Gaudium et spes per questo nostro tempo

Sono qui, sono giovani laici cattolici, volti di una Chiesa bella e profetica. Una Chiesa incarnata nella storia e attenta alla difesa dei valori fondamentali, come la dignità della persona o l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Una Chiesa giovane che sa vedere il mondo con gli occhi dei poveri. La “Chiesa del grembiule” di don Tonino Bello. “Segni” essi stessi per questo nostro tempo.

Sono qui, sono in tanti, sono giovani, sono arrivati da ogni angolo d’Italia, da ogni Chiesa locale per il loro Incontro nazionale e per essere loro stessi un segno di speranza per il nostro tempo.
Sono qui a Sessant’anni dal Concilio Vaticano II e dalla sua costituzione pastorale Gaudium et spes, per ripartire dalle sue parole, che sono ad un tempo profezia e programma, poiché: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.

Testimoni dell’amore di Dio

Si confronteranno in queste giornate romane sull’essere Chiesa nei confronti del mondo, a partire dalle sue cellule vitali, le parrocchie, e sui problemi degli uomini di oggi, in particolare dei giovani come loro, che la vita mette sulla strada di ciascuno; in un incontro continuo con l’Altro, con i problemi degli uomini di oggi, che ha bisogno per ogni cristiano di essere e farsi occasione di testimonianza dell’amore di Dio per gli uomini.  Con la volontà di essere protagonisti, segni vivi, nelle vicende del Paese e della società, dove c’è bisogno che i cattolici siano meno afoni, più significanti e più incisivi nella costruzione della “città terrena”.

In un tempo segnato da una grave crisi economica ed etica

Sono qui per farsi carico della responsabilità e dell’impegno che comporta l’essere cittadini d’Europa e d’Italia. Una comunità e un Paese. Soprattutto quest’ultimo, oggi alle prese con una grave crisi economica, che colpisce duramente le famiglie e i giovani che sono senza un lavoro e un futuro.
Ma ancor di più alle prese con una crisi etica. Basta girare lo sguardo intorno a noi per riscontrare l’assenza di valori quali l’onestà e il rispetto della legalità, il latrocinio e il furto a danno delle risorse pubbliche.
La stessa locuzione “bene comune” trova sempre meno spazio nei discorsi della politica ma anche nel nostro parlare corrente. A vantaggio di una società sempre più egoista e individualista. Dove ognuno è legge a sé stesso ed è bene solo quello che mi avvantaggia e mi conviene. In una società dove quel che conta è apparire, fare soldi, avere successo, non importa come, anche vendendo la propria dignità.

Per dire No e ancora No alla guerra

Sono qui per dire No e ancora No a una guerra infame, crudele e ingiustificabile. Come sono tutte le guerre di conquista. Dove c’è un aggredito e un aggressore. Una distinzione che non deve mai essere ignorata o peggio ancora celata.
Eppure una guerra, una pazzia degli uomini, che va fermata ad ogni costo. Questi giovani e con essi l’Azione cattolica tutta chiedono che tacciano le armi e parlino le diplomazie del mondo intero. Che ogni istituzione e ogni uomo e dona di buona volontà si facciano costruttori di pace, ponti di speranza tra gli eserciti in campo. Che la follia nucleare che minaccia l’umanità intera sia scongiurata, adesso, prima che sia troppo tardi.

Per essere “Chiesa del grembiule”, laicato che sa “cosa credere o non credere”

Sono qui, giovani laici cattolici, volti di una Chiesa bella e profetica, una Chiesa incarnata nella storia e attenta alla difesa dei valori fondamentali, come la dignità della persona o l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Una Chiesa che sa vedere il mondo con gli occhi dei poveri. La “Chiesa del grembiule”, come diceva don Tonino Bello.
Una Chiesa che sa inginocchiarsi e mettersi a servizio dei poveri e dell’umanità sofferente. Una Chiesa che sa essere contemporaneamente – come amava dire il giovane Carlo Carretto -quella realtà umana e mistica “che vive in ciascuno di noi, e sa essere contemporaneamente nel deserto della preghiera e nel deserto dell’impegno nella città”.
Una Chiesa abitata da un laicato che il beato Henry Newman sognava: “non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere”. Un laicato che è Segno e sa lasciare Segni nel lungo cammino dell’umanità.

Autore articolo

Antonio Martino