Fiaschi: “L’inclusione è per tutti”; mons. Manetti: “Il coraggio della croce”

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“Nessuno dice che non dobbiamo essere inclusivi, ma si sente dire troppo spesso chi deve stare dentro e fuori. L’inclusione vera non implica questo tipo di scelte”. Ha sostenerlo è Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore, nel suo intervento al Convegno delle presidenze diocesane di Ac. Nel contesto storico attuale, la Fiaschi ha richiamato l’importanza di essere comunità.
“Una comunità – ha spiegato – che si costruisce ogni volta che riusciamo a mettere le persone in condizione di esercitare il dono che hanno ricevuto. La fraternità in questo senso è il lubrificante delle relazioni sociali e se questa viene a mancare la comunità cessa di esistere”.
Per questo, “non si deve cedere alla paura. Una paura che nasce dalla diffidenza e dalla mancanza di connessione tra generazioni. Le differenze stanno diventando progressivamente diseguaglianze e non un dono da esercitare per arricchirsi”. Affinché ciò non accada, ha concluso la portavoce del Forum del Terzo Settore, è necessario “pensarsi come un mondo dentro a un territorio con radici”.

“Il primo nome dei cristiani è fratelli e l’unità della Chiesa è una condizione imprescindibile per decidere cosa fare ora nella storia”. Lo ha detto mons. Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Chianciano, nell’omelia della Messa celebrata in apertura della seconda giornata del convegno Ac. “La Chiesa – ha spiegato mons. Manetti – cresce affrontando prove, necessarie al suo sviluppo, e spesso caratterizzate da difficoltà. Una di queste è riconoscere che ogni bene viene da Dio. Pertanto, non si deve restare attaccati alle opere già compiute, ma piuttosto attaccarsi a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente di ogni bene”.
Per il vescovo di Montepulciano, il “carisma che ha caratterizzato l’Azione cattolica nel corso della sua lunga storia è aver mantenuto intatto il senso puro di cosa sia la Chiesa e aver continuato a ragionare in modo ecclesiale”. In questo senso, ha concluso mons. Manetti, “quando camminiamo senza croce non siamo discepoli del Signore. Nella realtà confusa si deve porre il primato di Dio e avere il coraggio di camminare con la croce”.