sua voce? Sono capace di accogliere il compagno di classe che è diverso da me?”. 

Soltanto lasciandoci coinvolgere da questi interrogativi faremo un piccolo esercizio di Memoria, consapevoli che questi piccoli passi sono necessari per non inciampare nuovamente

Autore articolo

Giovanni Boriotti

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