Gioco d’azzardo. Proposte contro una piaga nazionale

La campagna “Mettiamoci in gioco” torna a chiedere alla politica azioni concrete per ridurre le gravi conseguenze sociali ed economiche del gioco d’azzardo. La “dipendenza” fiscale dello Stato e i crescenti interessi mafiosi. L’impegno di Slot Mob

Sono dieci anni che l’Azione cattolica Italiana e gli altri promotori della campagna “Mettiamoci in gioco” lottano contro il gioco d’azzardo “legalizzato”, chiedendo alla politica di unirsi a loro contro il dilagare di macchinette e scommesse che avvelenano la vita di milioni di persone, favorendo l’impoverimento e l’indebitamento di singoli e famiglie, con conseguenze spesso drammatiche, e risultando tra gli ambiti più redditizi per le mafie.

Quattro proposte per la politica

Anche durante l’ultima campagna elettorale non è mancato un Appello ai candidati: «Impegnatevi con noi contro i rischi del gioco d’azzardo», hanno scritto i promotori di “Mettiamoci in gioco”. Quattro i punti proposti per ridurre le gravi conseguenze sociali ed economiche del gioco d’azzardo, adesso all’attenzione del nuovo Parlamento e della maggioranza di Governo:

1. l’approvazione di una legge di riordino complessivo del settore del gioco d’azzardo – con particolare attenzione per il gioco online, in forte crescita dall’inizio della pandemia. Una normativa che va definita, di concerto, dal ministero della Salute, ministero del Lavoro e delle politiche sociali e ministero dell’Economia, e che preveda la riduzione dell’offerta del gioco d’azzardo;
2. la salvaguardia della possibilità, per Regioni ed Enti locali, di intervenire con normative e regolamenti sull’offerta del gioco nel proprio territorio;
3. l’obbligo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli a fornire pubblicamente e periodicamente i dati sul settore, necessari sia per intervenire sull’offerta sia per valutare l’efficacia dei provvedimenti promossi dagli Enti locali. A questi ultimi l’Agenzia dovrebbe fornire sempre, e tempestivamente, i dati richiesti;
4. l’attenzione al tema delle dipendenze e, nello specifico, della dipendenza dal gioco d’azzardo nella ridefinizione del sistema sanitario e sociosanitario, in un’ottica di medicina di prossimità e di assistenza territoriale, come previsto nel Pnrr.

L’Italia è il primo Paese in Europa per gioco d’azzardo

L’Italia è il primo Paese in Europa per offerta di gioco e quello in cui si spende di più in azzardo (per una breve storia del gioco d’azzardo). Secondo i dati forniti dal Libro Blu 2020 dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) la raccolta (cioè l’ammontare delle puntate effettuate dai giocatori) è passata dai 47,5 miliardi del 2008 ai 110,5 del 2019 (il dato considera ovviamente solo il gioco legale, viene quindi tralasciato il sommerso), con una flessione a 88,4 miliardi a causa dello stato di emergenza sanitaria da Covid-19 e delle relative restrizioni commerciali. A fronte di una spesa totale di 88,4 miliardi di euro, le vincite redistribuite sono state pari a 75,4 miliardi nel 2020, i giocatori italiani hanno quindi perso circa 13 miliardi di euro. Le perdite del 2020 hanno portato nelle casse dello Stato 7,24 miliardi di euro, mentre la parte residua fa riferimento al fatturato ripartito fra i fornitori del settore.

Un giro d’affari con cifre sbalorditive – dunque – che raccoglie i propri interessi sotto la Federazione Sistema Gioco Italia (SGI), l’insieme delle imprese e associazioni che operano nel settore del gioco d’azzardo affiliate a Confindustria. Fra gli associati sono presenti: ACMI (Associazione Nazionale Costruttori Macchine Intrattenimento), Assotrattenimento, Federbingo, Federippodromi, Codere Network, Netwin Italia e Sisal Entertainment, questi ultimi tre tutti concessionari di Stato della rete telematica per il gioco.

Le conseguenze del gioco d’azzardo: i costi sociali e la ludopatia

Come noto ormai da tempo, il gioco d’azzardo può causare dipendenza, denominata ludopatia, con effetti nefasti per le persone che ne soffrono e per i loro familiari. Purtroppo, non si hanno numeri certi sui costi che questa dipendenza comporta, ma disponiamo soltanto di alcune stime. Ogni giocatore si ritiene costi allo Stato più di 100 euro al mese, ma i costi sono molto più elevati rispetto a quelli che conosciamo, perché da un lato ci sono i costi sanitari, che appunto ogni regione è costretta a sostenere, ma dall’altro tutta una serie di costi sociali (come i reati connessi al gioco o i problemi nelle interazioni sociali) ed economici che derivano da questa condizione.

Secondo uno studio sul gioco d’azzardo, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2018, sono almeno 18 milioni gli italiani che hanno giocato d’azzardo nel 2017. In base all’indagine i giocatori problematici sarebbero più di un milione e mezzo, altrettanti invece presenterebbero rischi moderati di gioco patologico.
Dati ancor più preoccupanti riguardano i giovani: circa 700 mila studenti fra i 14 e i 17 anni hanno giocato d’azzardo, ma anche gli anziani fanno la loro parte: sono 3 milioni gli over 65 che giocano abitualmente, soprattutto con le lotterie istantanee, 60 mila dei quali manifestano problemi patologici.

La “dipendenza” fiscale dello stato biscazziere

Osservando tutti i lati negativi appare incredibile come lo Stato possa ancora favorire e a tratti incentivare il gioco, tuttavia l’evidenza mostra come anche l’amministrazione finanziaria pubblica sia soggetta ad una “dipendenzadi natura fiscale, riproducendo lo stesso paradosso che si verifica con il tabagismo.

Questa “dipendenza” si esprime attraverso la ricerca compulsiva di nuove entrate fiscali capaci di far fronte alle spese amministrative e di welfare. Tuttavia, questi “facili introiti” nascondono una scarsa lungimiranza e una miopia delle nostre istituzioni, che si concentrano su obiettivi di breve termine trascurando i numerosi vantaggi di lungo periodo, i quali supererebbero abbondantemente il minore gettito.

Come abbiamo visto il gioco d’azzardo è diventato un comparto economico che movimenta enormi quantità di denaro, in cui operano migliaia di imprese e lavoratori, ma le sue criticità impongono un’inversione di tendenza.
Nessuno chiede di abolire istantaneamente il settore, consegnando un Paese in “overdose da azzardo” nelle mani della criminalità organizzata, ma non si può più rimandare un suo effettivo ridimensionamento. La modesta riduzione dell’offerta e il divieto sulla pubblicità attuati negli scorsi anni non rappresentano misure sufficienti, serve un cambiamento di mentalità, un approccio culturale diverso.

Gli interessi mafiosi nel settore dell’azzardo

L’interesse delle mafie verso il controllo e la gestione del mondo dei giochi d’azzardo non è mai stata una notizia. L’attenzione crescente dei clan verso il settore del gambling è, infatti, iniziata più di un secolo fa. Già nei rapporti di polizia dell’Ottocento c’è traccia della gestione del lotto clandestino e del gioco d’azzardo da parte della Camorra, prima su tutte ad aver intuito i grandi affari che si potevano generare da questo redditizio comparto.

Ma se una volta le mafie si limitavano a gestire le bische clandestine e le scommesse illegali, le attività investigative di questi ultimi vent’anni restituiscono, in maniera evidente, la permeabilità degli interessi criminali nel settore legale dei giochi e delle scommesse. A tal punto che la Direzione investigativa antimafia (DIA), nelle sue periodiche relazioni al Parlamento, dedica un intero capitolo al rapporto “Mafia e giochi”. Ciò che emerge è che in alcune aree del nostro Paese, per esempio nel territorio calabrese, non sia possibile accedere al mercato dei giochi e delle scommesse senza il preventivo accordo con i sodalizi criminali che ne detengono il controllo.

Tutte le consorterie mafiose, dalla ’ndrangheta alla camorra, da cosa nostra alla sacra corona unita, sono interessate al business dell’azzardo. Numerose indagini di questi ultimi anni – solo per citarne alcune operazione “Scommessa”, operazione “Galassia, operazione “Gaming offline” – hanno dimostrato come le mafie collaborano tra loro per mettere in piedi sistemi di gioco legale e illegale, creando delle vere e proprie consorterie criminali, che consentono di raggiungere una capillare infiltrazione nell’intero settore, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale e contribuendo in maniera determinante a rendere difficoltosa l’attività di controllo da parte degli organi istituzionali preposti, favorendo così anche il reimpiego di capitali illeciti, cioè il riciclaggio. Esiste, inoltre, un nesso molto stretto tra gioco d’azzardo e usura.

L’impegno di Slot Mob

Il futuro dell’Italia dipende anche dalla capacità di affrontare seriamente una piaga nazionale qual è il gioco d’azzardo. Le istituzioni pubbliche devono dare risposte certe e non offrire silenzi complici. Ma ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte. È quello che fa Slot Mob, un pezzo della società civile che da tempo si sta ribellando chiedendo un cambio radicale nella gestione del gioco d’azzardo. Tra le iniziative: Slot Mob vuole riconoscere e segnalare tutti quei bar e locali che hanno scelto di non stare più a questo gioco e di togliere le slotmachine, organizzando momenti di sensibilizzazione con i cittadini del quartiere che culminano con una colazione o un aperitivo nel locale segnalato. Se tutti insieme sosteniamo gli esercizi commerciali che portano avanti questa scelta rinunciando a una parte importante di incassi diamo una grande mano al cambiamento in positivo del nostro quartiere.

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Redazione