Verso la presentazione del Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”/1

Formazione “virtuale”?

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di Vincenzo La Carrubba e Luca Micelli* - Manca poco meno di un mese alla presentazione ufficiale (online il 5 dicembre) della nuova edizione del Progetto Formativo Perché sia formato Cristo in voi e i motivi di una novità così importante sono molti. In particolare in un tempo di rapidi cambiamenti come quello che attraversiamo, come Associazione non potevamo (e non desideriamo affatto) far finta di nulla. Un testo pensato e scritto alcuni anni fa aveva indubbiamente bisogno di una rinfrescata. Come papa Francesco ha ricordato più volte, non ci troviamo tanto in un’epoca di cambiamenti, quanto in un cambiamento d’epoca, segnato da vari avvenimenti, e da qualche mese ormai turbato e de-strutturato da un virus. In maniera globale stiamo facendo esperienza di fragilità, di dolore, di impotenza rispetto alla corsa della pandemia e ci troviamo immersi in tanta sofferenza di gente a noi vicina e lontana.

In questo contesto, nonostante tutto ciò, ci siamo resi conto di come davvero “la realtà superi l’idea” in molti ambiti della vita. Sono state scardinate le nostre sicurezze che ritenevamo talmente solide da costruirci un’intera vita personale, familiare, associativa. Allo stesso tempo, il momento che attraversiamo ha offerto uno slancio nuovo in cui poter ripensare e reinventare le nostre abitudini e le nostre strutture. Così, abbiamo assistito ad un nuovo modo di impostare la quotidianità di singoli e gruppi. In particolar modo, soprattutto durante i mesi del lockdown generalizzato abbiamo potuto scorgere e ammirare le decine di esperienze associative realizzate in molte parti d’Italia da tante associazioni parrocchiali e diocesane di Ac. Abbiamo sperimentato quanto siano importanti le relazioni che nascono e si arricchiscono attraverso il fare Associazione; ci siamo accorti di quanto ci sia mancata la dimensione comunitaria e di quanta voglia si aveva di fare gruppo, di creare occasioni di confronto, di interrogarsi insieme sul tempo attuale e cercare insieme delle risposte. In sostanza ci siamo accorti di quanto sia importante per ciascuno di noi una formazione di qualità.
In questa cornice abbiamo dovuto reinventare modi, tempi, strumenti per fare gruppo.
Proviamo, quindi, a tratteggiare alcuni elementi che possono caratterizzare una formazione “alta” in un tempo che mette a dura prova le relazioni interpersonali.

In primo luogo, occorre ricordarci che la formazione è un processo complesso, nel quale ogni persona “prende continuamente forma” mettendo in gioco tutto se stesso e ri-collocando in modo nuovo, di volta in volta, tutte le esperienze vissute in una cornice che va mutando di giorno in giorno - anche in modo fin troppo rapido, come nel caos di eventi della pandemia in corso.
In questo contesto, l’idea della formazione “dinamica” - che abbiamo sempre tentato di articolare in Ac - come processo che si gioca nella relazione e che non consiste solo nella trasmissione delle conoscenze, è oltremodo prezioso: la formazione, oggi come ieri, non può prescindere dalle condizioni specifiche in cui si vive, sebbene non si lasci appiattire sull’oggi ma sia sempre capace di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, indicando cieli nuovi e terre nuove. E tenta di farlo, appunto, lasciando parlare il vissuto delle persone, mantenendo quella rete di legami e quel “patto generazionale” che è il patrimonio più straordinario della nostra Associazione.
Questo è lo spirito con cui, a livello parrocchiale e diocesano si è fatto di tutto per “mantenere in vita” quella che potremmo chiamare la “comunità educante” che è la nostra Ac, creando occasioni di incontro sulle piattaforme online per i gruppi e per le associazioni parrocchiali, attivando le energie comunitarie per andare incontro alle esigenze delle famiglie più colpite (economicamente e psicologicamente) dal flagello del virus. Come si può ben capire, non si è trattato del mero tentativo di “trasferire online” le attività che si facevano in presenza, ma di usare la creatività per continuare a dare linfa all’esperienza comunitaria, all’elaborazione comune, all’afflato spirituale che ci unisce.
Ecco perché, in giro per l’Italia, si sono privilegiate esperienze per piccoli gruppi in presenza (laddove possibile) e l’uso di strumenti di comunicazione “tra pari” (ZOOM, TEAMS, MEET) accompagnate, in maniera più dilazionata nel tempo da Webinar (principalmente sulle pagine Facebook o su canali Youtube), in cui la comunicazione è essenzialmente unidirezionale (volendo semplificare al massimo: ad un Webinar si ascolta ma non si può interagire alla pari).

In secondo luogo, la difficoltà a mantenere una relazione in presenza nei vari contesti della nostra vita ha messo in evidenza il ruolo positivo che possono giocare i social media, dei quali - in un passato anche recente - si dava generalmente una connotazione più negativa che positiva, ritenendo che essi costituissero una sorta di “bolla virtuale” che tendeva a sostituirsi alla “vita reale”. Nel momento in cui siamo stati privati di una parte essenziale del nostro vivere, cioè la possibilità di avere e gestire i “contatti”, ecco che la distinzione fra il piano “reale” e “virtuale” è divenuta meno netta, più sfumata e i social network - in particolare - si sono rivelati “luoghi” in cui è possibile condividere di sé, intavolare discussioni, interagire in modo costruttivo… insomma, come ci dirà il Progetto Formativo aggiornato «la tecnologia diffusa e miniaturizzata non viene più percepita come un ambito con il quale rapportarsi. Essa si è talmente integrata e naturalizzata con le vite degli uomini da risultare invisibile, quasi “vaporizzata”. Inoltre, la comunicazione ha superato lo schema classico che la vedeva procedere da una sorgente verso una platea vasta, per divenire ora orizzontale e verticale insieme, in un contesto dove il fruitore si trasforma in produttore-consumatore. Risulta fuorviante valutare le relazioni mediate dai nuovi sistemi informatici come “virtuali”. Sono piuttosto “reali”, una estensione delle relazioni fisiche e dirette, una realtà aumentata con la quale fare i conti».
Questa è la sfida straordinaria che ci attende: dare il sapore della “vita reale” ad ogni contesto relazionale in ambito associativo (e non solo!), per farlo diventare “luogo formativo”.

*Responsabili del Laboratorio Nazionale della Formazione

VIDEO. Il presidente dell’Azione cattolica italiana, Matteo Truffelli, presenta la nuova edizione del Progetto formativo