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La Chiesa di Roma 50 anni dopo il convegno del 1974 “sui mali di Roma”

Fra vangelo e umano

L’anniversario dell’evento/convegno passato alla storia come “sui mali di Roma”, ma che in realtà intendeva riflettere sulla responsabilità dei credenti nei confronti delle attese di carità e giustizia della diocesi del Papa, sta costituendo un pre-testo, onde poter avviare un processo di ascolto, dialogo e confronto su tematiche particolarmente significative e che, insieme a motivi di preoccupazione per le loro criticità, possono offrire anche motivi di speranza.
Dopo un momento introduttivo, celebrato in vicariato il 19 febbraio scorso, che ha visto come protagonisti Andrea Riccardi, Giuseppe De Rita, Luigina Di Liegro e Giustino Trincia, si intraprenderà un cammino, a scadenza mensile, con assemblee in diverse zone periferiche della città e in luoghi significativi intorno alle tematiche della scuola, della sanità, della casa e del lavoro. Il tutto si concluderà in autunno con un momento sintetico a carattere culturale, nella basilica di San Giovanni in Laterano, dove si sono svolte riunioni di carattere generale del convegno di mezzo secolo or sono.
In tal modo si intende attuare quanto papa Francesco in più occasioni ha sottolineato: piuttosto che celebrare eventi e occupare spazi, bisogna attivare processi.

Una Chiesa che sa immergersi nei processi della città

A tal proposito, dall’incontro del 19 febbraio è emersa la necessità per la Chiesa di Roma di immergersi nei processi in cui è coinvolta la città nelle sue diverse componenti, piuttosto che farsi interlocutrice di istituzioni socio-politiche, capaci di promettere, ma molto raramente di mantenere, propositi di soluzione delle problematiche.
Le iniziative sono pensate e coordinate in un tavolo di lavoro, che vede partecipi la Caritas romana, la fondazione don Luigi Di Liegro, la comunità di S. Egidio e i diversi servizi pastorali del vicariato che si occupano delle singole tematiche da affrontare. L’intenzione è quella di proporre il coinvolgimento dell’intera comunità diocesana in un cammino certamente arduo, ma anche decisamente ricco di fascino, in modo che non siano le singole realtà ad accaparrarsi le iniziative, ma si attui fra loro un’autentica sinergia, nello spirito della sinodalità.

Il carattere di “Chiesa locale” della diocesi di Roma

Come ho avuto modo di sottolineare in diverse occasioni, e in particolare nella conferenza stampa che ha preceduto il primo evento e in una lettura teologica proposta sulla rivista on line “Settimana news” (https://www.settimananews.it/chiesa/cinquantanni-dal-convegno-sui-mali-di-roma/), il carattere di “Chiesa locale” della diocesi di Roma, che rischia di diluirsi nei meandri dell’universalismo, emerge con chiarezza (e forse per questo è risultato a molti presbiteri e vescovi ostico) nella riforma che è stata avviata con la costituzione apostolica In ecclesiarum communione, promulgata il 6 gennaio 2023 e che con notevole fatica si sta cercando di attuare.
Le obiezioni, prevalentemente di carattere giuridico, avanzate nei confronti delle scelte che questo documento propone, svaniscono di fronte alle istanze innovative, che si possono scorgere nel testo e in particolare riguardo al ruolo dei vescovi (vicegerente ed ausiliari), cui viene riconosciuta per il territorio cui sono preposti (e per il vicegerente per l’intera diocesi) potestà di giurisdizione. Si tratta di un notevole passo avanti anche rispetto agli esiti di febbraio ’74. In questo senso il cammino intrapreso nell’attuazione della riforma e queste iniziative potranno, e direi dovranno, risultare paradigmatici per l’intera comunità ecclesiale a livello mondiale e nazionale.

Esempio di Partecipazione e sinodalità

Questa opzione fondamentale esige la comunione fra i vescovi, che dovrebbe esprimersi nel consiglio episcopale e richiama la sinodalità. Questa attitudine il convegno di cinquant’anni fa l’ha vissuta pienamente, vedendo tra gli altri la partecipazione attiva di personaggi quali Luciano Tavazza, Pietro Scoppola, l’abate Franzoni, don Roberto Sardelli, Vittorio Bachelet ecc. La grande libertà e onestà intellettuale che si è espressa in quella occasione è stata motivo di diffidenza sia da parte delle forze politiche che all’epoca governavano la città, sia da parte della Segreteria di Stato, la cui figura determinante era il sostituto Giovanni Benelli.

I mali di ieri e di oggi da contrastare con spirito profetico

La determinazione del cardinale Ugo Poletti, che si avvaleva della collaborazione di don Luigi Di Liegro e padre Clemente Riva, con il sostegno di Paolo VI, ha consentito non solo la celebrazione di un evento, ma l’assunzione di uno stile di dialogo, discussione, ascolto, successivamente presto dimenticato o archiviato.
Nella famosa opera Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa il beato Antonio Rosmini indicava, fra l’altro, nella separazione del clero dal popolo (prima piaga) e nella divisione dei vescovi fra loro (la piaga letale del costato) due profonde criticità o “mali” della comunità credente che dobbiamo ahinoi riscontrare particolarmente attuali e che richiedono impegno di riflessione e di azione onde non rassegnarsi a quella che più volte nell’incontro del 19 febbraio è stata denominata la “cultura del declino”, che siamo chiamati a contrastare con rinnovato entusiasmo e spirito profetico.

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